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La “seconda” vita della fotografia nel XXI secolo. Evoluzione di tecnologie a dispetto della unicità.

La fotografia, mezzo per eccellenza per acquisire scatti di memorie o frammenti di realtà, è da sempre strumento predisposto a focalizzare l’attenzione su piccoli dettagli della vita.

La fotografia nell’era digitale si contraddistingue per la facilità di rappresentazione ed è dettata dall’iper-dettaglio, un’estremizzazione dell’immagine senza uso di zoom, ma che mantiene la stessa capacità di centrare lo sguardo dell’osservatore su un dettaglio all’altro come avviene nelle opere di Candida Höfer con le sue riproduzioni di spazi sociali deputati a contenitori di memorie e circondati da un incredibile e appassionante silenzio. O Andreas Gursky, che predilige formati molto grandi scardinando e creando degli imponenti zoom sulle masse globalizzate. La manipolazione dell’atto fotografico e l’effetto illusorio o disturbante, definisce una nuova idea d’immagine digitale. Thomas Demand ha fatto della manipolazione uno dei processi prediletti per collocare sulla scena realtà dettagliate che mettono in crisi l’idea del mezzo fotografico come strumento di documentazione.

Oggi la fotografia si è spinta molto avanti, utilizzando tecniche nuove e sempre più precise, garantendo l’immediatezza di visione e una qualità formale eccellente. Il digitale ha favorito un avanzamento tecnologico che ha permesso agli artisti di sperimentare e trovare modi nuovi di vedere o immaginare realtà e sogni, compromettendo però la nobiltà del mezzo, riservato ad una élite di amatori e professionisti portando chiunque a definirsi fotografi.

Se pensiamo a Benjamin che negli anni ’30 diceva che la fotografia dava in mano a milioni di persone l’illusione di fare arte, adesso questa cosa si è centuplicata.

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Foto di Antonio Saporito Renier

La fotografia ha perso la sua unicità a favore di una semplicità del fare, permettendo a chiunque di immortalare attimi o addirittura manipolarli, modificarli e distribuirli attraverso le reti social. Che cosa distingue dunque la fotografia quotidiana, cui tutti possiamo far accesso, dalla fotografia d’arte? Che cosa è cambiato e cosa oggi determina la differenza tra una persona e un fotografo?

Lo abbiamo chiesto ad Antonio Saporito Renier, fotografo di fama acclarata, nonché direttore della Scuola Stabile di Fotografia Palermo “Il Mondo della Fotografia, come molti pensano non è stato soppresso dagli smartphone o dal digitale ma è stato semplicemente cambiato. E’ vero che anche con un iphone si può scattare una bella foto ma per farlo servono sempre competenze e senso artistico.

Tutti sappiamo scrivere; o quasi tutti; non per questo ci definiamo tutti “Scrittori”; analogamente  tutti scattiamo delle foto ma non per questo possiamo definirci “Fotografi”; una  riflessione alla quale invito sempre i miei allievi, è quella di definire la differenza tra una immagine e una fotografia. Quando una immagine fotografica diventa una fotografia? Che differenza c’è? La risposta ora vorreste che ve la servissi calda e, tuttavia, per imparare una disciplina sia artistica che tecnica, e per comprenderla a fondo, serve studio, disciplina e, soprattutto, amore. In poco tempo tutto diventa chiaro perché, in fondo, la fotografia è davvero semplice. Ma capire è il presupposto per fare. E per capire non serve a molto aver servite delle risposte. Piuttosto è utile avere la curiosità di porsi delle domande e di cercare le giuste risposte nei posti giusti, con la corretta metodologia e, soprattutto con i giusti tempi individuali”.

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Foto di Antonio Saporito Renier

Oggi la fotografia, tra tutte le discipline artistiche, è quella che ha avuto  sicuramente maggiore diffusione.

E’ stata definita l’Arte “semplice”, l’Arte “minore”, e in cento altri modi tutti volti a sottolineare l’enorme apporto tecnologico che in qualche modo ci si immagina si sostituisca alla creatività artistica dell’autore nell’ottenimento di una fotografia.

Il dibattito è ancora aperto: la facilità di uno scatto con ogni mezzo né costituisce sicuramente la “debolezza” ma anche il motore principale dal punto di vista del “fenomeno sociale” e, dunque, economico.

Ma si può affermare con certezza che non servono mai le parole se la fotografia è quella giusta. Il vero fotografo, riesce quasi sempre ad avere la sensibilità giusta nello scattare nel momento più idoneo, dando un significato più autentico alla foto stessa.

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