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Rivive il MAC, Museo d’arte Contemporanea con la presenza di Musumeci e Samonà

Rinasce il MAC, Museo d’arte Contemporanea

“Ludovico Corrao” a Gibellina (TP)

 

Completato il riallestimento, dopo sei anni di chiusura:

riapre il MAC, il Museo d’arte Contemporanea di Gibellina

Circa 2000 opere degli artisti, scultori, fotografi che accorsero nel Belìce distrutto dal terremoto, per ricostruire la cittadina nel segno dell’arte, coinvolti dall’allora sindaco Ludovico Corrao

a cui è intitolato il museo che vanta la collezione più ampia del Sud Italia.

In soli due anni restaurate dodici opere d’arte disseminate per la cittadina

 

Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Beniamino Joppolo, Antonio Corpora,

Carla Accardi, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Achille Perilli, Tano Festa, Toti Scialoja, Franco Angeli, Giulio Turcato, Mimmo Rotella,  Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Turi Simeti, Mimmo Jodice, Renata Boero, Christo, Pino Pinelli, Emilio Isgrò, Luca Patella, Marco Nereo Rotelli, Nino Mustica, Claudio Verna.

E l’intero “Ciclo della natura” di Mario Schifano

 

Nei primi giorni di marzo del 1980 un collezionista saccense incontrò il sindaco – esteta e ne restò affascinato, tanto da dirottare su Gibellina, che da poco più di dieci anni tentava di rimettersi in piedi, la sua enorme collezione di grafica. Il collezionista era Nino Soldano, il sindaco Ludovico Corrao: nasceva così la prima cellula del Museo d’arte contemporanea di Gibellina, sotto il tratto di Enrico Baj, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Mimmo Rotella, Mario Schifano, per citarne solo alcuni. Non esisteva una sede, non c’erano spazi, le 83 opere della collezione Soldano furono momentaneamente conservate nei locali della scuola elementare e da lì trasferite, un anno dopo, in un’ala dell’Istituto Comprensivo Papa Giovanni XXIII. A distanza di trent’anni, e più, di vicende diverse, dopo l’ultima chiusura per ristrutturazione con fondi comunitari durata sei anni, il Museo viene riconsegnato alla comunità. Ieri (mercoledì 21 luglio), il MAC, il Museo d’arte contemporanea “Ludovico Corrao” di Gibellina è stato inaugurato alla presenza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, dell’assessore regionale ai Beni Culturali Alberto Samonà, del direttore generale alla Creatività contemporanea del Ministero della Cultura, Onofrio Cutaia; del vescovo di Mazara del Vallo,  Domenico Mogavero, della figlia del senatore Ludovico Corrao, Francesca Corrao, dell’architetto Mario Cucinella, incaricato del progetto di valorizzazione del Cretto di Burri. Dal sindaco di Gibellina Salvatore Sutera e dall’assessore alla Cultura Tanino Bonifacio – artefici della riapertura – è giunto l’appello ad una legge speciale a tutela e valorizzazione dell’inestimabile patrimonio di Gibellina.

 

L’attore Alessandro Preziosi ha letto frammenti de “La notte di Gibellina” di Massimo Recalcati. Omaggio a Franco Battiato del suo storico tastierista e amico Angelo Privitera che ha eseguito al pianoforte brani del cantautore, scomparso a maggio.

inaugurazione museo d’arte contemporanea

Il MAC ritorna alla luce dopo un complesso riallestimento che ne ridisegna interamente gli spazi, permettendo l’esposizione di 400 opere, il doppio di quante erano esposte prima della chiusura, ma solo una piccola parte delle oltre duemila che compongono “l’intera collezione, la più vasta del Sud Italia” come scrive il ministro della Cultura Dario Franceschini nel suo messaggio di saluto. Un progetto di riappropriazione del territorio che passa anche dal recupero e dal restauro, con la collaborazione dell’Accademia di Brera, di numerose opere che punteggiano Gibellina, restituendo un museo en plein air, unico nel mondo.

Pittura, sculture, grafica, fotografie e maquette delle grandi opere di Gibellina Nuova e del Cretto di Burri, suddivise in otto sezioni che segnano il percorso espositivo storico-cronologico, dal primo ‘900 alle ultime Avanguardie. E raccontano una storia contemporanea della rinascita nel segno dell’arte. Costruito e impaginato dal Comune di Gibellina, su progetto museologico di Tanino Bonifacio e allestimento di Alessandro Becchina, il MAC Museo d’arte contemporanea Ludovico Corrao è sostenuto dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Creatività contemporanea; dalla Presidenza della Regione Siciliana, dalla Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana; dagli assessorati regionali al Turismo e ai Beni culturali e all’Identità siciliana e dalla Fondazione Orestiadi. E’ inserito nella Rete Museale Belicina.

 

Da giovedì 22 luglio il MAC sarà aperto al pubblico dal martedì alla domenica  (orari: 9.30 13  e 16 -20. Chiusura lunedì). Biglietto 7 euro, ridotto 5 euro. Nei due primi weekend (24 e 25 luglio  e 31 luglio e 1 agosto),  i residenti di Gibellina lo potranno visitare gratuitamente.

 

Ridare un volto umano alle strade troppo grandi per il semplice borgo contadino del Belìce prima del sisma del 1968; restituire bellezza dove ora esisteva solo cemento, ricomporre la memoria cercandola tra le macerie. Perché Gibellina non esisteva più, la ricostruzione l’aveva scrostata da vanedde, vicoli, piazzette di poche case, chiacchiere assolate; e l’aveva resa una cittadina senza anima, senza giovani e senza vecchi. Giunsero in tanti a Gibellina, per restituire la memoria: dopo essere stato allontanato dalla gestione degli appalti, Ludovico Corrao è di nuovo sindaco e vuole rispondere a chi gli chiede di guardare avanti, ma senza dimenticare. Con l’appoggio – che mai gli mancò – di Pietro Consagra, Corrao chiama gli artisti, che accorrono e punteggiano Gibellina di installazioni, architetture azzardate, virgole di contemporaneità. Gibellina punta su un progetto visionario: gli artisti giungono e creano opere site specific, lavorano in residenza, lasciano sul territorio un patrimonio straordinario, un vero “liber” di storia dell’arte contemporanea italiana del Secolo breve.

 

Con la riapertura del MAC, si possono finalmente rivedere opere straordinarie come il “Ciclo della natura”, le dieci grandi tele dedicate ai bambini di Gibellina, realizzate sul posto da Mario Schifano nella primavera del 1984; “La notte di Gibellina” di Renato Guttuso, dipinta in memoria della notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1970, nel secondo anniversario del sisma, quando mille fiaccole si accesero per ricordare allo Stato le macerie e le baracche: c’erano gli uomini e le donne del Belìce, gli artisti e gli scrittori – Zavattini, Caruso, Treccani, Cagli, Damiani, Zavoli, Levi – gli intellettuali che avevano risposto all’appello di Leonardo Sciascia e Ludovico Corrao, testimoni dell’atto d’accusa contro il Governo, chiamato a discolparsi di fronte al mondo civile. Ma sono soltanto due delle opere dell’enorme collezione del MAC: sono presenti Fausto Pirandello, Beniamino Joppolo, Antonio Corpora, Carla Accardi, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Achille Perilli, Tano Festa, Toti Scialoja, Franco Angeli, Giulio Turcato, Mimmo Rotella,  Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Turi Simeti, Mimmo Jodice, Renata Boero, Christo, Pino Pinelli, Emilio Isgrò, Luca Patella, Marco Nereo Rotelli, Nino Mustica, Claudio Verna e tanti altri.

 

Sono esposti i “Prisenti”,  i drappi cerimoniali ricamati dalle donne di Gibellina su disegno di Carla Accardi a Renata Boero, Nja Mahdaoui, Carlo Ciussi e Giuseppe Santomaso. Simboli della religiosità contadina, sono divenuti opere d’arte contemporanea cariche di significato.

 

Otto sezioni per un museo contemporaneo, che dialoga con il territorio,  completo di servizi aggiuntivi di moderna concezione per uno spazio espositivo come una sala proiezione, un bookshop specializzato in editoria d’arte e una caffetteria che sta nascendo all’interno dello spazio consultazione e della biblioteca. E’ prevista anche la riapertura della sezione didattica del Museo rivolta alla formazione degli studenti del territorio.

 

Si parte dal Museo en plein air, spazio espositivo che racconta la storia della città di Gi­bellina prima e dopo il sisma del 1968. Una sezione che narra del progetto di rico­struzione delle case, del tessuto umano e culturale realizzata attraverso le donazioni di opere dei più grandi maestri dell’arte contemporanea internazionale. La Nuova Gibellina, immaginata dall’allora sindaco Ludovico Corrao, è nata dalla generosità creativa di artisti che hanno contribuito a trasformarla in un museo a cielo aperto e in un laboratorio di arte contemporanea. Sono esposti i plastici progettuali di sculture, opere architettoniche, palazzi, chiese e piazze disseminate in tutta la città: solo per citarne alcuni, la Porta del Belice | La Stella di Pietro Consagra, le Sequenze di Fausto Melotti, la Torre Civica di Alessandro Mendini, opere architettoniche come il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes e la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni; una narrazione a parte, suscita la maquette del Grande Cretto di Alberto Burri.

 

Dal primo ‘900 fino alle ultime avanguardie, seguendo un itinerario espositivo storico e cronologico: la Sala Mario Schifano, la più impressionante, quella che resterà di certo scolpita nella memoria di ognuno: qui sono ospitate le dieci preziose tele, l’intero “Ciclo della natura” realizzato a Gibellina nella primavera del 1984, dedicato alla vitalità dei bambini e alle sostanze primigenie, acqua, aria e terra.

Segue la sezione dedicata alla collezione del mecenate e gallerista di origini saccensi Nino Soldano. Collaboratore di Giorgio Marconi, di Arnaldo e Giò Pomodoro, Soldano è molto attivo a Milano negli anni Settanta e Ot­tanta, ma resterà sempre legato alla sua terra: quando conobbe Corrao, decise che la sua collezione di opere grafiche – firmate da Renato Guttuso, Emilio Isgrò, Corrado Cagli, Lucio Del Pezzo, Luca Pa­tella, Pino Pinelli, Mario Staccioli, Emilio Scanavinio, Nanda Vigo, Claudio Parmeggiani, Tullio Pericoli e tanti altri – aveva trovato casa. Il primo maggio 1980, donò la sua collezione alla città di Gibellina, di fatto formando il primo nucleo di quello che oggi è il MAC.

 

Le altre sale puntano e delimitano specifici periodi storici: “Il  ‘900 tra Realismo e Astrattismo”, presenta opere pittoriche di alcuni maestri dell’arte italiana che hanno operato nei primi decenni del secolo breve, realizzando il loro lavoro at­traverso vicende e linguaggi creativi diversi fra loro, come la sperimentazione tardo‐futurista di Vittorio Corona e l’espressionismo di Beniamino Joppolo o il naturalismo lirico di Fausto Pirandello, Ernesto Treccani, Lia Pasqualino Noto e Gianbecchina. L’ambito storico che questa sezione propone e anticipa, è la conflittualità fra arte “Realista” e arte “Astratta” che in seguito esploderà, con più evidenza, con la nascita del movimento di Forma 1, che si ritroverà nella sala dedicata, tra opere di Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, Antonio Sanfilippo, Ugo Attardi. La sala 6 “Dalla Transavanguardia ai nuovi scenari dell’arte contemporanea” mette insieme nello stesso spazio, un corpus variegato per stili e tendenze poetiche. La sezione è dedicata ad artisti che operano in Italia dal 1970‐80 a oggi: dalla “Poesia vi­siva” di Lamberto Pignotti, Ugo Carreca, Eugenio Miccini, Luca Patella, Elio Marchegiani alla “Transavanguardia”, teorizzata da Achille Bonito Oliva su Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Sandro Chia e, successivamente, Tatafiore. Un forte individualismo ideale, privo di tendenze collettive, aggregatrici e catalizzatrici. Le due sale “Dalla Scuola di Piazza del Popolo alle poetiche dell’Astrattismo e dell’Informale” raccolgono un doppio percorso espositivo che narra le vicende dell’arte italiana degli anni 50-70, periodo storico caratterizzato da movimenti artistici e percorsi creativi individuali, fondati sulle va­riegate poetiche dell’Astrattismo, della Pop Art e dell’Informale di derivazione americana.  Opere degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo – Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano, Mimmo Rotella con i suoi décollage – all’Informale gestuale di Afro Basaldella, Toti Scialoja, Claudio Verna, Spazzapane, Umberto Mastroianni, Carlo Belli e Carlo Battaglia.

Chiude la collezione del museo, il corpus di fotografie e testimonianze sul terremoto: nel Belìce la notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 accorsero i fotografi e raccontarono. Immagini vivide, tremende, la cronaca dei primi soccorsi, il dolore, le macerie, i morti; poi i primi tentativi di ricostruzione, la vita nelle baracche, le lotte, l’abbandono dello Stato, le manifestazioni, l’appello del mondo dell’arte. Dagli scatti di  Mimmo Jodice, Enzo Brai, Letizia Battaglia, Melo Minnella, Vittorugo Contino, Mario Giacomelli, Maria Mulas, Arno Hammacher, Andrea Jemelo, Angelo Pitrone,  Silvio Wolf.

E’ stata anche ridisegnata l’ampia corte che conduce all’ingresso del MAC, pronta a trasformarsi in una sezione espositiva en plein air, solo un assaggio dell’enorme museo a cielo aperto che è l’intera Gibellina. L’apertura del MAC offrirà un assist per avviare un confronto sul tema del restauro delle opere d’arte contemporanee, un focus a cui verranno invitati esperti e curatori di realtà europee.  

Il catalogo ragionato del MAC è a cura di Edizioni Caracol. Curato da Tanino Bonifacio, raccoglie testi di Bruno Corà, Francesca Corrao, Enzo Fiammetta, Aurelio Pes e Massimo Recalcati. Media Partner del MAC, è I Love Sicilia.

Nei due primi weekend dopo la riapertura – 24 e 25 luglio e 31 luglio e 1 agosto –  ingresso gratuito per i residenti di Gibellina.

 

 

Recuperate sculture e installazioni di Gibellina

 

Un progetto di recupero delle sculture e installazioni di Gibellina: è stato firmato a gennaio 2018  un protocollo di intesa tra l’Accademia di Belle Arti di Brera, il Comune di Gibellina, la Fondazione Orestiadi, e il gruppo Cantine Ermes – Tenute Orestiadi. “Gibellina Restaura”, inserito nel più ampio piano di marketing territoriale “Destinazione Gibellina”, ha visto giungere – prima della pandemia – due docenti dell’Accademia milanese specializzata nel restauro lapideo e del contemporaneo, Donatella Benelli e Elisa Isella, con un primo gruppo di studenti. Poi il Covid ha bloccato tutto, e il restauro è ripreso solo da alcuni mesi. In un primo tempo sono state recuperate sei sculture e installazioni, che sono già diventate dodici. Oggi Gibellina si prepara a mostrare una faccia diversa, basta fare un giro in paese: recuperata l’opera “Senza titolo” di Nino Mustica in vetroresina, che mostrava spaccature e lesioni; la “Ragnatela” di Arnaldo Pomodoro, elemento di scena in vetroresina che presenta diverse spaccature e lesioni. Completata la pulizia e il ripristino di “Macchina per ascoltare il vento” di Giovanni Albanese, in rame, ferro, acciaio e vetro, ricollocata su una nuova base in pietra arenaria. Sul marmo travertino dell’”Omaggio a Tommaso Campanella” di Mimmo Rotella, è stata ripristinata la decorazione pittorica quasi del tutto scomparsa; ed è stato ripristinato l’ ‘”Aratro” in rame, ferro e tufo. Infine è stata ripulita la “Scultura sdraiata” in ferro di Salvatore Cuschera, riposizionata sulla base originaria in pietra arenaria.

 

Recuperati e ripitturati (e ancorati saldamente al terreno) anche gli elementi in ferro della “Citta di Tebe”, realizzata da Pietro Consagra come grande elemento scenografico per l’Edipo Re di Jean Cocteau sulle musiche di Igor Stravinskij, portato in scena nel 1988 sui ruderi di Gibellina Vecchia. Sedici elementi plastici in ferro bianco monocromo che simbolicamente rappresentano i grandi oracoli posti a vegliare sulla città di Tebe.

 

Recuperata e saldata nelle sue lesioni, la “Doppia Spirale” in ferro monocromo di Paolo Schiavocampo (1987), sistemata nel cuore del tessuto urbano di Gibellina in un dialogo armonioso con l’architettura de “Il Giardino segreto” di Francesco Venezia (1992) e le architetture delle abitazioni private. E da lontano, con le “Tensioni” di Salvatore Messina (1979) anch’essa recuperata da ruggine e lesioni. Con il contributo di Cantine Ermes Tenute Orestiadi – che già nel 2018 avevano collaborato al recupero dell’opera musiva “Natura morta” di Gino Severini – è stata restaurata “La freccia che indica l’ombra di una freccia” di Emilio Isgrò. Con il lavoro della ditta Vito Evola di Alcamo si è intervenuti su ”Impronta” di Turi Simeti.

 

Servirebbero invece imponenti risorse economiche per recuperare il “Meeting” di Pietro Consagra, realizzato 1976, massimo esempio di “Città Frontale”, una scultura di grande dimensione abitabile che realizza il “sogno” dell’artista, ovvero la funzione architettonica della sua scultura. Calcestruzzo e ferro sono irrimediabilmente usurati e rovinati dagli agenti atmosferici. Ma è uno dei temi su cui si sta lavorando con la Regione e il Ministero della Cultura.

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