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Guerra in Ucraina: droni di cartone per bombardare i russi

Sembrano giocattoli, in realtà sono armi. Per bombardare l’esercito russo, l’Ucraina utilizza piccoli droni realizzati con cartone. Almeno 100 modelli di questo tipo vengono inviati ogni mese dall’Australia a Kiev e permettono alle forze armate di sganciare piccole bombe, pacchi contenenti rifornimenti destinati ai soldati ed effettuare ricognizioni. Hanno l’aspetto di modellini con i quali potrebbe giocare un bambino, ma quando ci si rende conto di cosa possono fare davvero è sorprendente. Sono mezzi in grado di infliggere consistenti danni al nemico. I droni sono realizzati dalla Sypaq, una società di ingegneria con sede a Melbourne.

Sono stati progettati per essere sacrificabili in conflitto, ma gli ucraini sono stati in grado di utilizzare lo stesso drone per ben 60 voli. Sono stati realizzati dagli ingegneri con cartone rivestito e una gomma particolarmente resistente, vengono manovrati utilizzando un sistema di guida di livello militare che non richiede indicazioni una volta che il drone è in volo. “Uno dei principali obiettivi dei progettisti è la semplicità dell’uso, hanno fatto in modo che non fosse necessaria una particolare formazione da parte del personale per manovrarli”, dichiara Ross Osborne, ingegnere capo di Sypag. Altra caratteristica, sono economici: a seconda delle dotazioni il loro costo è compreso tra 564 e 2.800 sterline.

I primi modelli di droni usa e getta sono stati messi a punto nel 2017 dall’azienda Otherlab di San Francisco, finanziata dalla Defense advanced research projects agency (Darpa) americana. Sono stati assemblati con cartone, nastro adesivo da imballaggio e muniti di software. Gli Apsara (Aerial platform supporting autonomous resupply/ Actions), questo il loro nome, sono stati progettati per aree di guerra e zone colpite da calamità naturali nelle quali è impossibile arrivare per soccorrere la popolazione. L’idea che ha portato al loro sviluppo era dunque pacifica: mandare aiuti, medicine e generi di prima necessità dove c’è bisogno.

Nelle zone di guerra gli elicotteri non possono operare, perché verrebbero abbattuti e ciò comporterebbe una perdita di vite umane oltre a vanificare i soccorsi. Mentre nel caso dei droni super tecnologici, unitamente alla distruzione dei materiali di prima assistenza, ogni mezzo perduto ha un rilevante impatto economico. Gli Apsara sono ideali per la consegna di carichi umanitari nelle zone più remote. Sono in grado di trasportare contenitori a bassa perdita termica e fluidi medici sensibili, possono trasportare sangue e vaccini, indispensabili in regioni con strade poco attrezzate.

I piccoli droni di cartone sono dotati di un sistema Gps, batterie e piccoli server, grazie ai quali atterrano sul bersaglio. Per gli operatori impegnati nelle missioni umanitarie è il modo più semplice e meno rischioso per aiutare la popolazione e salvaguardare il proprio personale. E come sottolinea Mikell Taylor, a capo del progetto Everfly di Otherlab, sono facili da realizzare: “È come l’Ikea di droni. Il drone si presenta sotto forma di un kit componibile di fogli di cartone, sagomati con il laser. Quando si è pronti per partire, basta montarli ed è molto facile, è necessario solo del nastro adesivo per assemblarli”. Nel corso degli anni l’idea è stata ulteriormente sviluppata e ora gli aerei di cartone australiani fanno parte della dotazione delle forze armate ucraine.

Fabio Gigante

 

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