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Rita Barbera (candidata a Sindaca): “Da quale pulpito viene la predica…”

Se da un lato il Centrodestra litiga per la scelta del candidato Sindaco della quinta città d’Italia, dall’altra c’è Miceli che snobbando Orlando parte in quinta cantando in “civitese”, ma il messaggio non passa “liscio”. A “smontare” la  tesi ci pensa la candidata Rita Barbera.

Rita Barbera: “Da quale pulpito viene la predica…”

 

Nella giornata di ieri (domenica 10 aprile), dopo le estenuanti trattative locali e nazionali, Franco Miceli, candidato Sindaco per le prossime elezioni amministrative palermitane, è stato protagonista della sua prima uscita pubblica.

Da quel palco, utilizzate a mo’ di slogan, sono riecheggiate le contraddizioni della sua candidatura. Proprio lui, oggetto di accordi politici locali e che è volato a Roma per avere il consenso dei segretari nazionali dei partiti che rappresenta, ha preso le distanze da quei partiti asserendo che è arrivato il momento di far cessare gli accordi di potere, giacché i suoi sono già stati raggiunti, e che è necessario dare priorità alle competenze anche se, è più che mai evidente, che si stanno conformando liste di appoggio che contengono i soliti noti, quelli stessi che oggi siedono sugli scranni di Palazzo delle Aquile e ai quali si deve la tragica situazione di Palermo. Critica il “balletto della politica” cercando di far dimenticare che, proprio lui, è stato un primo ballerino nelle scorse settimane. Critica il “governo di potere” quando lo rappresenta in toto, come ha dimostrato con i suoi incontri proprio nei “palazzi del potere”.

 

Amore per la città? Amare Palermo significa, innanzitutto, non andarsene mentre lui, lo ricordiamo bene, dopo aver abbandonato manifestazioni, scioperi, occupazioni, ciclostile e volantinaggi ha deciso che un architetto non avrebbe avuto futuro a Palermo e se n’è andato, (in)tanto il partito e il sindacato continuavano ad essere con lui.

 

Grande assente nelle parole di Miceli, se escludiamo una boutade nella parte introduttiva del suo discorso, è stata la necessità di una forte partecipazione femminile al governo della città non tanto per un problema di “quote rosa” o di “genere”, ma per necessità di una sensibilità più ampia e trasversale.

 

Ha annunciato, tra le altre, l’avvio di una fase di definizione del programma distante dalla demagogia e che si baserà sulla parola “partecipazione”, dimostrazione che ancora oggi non ha la minima idea di quali interventi servano per la città ma, e soprattutto, per le palermitane e i palermitani.

 

I problemi della città sono stati da lui utilizzati come slogan e c’è il rischio che, ancora una volta, diventino demagogia, quella demagogia che dichiara di voler rifuggire. In alcuni tratti del suo intervento, peraltro, è riecheggiato uno degli slogan di un politico democristiano dei tempi che furono che asseriva “Palermo ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno di Palermo”. Ha parlato di un “motore” necessario ma, purtroppo, ha dimenticato che un motore va alimentato e, dalle sue parole, non è stato menzionato nessun sistema adeguato.

 

Ambiente, trasporto e servizi pubblici, nelle sue parole, risuonano come obiettivi impossibili proprio per la scollatura che ha dimostrato esserci tra lui e la città, tra lui, le palermitane e i palermitani.

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