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PANDEMIA IMPRESE E BANCHE: GLI EFFETTI NEL MONDO PRODUTTIVO

La pandemia odierna, oltre a rappresentare un fenomeno di tensione globale, sta influenzando significativamente la capacità e la funzionalità complessiva della società, della politica e delle economie.

L’immagine del tessuto imprenditoriale è stata ben rappresentata da Bankitalia che, nella “Nota Covid” del 13 novembre del 2020, ha analizzato e reso noto l’impatto dello shock generato dall’epidemia di Covid- 19 sul fabbisogno di liquidità, sul bilancio e sulla rischiosità delle imprese.

Il lavoro di ricerca è stato compiuto tenendo in considerazione sia i flussi di cassa e dei profitti del 2020 a seguito dello shock innescato dall’epidemia di Covid- 19, sia le principali misure di sostegno delle categorie economiche varate dal Governo tra marzo e agosto, e positivizzate nei decreti “Cura Italia”, “Liquidità”, “Rilancio” e “Agosto” (in particolare l’estensione della Cassa integrazione, il differimento degli oneri tributari, la moratoria sui prestiti, gli schemi di garanzia pubblica sui finanziamenti e i trasferimenti a fondo perduto).

L’analisi, inoltre, è stata realizzata partendo dal bilancio del 2018, e concentrandosi sulle società di capitali, che costituiscono un sottoinsieme altamente rappresentativo delle imprese attive in Italia (80 per cento del valore aggiunto e 87 per cento del fatturato complessivo), escludendo pertanto le imprese costituite in altre forme societarie, ampiamente diffuse nei settori maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia (turismo, ristorazione, attività ricreative), che potrebbero pertanto essere a maggior rischio di insolvenza.

E’ stato posto in rilievo, infatti, che la quota di imprese con un fabbisogno di liquidità anche dopo gli interventi pubblici e l’accesso agli strumenti di credito garantito è assai più elevata tra le micro imprese, di conseguenza la situazione per le imprese di dimensione piccola,  potrebbe risultare più grave di quella stimata.

Secondo la definizione adottata dall’Unione Europea le micro imprese occupano meni di 10 addetti e presentano un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.

Dall’analisi è emerso che la recessione causata dall’epidemia di Covid- 19 ha prodotto un aumento significativo della quota di società di capitali italiane che nel 2020 ha registrato un fabbisogno di liquidità e un deficit patrimoniale. Le misure adottate dal Governo tra marzo e agosto, hanno attenuato fortemente i predetti effetti, tuttavia il ricorso a nuovi prestiti, anche grazie alle garanzie pubbliche, ha ampliato ulteriormente l’indebitamento, in particolare per le aziende più rischiose.

L’indebolimento dei bilanci che ne risulta aumenta la probabilità di insolvenza delle imprese.

Da ultimo, nella “proiezione macroeconomica per l’economia italiana” dell’11 dicembre 2020 ha posto in rilievo che, un prolungamento degli effetti sfavorevoli della pandemia a livello globale, se non contrastati efficacemente dalle politiche economiche, potrebbe rappresentare un rischio per le prospettive di crescita se si ripercuotesse sui comportamenti di consumo e investimento, sugli scambi internazionali o sulle condizioni finanziarie.

La vera e propria incertezza causata dalla natura di questa crisi senza precedenti sta esponendo  le imprese, specie quelle di dimensioni piccole e medie a rischio in termini di solvibilità ed è per tale ragione che da più parti si richiedono interventi urgenti volti ad evitare tali conseguenze.

Sebbene non appaiano nel bilancio di un’impresa, senso di scontentezza, insoddisfazione, incertezza, bisogno di risposte concrete, immediate, adeguate dilagano nel tessuto imprenditoriale odierno che, come noto rappresenta il cuore propulsante dell’economia italiana.

 

 Con Fatti d’impresa ci vediamo sabato 26, sicuramente con un nuovo tema che riguarda le nostre imprese e con l’occasione rivolgo gli auguri di buone festività a tutti i nostri lettori.

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