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VACCINO SI VACCINO NO

Viviamo una situazione atipica.

Da una parte siamo ormai insofferenti alle misure restrittive imposte per tenere sotto controllo i numeri della pandemia, dall’altro, una parte consistente di italiani è scettica sulla vaccinazione, non solo per la reale efficacia ma anche  per  i possibili effetti collaterali sulla persona.

Va detto subito che la libertà di cura è garantita dalla Costituzione all’articolo 32, “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

 

Nessuno potrà quindi  imporre alcun obbligo vaccinale  se non il Parlamento con un’apposita legge e solo per categorie ed ambiti opportunamente delimitati, nonché su basi strettamente scientifiche.

 

 La Corte Costituzionale ha già avuto modo di affermare (sentenza n. 307/1990) che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con il dettato costituzionale se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute della collettività, sempre che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili.

 

In sostanza, ciò che va verificato nel concreto è se l’imposizione di un trattamento sanitario sia necessario alla preservazione dello stato di salute della collettività e se comunque questo trattamento non possa violare il rispetto della persona umana causando degli effetti avversi gravi e/o duraturi.

 

Gli argomenti a sostegno dell’obbligatorietà delle vaccinazioni si basano sull’idea che tramite l’innalzamento delle soglie di copertura si possa raggiungere una protezione non solo dell’individuo ma della collettività (cosiddetto “effetto gregge”), ma  la stessa AIFA scrive che i vaccinati dovranno continuare comunque a mantenere tutte le altre misure di prevenzione ben note.

 

Chi parla quindi di introdurre l’obbligo vaccinale come se si trattasse di una cosa scontata , prende in giro tutti.

 

Mancando ad oggi i presupposti costituzionali dell’obbligatorietà c’è da chiedersi se un eventuale obbligo vaccinale servirebbe veramente ad aumentare le coperture; asset necessario il rapporto tra “benefici” in termini di aumento di coperture e “rischi” in termine di conflitti sociali, oltre che di effetti avversi previsti e prevedibili.

Nel 1996 la Corte costituzionale giustificò la scelta del vaccino obbligatorio contro la poliomelite parlando di “scelte tragiche del diritto” perché la salvezza di molti (interesse pubblico) prevaleva sull’eventuale sacrificio individuale, rispondendo così alle obiezioni sui rari casi di effetti avversi provocati dal vaccino.

Ma calcoli a parte, oggi i piani europei di incremento dell’offerta vaccinale non utilizzano l’obbligo ma l’informazione e la persuasione, stesso metodo che in Italia viene usato per tutte le altre vaccinazioni degli adulti.

 

E’ necessario avviare una più puntuale comunicazione volta ad inquadrare la vaccinazione nell’ambito di un più ampio processo di prevenzione. La convivenza con il Covid 19 sarà ancora lunga pertanto è necessario da un lato credere nella scienza ma anche fare attenzione a non dimenticare di rispettare le regole di prevenzione di base, destinate a divenire abitudini chiave anche nei mesi a venire.

 

Alla base di tutta la problematica si registra purtroppo una generale sfiducia nei confronti della scienza.

 

Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Laura Garofalo,  giovane medico impegnata in prima linea al pre-triage del Pronto Soccorso dell’Ospedale Ingrassia di Palermo, che si è sottoposta alla prima fase del vaccino anti-Covid-19,  la sua opinione da operatore sanitario e da cittadina: “Oggi l’unica via di fuga da questa pandemia mondiale è rappresentata dalla profilassi vaccinale . Le vaccinazioni non solo proteggono noi stessi, ma anche le persone che non possono essere vaccinate perché non ancora in età raccomandata (i bambini al di sotto  di 14anni) oppure persone allergiche.

Se la percentuale di individui vaccinati all’interno di una popolazione è elevata si riduce la possibilità che le persone non vaccinate entrino in contatto con il virus e, di conseguenza, si riduce la trasmissione dell’agente infettivo”.

Continua la Dott.ssa Garofalo “Vaccinarsi, come dice il Papa, è un dovere etico e morale verso noi stessi e la comunità tutta. Vaccinarsi è infatti sia un atto individuale sia una questione di salute pubblica. Io ogni giorno vivo in trincea e metto il bene comune al primo posto, nella scala dei miei valori. Ed è ora di far capire che tutti noi siamo chiamati a fare la nostra parte, per ridurre gli ingenti costi in termini di vite umane e di spese sanitarie e sociali che gravano sull’intera collettività”.

 

Tra le soluzioni al problema dell’obbligatorietà c’è anche quella di un “patentino di immunità”che se da una parte attesterebbe il fatto che la persona si è sottoposta al vaccino, dall’altra consentirebbe a chi lo possiede di frequentare palestre, teatri, cinema o anche viaggiare. Una misura che aggirerebbe l’ostacolo della obbligatorietà rendendola di fatto obbligatoria per chi vuole tornare a vivere a pieno la sua esistenza.

 

Benissimo quindi se la gente è invitata a vaccinarsi, con argomenti legittimi,  garantendo un adeguato monitoraggio, attenzione però ad interventi politici  “di ricatto” nei confronti delle persone portatrici di comprensibili esitazioni.

 

Alla fine ciò che può fare la differenza è il discernimento personale, con l’auspicio che  porti   volontariamente a vaccinarsi, avendo presente, come dichiara la Dott.ssa Garofalo, che “Solo uniti si vince”.

 

 

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