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IL GIGLIO DI MARE SEMPRE PIU’ RARO A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO DELLE COSTE

IL GIGLIO DI MARE  SEMPRE PIU’ RARO A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO DELLE COSTE CHE PROVOCA LA PROGRESSIVA SCOMPARSA DEL SUO HABITAT .

 

Il Pancratium maritimum meglio conosciuto come Giglio di Mare non è un vero giglio ma una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae.

Una presenza naturale che impreziosisce le spiagge del Mediterraneo e non solo. Cresce spontaneo sui litorali sabbiosi  dove è possibile ammirarne gli eleganti e profumati fiori bianchi. Il Giglio di Mare colonizza le spiagge e contribuisce alla formazione delle dune litoranee poste generalmente entro i 50 m dalla linea di battigia . Cresce facilmente in posizioni riparate, estremamente calde e soleggiate e in terreni ben drenati.

La maturazione e la dispersione dei semi avviene in autunno in concomitanza delle prime mareggiate stagionali che consentono ai semi di compiere lunghe distanze sulle distese dunali dove la specie vegeta.

È una pianta che sopravvive all’inverno come bulbo sotto la sabbia. Il suo splendido fiore, il giglio candido, simboleggia da sempre e in tutte le culture, la purezza, icona associata a molti Santi venerati al sud, e a molte leggende. La più immaginifica è quella legata alla figura di Era, moglie di Zeus, che avendo  trovato Eracle ( Ercole secondo la mitologia romana) decise di allattarlo. Ma quando il piccolo si attaccò al seno, lo fece in maniera così vorace e vigorosa che la dea, non potendo sopportare il dolore, gli tolse d’istinto il seno: uno spruzzo di latte giunse fino al cielo generando la Via Lattea mentre un altro cadde a terra generando il Giglio di Mare.

Secondo una leggenda sarda invece, questo fiore nacque da alcuni capelli biondi di una giovane pastorella sarda. Possedere dei capelli biondi era una  rarità. La ragazza si oppose con vigore e orgoglio alle invasioni saracene e nonostante la sua resistenza i pirati riuscirono ugualmente a catturarla e ad infliggerle delle orribili torture. Al termine delle sevizie la uccisero e gettarono il suo corpo in mare. Quando questo giunse sulla costa, i suoi capelli ancora pieni di vigore e vitalità rilasciarono la loro linfa sulla sabbia dando così origine al Giglio del Mare.

Un “omaggio” della natura  poco gradito da alcune amministrazioni comunali che, ottusamente omissive rispetto alla salvaguardia di questa rarità botanica, oltre che in aperto conflitto con le normative in materia, dispongono ogni estate un’indiscriminato livellamento delle spiagge a colpi di mezzi meccanici, operazione di cui sono spesso vittima interi ecosistemi dunali, Giglio di Mare compreso.

Per fortuna ci sono eccezioni virtuose: dalle dune catanzaresi di Giovino, dal 2019 protette grazie a una iniziativa popolare, alla  scelta del comune tirrenico di Grisolia che  ha avviato interventi di tutela e salvaguardia di questa specie protetta .. Tra le misure adottate,  anche in alcuni litoranei siciliani, quella di delimitare le aree con paletti e corda, nonché l’apposizione di cartelli informativi e di eventuali corridoi protetti di attraversamento. In alcune regioni d’Italia (Lazio, Molise, Basilicata, Calabria) è considerata una specie protetta e la raccolta e l’asportazione dei fiori e dei bulbi viene proibita.

Salvaguardiamo dunque il nostro territorio durante la stagione estiva e non solo rispettando le  distese di fiori bianchi e  profumatissimi del Giglio di Mare; partecipiamo  alla plurimillenaria poesia di cui l’uomo sa ammantare gli eventi della propria vita e del mondo naturale, poesia che ritroviamo anche nel ciclo biologico dei  leggerissimi semi del Giglio di Mare che, sparsi solitamente dal vento, riescono anche a galleggiare sull’acqua e a disperdersi grazie alle correnti, viaggiando in mare fino a raggiungere nuove spiagge da colonizzare.

Caterina Guercio

 

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