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Rider. UGL scende in Piazza Montecitorio a Roma per spiegare il nuovo contratto

Una vertenza in Italia unica  da seguire sia  dal punto di vista Sindacale che Politico quella del nuovo contratto nazionale dei Rider contestato dai alcuni sindacati confederali seppur firmato dalla UGL con AssoDelivery, associazione che rappresenta l’industria italiana del food delivery a cui aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats.

E’ stato siglato un accordo con il sindacato UGL per un Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro che, per la prima volta in Europa, aumenta le tutele dei rider che operano come lavoratori autonomi motivo per cui abbiamo assistito a numerose manifestazione di protesta  recentemente in tutta Italia organizzate da CGIL, CISL e UIL le quali sostengono che il contratto è “capestro” adducendo che lo stesso si deve eslusivamente basare su un rapporto di lavoro subordinato e non autonomo.

A queste proteste arriva la risposta della UGL il sindacato firmatario del contratto nazionale la UGL con i Rider “procontratto”  con la manifestazione di Roma in Piazza Montecitorio programmata  martedì 30 marzo 2021  dalle ore 10,00 alle 13,00.

“Ci sono organizzazioni che ritengono che il lavoro debba essere solo ed esclusivamente subordinato, peccato ci si siano molte forme di occupazione della nuova economia che non abbiano queste caratteristiche, il  lavoro dei riders non è per natura un’attività subordinata, ma autonoma, il contratto è  un punto di partenza, stiamo lavorando per garantire forme di copertura su malattia e maternità”.

A dichiararlo è Vincenzo Abbrescia Segretario Nazionale della Ugl Riders.

Il contratto rispecchia le indicazioni del “decreto Rider” approvato l’anno scorso su impulso e volontà del Ministero del Lavoro, che prevede diritti e tutele nell’ambito del lavoro autonomo, tra cui compensi minimi e indennità integrative per condizioni particolari di lavoro, un sistema di incentivi nelle città in cui il delivery è di recente introduzione e premi dopo un certo numero di consegne, fornitura gratuita di dotazioni di sicurezza, obbligo di formazione specifica e di coperture assicurative, sia contro gli infortuni sia per danni a terzi.

Il contratto prevede, nello specifico un compenso minimo pari a 10 euro per ora lavorata, cioè in base al tempo per svolgere ogni consegna, indennità integrative del 10%, 15% e 20% rispettivamente per lavoro notturno, festività e maltempo, un incentivo orario di 7 euro per i primi 4 mesi dall’apertura del servizio presso una nuova città, un sistema premiale che prevede il pagamento di 600 euro ogni 2000 consegne effettuate, dotazioni di sicurezza a carico delle piattaforme (indumenti ad alta visibilità e casco per chi va in bici), coperture assicurative contro gli infortuni (INAIL) e per danni contro terzi, formazione sulla sicurezza stradale e nel trasporto degli alimenti, divieto di discriminazione, pari opportunità e tutela della privacy, contrasto al caporalato e al lavoro irregolare, un insieme di iniziative per contrastare la criminalità.

“Abbiamo dato il via a un cambiamento epocale perché per la prima volta un’organizzazione datoriale riconosce i diritti sindacali ai lavoratori autonomi”, spiega Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL, aggiungendo che si tratta di un “primo esempio di come regolare il lavoro che cambia”. “Da oggi guardiamo a molte altre categorie che non sono ancora raggiunte dalla contrattazione in Italia e in Europa. In tal senso – prosegue Capone – la on demand economy ha creato nuove opportunità e modalità di lavoro in diverse industrie, per cui nuove tipologie di lavoratori hanno bisogno di un contratto come quello che abbiamo firmato oggi”.

Matteo Sarzana, Presidente di AssoDelivery, parla di un “momento storico” e di un “passaggio fondamentale” per lo sviluppo del food delivery, che “consentirà ai rider di continuare a lavorare secondo le proprie esigenze, alle società di impegnarsi per la crescita sostenibile del settore e agli esercizi commerciali partner di cogliere le crescenti opportunità legate al delivery, specie in un momento complesso come quello che stiamo vivendo”.

L’industria del food delivery conta circa 500 addetti, almeno 30 mila rider e ha sostenuto ulteriori 30 mila occupati nella filiera, tra ristoratori e fornitori, i quali traggono beneficio da questo nuovo business che nel 2020 ha generato circa 750 milioni di fatturato aggiuntivo per il settore della ristorazione italiana, come rilevato dal Politecnico di Milano. (fonte Teleborsa – Il Moderatore)

Filippo Virzì

Giornalista radio/televisivo freelance, esperto in comunicazione integrata multimediale.

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