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La solidarietà sulla bocca di tutti, ma qual è il significato autentico?

 

L’installazione “GIVE” è  a Palermo sul sagrato della Cattedrale. L’opera di Lorenzo Quinn, artista contemporaneo famoso nel mondo per le sue “mani”, ci accompagnerà fino al mese di Marzo. “GIVE” simboleggia il messaggio del dare, del donarsi l’uno all’altro in maniera incondizionata,  ci rimanda alla solidarietà, che si celebra in tutto il  mondo il  20 dicembre:  la Giornata internazionale della solidarietà umana, istituita dalle Nazioni Unite nel 2005.

La solidarietà fa bene a chiunque la pratica, permette di annullare le distanze tra le persone e tra i popoli e può essere la risposta collettiva alle sfide odierne dell’umanità: La povertà estrema di intere popolazioni, le persecuzioni discriminatorie, la negazione dei diritti dei bambini, le guerre, i disastri ambientali. Nonostante sia stato compiuto qualche passo avanti, gli obiettivi della dichiarazione sono ancora lontani dall’essere raggiunti, ancora oggi esistono enormi disparità tra i singoli paesi e addirittura all’interno degli stessi.

Ma la solidarietà è ciò che ci rende umani, l’emergenza dettata dal Covid 19 più che mai ci ha fatto capire l’importanza di questo valore; Il Papa, nella prima udienza generale in presenza, dopo il primo lockdown, ha fatto riferimento ancora una volta alla solidarietà. Da una crisi, ha affermato il Santo Padre, non si esce uguali a prima. Da una crisi si esce o migliori o peggiori, bisogna scegliere. La solidarietà è una strada per uscire dalla crisi migliori.

Il tema della solidarietà è estremamente attuale in quanto mai come oggi si è parlato di solidarietà. Questo termine è sulla bocca di tutti. Ma la nostra è una cultura nella quale prevale la tendenza al ripiegamento del soggetto sulla soddisfazione dei propri bisogni o sulla soddisfazione del proprio desiderio. Si va verso una cultura che fa leva sempre più sul diritto soggettivo: vale ciò che vale per me come individuo, avulso da qualsiasi relazione, vale ciò che mi piace e questo porta inevitabilmente ad una caduta di solidarietà.

Ma qual è il significato autentico della solidarietà?

Lo abbiamo chiesto a Cecilia Vitrano catechista presso la parrocchia Maria SS. Immacolata di Montegrappa, dove Don Sergio Ciresi  è anche il Vicedirettore della Caritas Diocesana.Quando parlo ai miei ragazzi dico sempre che noi catechisti siamo come delle trasmittenti, siamo solo dei mezzi che il Signore usa per arrivare nei loro cuori, perciò nessun merito va all’apparecchio se non restare sintonizzato sulla frequenza giusta”. Nella prospettiva cristiana, continua la catechista Vitrano, “la solidarietà prima ancora di essere una istanza etica è un valore teologale: il cristiano è chiamato a vivere la solidarietà anzitutto perché fa esperienza di un Dio che nei suoi confronti si è rivelato come un Dio solidale. La rivelazione manifesta la grandezza, il mistero di Dio, i connotati dell’amore con cui Dio si manifesta nella storia. Se colta nel suo significato profondo, questa rivelazione di Dio diviene anche rivelazione all’uomo di ciò che egli è e soprattutto di ciò che egli deve essere”.

La solidarietà di Dio in Cristo si manifesta anzitutto nella piena condivisione della condizione umana. La solidarietà è camminare insieme,  vivere la stessa esperienza,  fare propria la stessa condizione di precarietà.

Ormai è quasi impossibile contare gli interventi di Papa Francesco sul tema della solidarietà: sono continui, esplicitati nei più diversi contesti, rivolti a persone, comunità, istituzioni nazionali e internazionali. “La solidarietà è prossimità, gratuità. Una società senza prossimità, dove la gratuità e l’affetto senza contropartita – anche fra estranei – vanno scomparendo, è una società perversa. La Chiesa, fedele alla parola di Dio, non può tollerare queste degenerazioni. Una comunità cristiana in cui prossimità e gratuità non fossero più considerate indispensabili, perderebbe con esse la sua anima.[ Udienza generale del 4-3-2015 ].  La solidarietà non consiste solo nel dare ai bisognosi, ma nell’essere responsabili l’uno dell’altro. Se vediamo nell’altro o nell’altra un fratello o una sorella, nessuno può rimanere escluso e separato.[Discorso in occasione dell’incontro con la società civile, Quito-Ecuador  del 7-7-2015 ] “.

Oggi c’è la tentazione di fronte a uno stato sociale che è diventato “stato assistenziale” di buttar via con l’acqua sporca anche il bambino, cioè di mettere l’accento solo sugli aspetti negativi dimenticandone i grandi meriti. La prospettiva non è quella dell’abbandono dello stato sociale per ritornare a uno stato dei diritti, che poi sono i diritti di pochi; ma quella di un allargamento delle prestazioni dello stato sociale sia pure in un’ottica di ripensamento delle sue modalità di attuazione concreta.

In attesa di interventi tangibili da parte delle istituzioni, la solidarietà deve partire da ognuno di noi, dimostrandoci solidali con chi ne ha realmente bisogno possiamo costruire un mondo migliore.

 

Caterina Guercio

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