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Lauro de Bosis, il “poeta volante” che beffò l’Aeronautica di Italo Balbo

Giovanni Grasso, ricostruisce l‘impresa eroica che fece tremare Benito Mussolini

Sono trascorsi 90 anni quando verso le otto di sera del 3 ottobre del 1931, i romani che passeggiavano per le strade videro scendere dal cielo una pioggia di volantini. A lanciarli dal suo Klemm L 25, un piccolo monoplano di fabbricazione tedesca, era Lauro de Bosis, un giovane aviatore partito nel pomeriggio da un aeroporto nei pressi di Marsiglia. Quel pilota inesperto violava il cielo di Roma sorprendendo la Regia Aeronautica comandata da Italo Balbo. Beffando la tanto decantata aeronautica del Duce e i servizi segreti del regime.

Lauro de Bosis.

Discese da una quota di 2000 metri a quella di trecento e per una buona ventina di minuti scaricò indisturbato su vie e piazze del centro, Palazzo Chigi e Palazzo Venezia compresi, il suo prezioso carico: quattrocentomila volantini che incitavano con parole ferme e forti gli italiani e il re a liberarsi dal giogo della dittatura fascista, in nome della civiltà e della libertà. Fu una prova di grande coraggio e di sbalorditiva, sovrumana abilità. Dopo l’impresa, il suo aereo si inabissò nel Tirreno, probabilmente rimasto a secco di carburante. Velivolo e corpo del pilota non furono mai ritrovati. L’aviazione solo dopo un bel po’ di tempo si fece viva e andò ad aspettarlo verso la Corsica, in direzione cioè sbagliata, dimostrando la propria inefficienza.  La stampa del regime cercò di minimizzare il fatto e agenti fascisti sparsero la voce che de Bosis si era diretto in Jugoslavia, che si godeva la vita sulla Costa Azzurra o che era andato in America a fare soldi, dimostrando così che la caccia non era riuscita ad abbattere quel piccolo aeroplano, indubbiamente precipitato per mancanza di carburante come aveva previsto il suo eroico pilota.

Icaro il volo su Roma di Giovanni Grasso

de Bosis è stato uno scrittore, poeta e artista olimpico italiano. Fu anche saggista, traduttore, docente universitario negli Stati Uniti. Nel 1927 scrisse “Icaro”, la sua unica opera poetica. Un dramma in versi, che ottenne la medaglia d’argento (di fatto il primo premio, poiché l’oro non fu assegnato) alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 nella categoria letteratura drammatica, al tempo compresa nei giochi olimpici che includevano anche competizioni artistiche e non solo sportive. Pubblicata nel 1930 l’opera è singolarmente profetica del gesto che concluse la vita dell’autore. Lauro de Bosis è una delle figure più romantiche e dimenticate del primo antifascismo.

Il Dr. Giovanni Grasso

Una storia dimenticata e rimossa che, però, a 90 anni di distanza, torna a far parlare di sé grazie a Giovanni Grasso, consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica dal 2015. Grasso è autore di biografie di Oscar Luigi Scalfaro e Piersanti Mattarella, ha realizzato documentari per la Rai.  Grazie al suo saggio, “Icaro, il volo su Roma” edito da Rizzoli, dal 7 settembre in libreria, ricostruisce, in un mix di storia e invenzione, la vicenda di un giovane e coraggioso visionario e dell‘impresa eroica che fece tremare Benito Mussolini e la dittatura fascista in nome della civiltà e della libertà, “una libertà, – scrive Grasso, – per la quale de Bosis si sarebbe battuto strenuamente, fino all’ultimo respiro. Com’era accaduto ai tempi del Risorgimento, sarebbero stati la lotta e, se necessario, il sacrificio di un manipolo di giovani patrioti a capo di una rivolta, a trascinare dietro di sé tutto il popolo, abbattendo potenti tiranni e disgregando regimi crudeli”.

Fabio Gigante

 

 

 

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