Primo Piano

Il lavoro dei piloti di Canadair…i pompieri del cielo

Oggi, il ministro Patuanelli incontrerà a Palazzo Comitini i sindaci dei comuni più colpiti dagli incendi che hanno interessato in questi giorni l'isola e il sindaco Orlando

Nella settimana in cui l’anticiclone Lucifero stringe l’Italia in una morsa di caldo aumenta il rischio incendi. Un rischio reale per l’Italia e secondo l’analisi della Coldiretti si tratta di ben 11,4 milioni di ettari, decine di migliaia dei quali sono già andati in fumo quest’estate. Quando non è il caldo ad alimentare gli incendi è la mano dell’uomo. Sono giornate di forte impegno per gli equipaggi dei Canadair e degli elicotteri della flotta aerea dello Stato, impegnati nelle operazioni di spegnimento dei numerosi incendi boschivi per cui si è reso indispensabile il supporto aereo alle operazioni svolte dalle squadre a terra.

Canadair Cl 415 in azione Foto di Fabio Gigante

ll Viking Air 415 Superscooper, meglio conosciuto come Canadair CL-415 SuperScooper è un velivolo progettato in Canada per le missioni antincendio. I Canadair lavorano presso la Babcock Italia, la più grande azienda al mondo che gestisce il servizio antincendio nazionale di proprietà dei Vigili del Fuoco. Diventare pilota di Canadair non è cosa facile.

Il Comandante Daniela De Log

“L’addestramento è molto selettivo e specifico, – ci racconta Daniela De Gol, pilota in pensione e veterana di Canadair CL 415,almeno 6 mesi di voli sia operativi sia di passaggio macchina. Occorre il brevetto di ATPL (Airline Transport Pilot License) e per il passaggio 30 ore di volo sul Canadair. Infine dopo l’abilitazione, per l’operativo, almeno una decina, se non di più, di voli sugli incendi come membro aggiunto”. Per i piloti dei Canadair tutti gli interventi sono diversi, anche se la zona può essere la stessa. Ci sono diverse condizioni sia meteorologiche sia orografiche sia di luce. “Le insidie – precisa il Comandante, De Gol – sono molteplici, anche se sempre le stesse, mai uguali: bassa quota, bassa visibilità, soprattutto per gli ostacoli come i cavi dell’alta tensione, i tralicci, le teleferiche, poco visibili tra il fumo degli incendi; la bassa velocità, la turbolenza e sperare che l’aereo non abbia avaria improvvisa, altrimenti gestione dell’avaria, tipo piantata motore, perdita contatto radio, perdita di qualche impianto, non chiusura dei portelloni”.

Canadair in azione Fabio Gigante-

I Canadair vengono allertati dopo che le squadre di terra, coordinate dalle Regioni, hanno verificato che l’estensione dell’incendio è troppo esteso ed il loro intervento è insufficiente, a questo punto interviene il DOS, il Direttore Operazioni di Spegnimento che chiede di far intervenire i Canadair. Riscontrato a loro volta che l’incendio è troppo esteso vengono richiesti al Centro Operativo Aereo Unificato con sede a Roma l’intervento della flotta aerea dello Stato. Dal momento in cui viene diramato l’allarme incendio al decollo trascorrono non più di 30 minuti. “Raggiunto l’incendio, – chiarisce Daniela, – viene fatto un volo di ricognizione della zona di intervento valutando la direzione e l’intensità del vento in cui avanza e le aree che potrebbero essere attraversate. La procedura di carico e scarico acqua è standard. Il carico deve essere fatto in laghi ricogniti (ci sono delle tabelle di descrizione di tutti i possibili laghi italiani a bordo) oppure in mare alla velocità di circa 80kt, circa 150 km/h, ali livellate e parallelamente alle onde lunghe oppure controvento (dunque cresta su cresta) se il vento fosse forte (max 30kt, circa 50 km/h). Ma resta sempre a discrezione decidere dove e come rifornirsi d’acqua… Poi lo scarico di 6 mila litri d’acqua in dodici secondi, praticamente una bomba d’acqua, ad una velocità di 100kt, circa 190 km/h e una quota di 100ft, 30 m., e via di scampo libera, in discesa”. Se tra la fonte idrica e l’incendio c’è un minuto e mezzo, i piloti sono al massimo operativo e si rischia di non spegnerlo.

Canadair in azione Foto VV.FF.

L’aereo si pilota come un normale aereo, con l’aggiunta che si tratta di un anfibio e non un idrovolante. L’idrovolante opera esclusivamente su acqua, mentre l’anfibio è capace di operare sia su piste terrestri che in acqua. L’equipaggio è composto da due piloti, comandante e primo ufficiale. La condotta di missioni anti-incendio implica un grandissimo impegno a entrambi i piloti in quanto si tratta di una attività aerea estremamente complessa sotto tutti i punti di vista. L’attacco al fuoco si svolge come una vera e propria missione di bombardamento: si stabilisce la rotta di avvicinamento e di evasione dall’area dell’incendio tenendo in considerazione gli ostacoli orografici e appunto le linee elettriche e le funivie. Fondamentalmente ci si abbassa fino a poche decine di metri da terra. Il fumo sviluppato dall’incendio e la turbolenza causata dall’ascensione dell’aria calda mettono a dura prova l’equipaggio il quale si divide il compito per gestire al meglio il tutto. Uno pilota, l’altro sgancia l’acqua e controlla tutti i parametri motore.

“Flottaggio”

Il riempimento dei serbatoi su una superficie d’acqua viene detto “flottaggio”. Lo si può fare su tutte le superfici di acqua di almeno 1.500 metri, senza onde di rilievo. Se il vento è a prora questo spazio può essere ridotto a 8-900 metri. Considerata la bassa velocità di crociera dei Canadair, il suo impiego deve essere di solito limitato alle zone entro 25 chilometri dagli specchi di acqua, altrimenti l’intervallo tra i lanci successivi sarebbe troppo lungo e ne annullerebbe gli effetti. Con virate strette, quasi a coltello, quelle che, se non sei allenato, ti fanno girare la testa. Questo è il lavoro dei piloti di Canadair…i pompieri del cielo.

Fabio Gigante

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button