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Il reddito di cittadinanza ha aumentato la povertà e i poveri. Vi spieghiamo perchè

In Italia sono ormai 5 milioni i poveri assoluti.

 

Cosa significa essere in “povertà assoluta”?

Significa non avere i mezzi per vivere la propria vita con dignità, ovvero non avere un lavoro.

L’Istat ha fatto “i conti” ed ha constatato che in Italia risiedono in questa condizione circa 5 milioni di persone, praticamente 1 persona su 12.

Premettendo ciò e considerando i Governi che si sono succeduti e le attività legislative per contrastare questo fenomeno possiamo certamente  dire che contro la povertà si è fatto poco “quasi” nulla.

La politica del Paese per il “sociale” e per “welfare” non si è mai incrociata per davvero. Ognuno, a seconda dell’appartenenza politica e della vera autonomia di gestione  e competenza, ha fatto finta di provare a “fare qualcosa”.

Di fatto la povertà è aumentata e considerando l’attuale pandemia da Covid-19,  l’immigrazione incontrollata, le politiche del lavoro e il fisco da soffocamento, possiamo dire che è un miracolo se l’Iltalia non è crollata in default.

Tuttavia così non possiamo andare, lo diciamo tutti da troppo tempo, così non possiamo sperare di far ripartire il Paese.

 

Cosa ci vuole?

Non un potente e miracoloso Santo (lasciamo in pace santa Rosalia), nè tantomento un mago con una stratosferica bacchetta, serve l’essere umano,umano per davvero, che sia politico e/o amministratore (che legiferi seriamente, abolendo tutto ciò che fa da freno al Paese),  che sia serio burocrate (persone sensibili e responsabili nell’interesse collettivo) e che abbia tanta competenza ed esperienza nel proprio ambito e nel ruolo che lo investe, che sappia sulla propria pelle cosa significa fare impresa in ITALIA e come  agiscono gli altri Paesi vicini e lontani dal nostro rispetto alle tematiche trattate e, soprattutto, tanta voglia di fare, per davvero.

Spesso molte cricità potrebbero essere superate copiando le esperienze positive di altri Paesi.

Ma noi siamo più bravi e presuntuosi, specie quando non capiamo  nulla,  e quindi non copiamo manco a morire. Anzi meglio morire. 

In questi ultimi anni ci siamo incazzati con tutte le forze politiche che si sono succedute, per via del proliferare del “clientelismo” e della corruzione, delle lobby di potere (spesso persone squalificate da ogni punto di vista) che ricoprono posti chiavi del Governo e sotto governo, ma anche degli amici degli amici che nel proprio curriculum hanno solo l’eridità di essere figlio del politico di turno, dove spesso il figlio non sembra assolutamente figlio di quel genitore.

Gli italiani ad ogni modo hanno coltivato un sogno, il nostro, di Paese moderno, civile e democratico che tuteli i propri figli dando lavoro, speranza e futuro: ci siamo affidati ai politici  dell’antimafia. Questi nascondendosi dietro l’etimologia  del nome stesso, professavano per conto del potere e della mafia stessa con cui dialogavano e portavano avanti progetti di terrorismo contro chi si permetteva di andare contro il “sistema antimafia”. Nomi illustri e meno illustri ne facevano parte e molti tentarono di farne parte, ma sfortunatamente, anci fortunatamente non riuscirono.

Ma la storia di cronaca degli ultimi anni ci ha dato un’altra bella lezione di vita ricordandoci del detto:  “il male spesso si nasconde dietro il bene” che non c’è. 

Il BENE di facciata che ci ha mostrato  quel sistema politico deviato ha avuto all’interno personaggi di spicco della politica, della giustizia, delle forze dell’ordine e quant’altro si celavano dietro quel sistema pericolosissimo di finto cotrasto alla mafia.

Una situazione che ha messo in seria difficoltà gli apparati più importanti del Paese financhè il Presidente della Repubblica.

Ma noi (popolo italiano)siamo andati oltre ogni problema e contro quelle classi politiche che ci avevano governato puntando sull’equità e sul concetto  “uno vale uno”.  L’espressione di alcuni talenti della politica italiana.

 

Nasceva una strategia politica contro la politica stessa fatti da persone più che normali, fin troppo normali.  Ecco quindi arrivare negli ultimi anni il movimento di un comico che a colpi di vaffanculo (che spesso ci stavano) è riuscito a far crescere (con estrema facilità) un movimento dell’odio contro tutta la classe politica, vecchia e nuova, nel segno dell’onestà e contro ogni ammiccamento politico atto a creare lobby di potere.

Tutti ladri e figli di puttana, erano.

 

Arrivava lui: Beppe Grillo,  il santone della lingua biforcuta, non per offenderlo, ma per i fatti acclamati di cui tutti sappiamo perchè vissuti giornalmente e riportati su i media nazionali e oltre. Si quelle alleanze di cui vomitava veleno divennero presto alleanze da fare con dentro quei traditori del paese da mandare in galera insieme ai corrotti, ipedofili di bibbiano e gli amici di banchieri. NON SI SALVAVA NESSUNO.

Si, Grillo & Co. li definivano così i politici  da contrastare, smerdare e far fuori..

Grillo e M5S sono arrivati al potere grazie anche a quella inziativa che doveva servire a contrastare la povertà, ovvero il reddito di cittadinanza. Uno strumento che di fatto ha portato i poveri ad essere ancora più poveri anche se loro non l’hanno ancora capito.

Un sistema che ha devastato il sistema produttivo e alimentato la voglia di “non fare un cazzo” come direbbe Cetto LAQUALUNQUE.

 

Il reddito di cittadinanza ha favorito  qualche migliaio di veri poveri che non potevano più lavorare per motivi di salute. Ma certamente, così com’è stato pensato e strutturato, ha favorito indiscriminatamante tutti, anche mafiosi, clandestini, finti immigrati e finti poveri anche stranieri, che alla faccia nostra si godevano un reddito, pagato dalle nostre tasse,  senza nemmeno vivere in Italia.

Una manna per tutti, finti e veri poveri che ha alimentato una nuova tendenza: “meglio NON lavorare, non conviene”.

Più volte abbiamo sentito dire da chi percepisce il reddito “NON mi conviene lavorare…per poco meno mi sto a casa a non fare un cazzo, anzi nel tempo libero (ahahah) mi metto a fare dei lavoretti in nero e arrotondo”

Ecco questo è il risultato di una politica di approssimazione e di poca competenza  ottenuta a colpi di vaffanculo e e alimentati dalla campagna dell’onesta e dell’aiuto incondizionato verso tutti.

Una operazione cha ha prodotto, al contrario di quanto volevano dimostrare, solo povertà e più povertà.

Si perchè i poveri veri che non possono lavorare rimarranno poveri. I poveri che un tempo cercavano lavoro non hanno più voglia di lavorare e le imprese che, malgrado l’oppressione fiscale, provavono a dare lavoro, non trovano più lavoratori.

Non è un gioco di parole, semmai un risultato.

Ecco questo è il Bel Paese di cui essere fieri,  dove all’art. 1 della propria Costituzione v’è scritto: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro..” che qualcuno sta provando a far diventare “…fondata sull’assistenzialismo.

Quindi contrastare la povertà è possibile?

SI, lo pensaiamo davvero, basterà entrare nella visione che è realta, ovvero “non è povero chi non ha nulla è povero chi non lavora”

 

Francesco Panasci

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