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Gli allievi della “Scuola di recitazione e professioni della scena” del Teatro Biondo di Palermo

Al Biondo registi e interpreti della Via Crudex di Rosario Palazzolo.

Col debutto di Via Crudex – Cantico della minaccia di Rosario Palazzolo, nato nell’ambito del progetto Squarci d’autore, si conclude questo fine settimana allo Steri di Palermo la stagione estiva del Teatro Biondo. Sono previsti due spettacoli, sabato 24 e domenica 25 luglio a partire dalle ore 20.30, con ingressi scaglionati ogni 15 minuti fino alle 22.00.

In un momento difficile come quello che stiamo ancora vivendo, il Teatro diretto da Pamela Villoresi ha pensato di coinvolgere gli studenti delle scuole superiori di Palermo e provincia – Duca degli Abruzzi, Santi Savarino, Vittorio Emanuele II e Umberto I – nella ricerca e nella creazione di testi che trasmettano la loro “visione” dell’attualità, legandola alle opere letterarie o alle opere d’arte siciliane. I pensieri, che incrociano anche il vissuto personale di questi difficili mesi, sono stati elaborati, interpretati e messi in scena dagli allievi attori, drammaturghi e registi della “Scuola di recitazione e professioni della scena” del Teatro Biondo al termine del primo anno di corso, sotto la guida del drammaturgo e regista Rosario Palazzolo.

Ne è nato uno spettacolo singolare, che si dipana lungo otto “stazioni” all’interno del cortile dello Steri. Il pubblico, diviso in gruppi di 15 spettatori, sarà stimolato a riflettere su temi che riguardano l’attualità e il loro stesso ruolo di osservatori non neutrali: «Via Crudex – spiega Palazzolo – è un marchingegno composto da otto brevi scritture, monologhi e dialoghi, che possiedono una poetica tesa al basso, al minuscolo, all’insufficiente, ma che hanno l’ardire di porsi e porgere domande stringenti, caustiche, parecchio antipatiche, tutte incentrate su una questione stringente, caustica, parecchio antipatica, la questione della nostra responsabilità come pubblico, come artisti, come esseri umani di scegliere ciò che è meglio per la nostra esistenza».

Dalle storie personali dei ragazzi e delle ragazze, posti bruscamente dinanzi a una pandemia mondiale che ha procurato disagi, dolori e stravolgimenti nella vita di tutti i giorni, emerge un nuovo ordine delle priorità e delle necessità quotidiane, un senso di smarrimento e di precarietà che spinge a riconsiderare ogni gesto e il modo di relazionarsi.

La pandemia, in definitiva, ci ha spinti a pensare, come spiega Palazzolo, che «non sempre ciò che è meglio per la nostra esistenza è davvero meglio per la nostra esistenza, così come ciò che consideriamo il peggio può essere il meglio, e addirittura molto meglio di qualsiasi miglior meglio riusciamo a immaginare per la nostra esistenza, e potrei procedere all’infinito, con inquadrature ancora più strette, eppure disponibili a ulteriori divagazioni, ma nondimeno è proprio sul ciglio di questo baratro inesauribile di pesi e contrappesi, di dubbi e evidenze che il teatro diviene necessario all’esistenza, perché tenta di vincere le battaglie che la realtà inevitabilmente perde, annichilendo le domande con risposte passepartout che si sforzano di contestare il dato oggettivo con un po’ di bellezza, e deridendo ogni lotta, poi osannandola, resistendo e morendo, ma sempre aspirando a una rappresentazione che produca il giusto quantitativo di riflessioni, e che siano almeno un poco attendibili».

L’ingresso alla Via Crudex è previsto ogni 15 minuti a partire dalle ore 20.30. Un “iniziatore”, interpretato da Antonio Silvia, guiderà il pubblico nelle otto stazioni, ognuna con un titolo, una regia e uno o più interpreti: Doublefaces con Chiara Peritore, regia di Angelo Grasso; Titolo senza testo con Giorgia Indelicato e Vincenzo Palmeri, regia di Giupy Randazzo; Show con Lorenzo Davì, regia di Lia Ceravolo; Due donne morte con Monica Granatelli e Brenda Liotta, regia di Lia Ceravolo; Ostaggi con Dario Pensabene ed Emanuele Russo, regia di Giupy Randazzo; A Silvia con Noa Di Venti, regia di Francesco Buccheri; Maestri con Gaia Bevilacqua e Ginevra di Marco, regia di Francesco Buccheri; Marea con Emanuele Del Castillo e Marcello Rimi, regia di Angelo Grasso; con il contributo degli allievi drammaturghi Dario Coco e Giorgia Conigliaro. Le scene, i costumi e le luci sono a cura degli stessi allievi. 

Palazzo Chiaramonte – Steri, Palermo – 24 e 25 luglio 2021

Progetto Squarci d’autore

Via Crudex

Cantico della minaccia

di Rosario Palazzolo

Doublefaces con Chiara Peritore – regia di Angelo Grasso

Titolo senza testo con Giorgia Indelicato e Vincenzo Palmeri – regia di Giupy Randazzo

Show con Lorenzo Davì – regia di Lia Ceravolo

Due donne morte con Monica Granatelli e Brenda Liotta – regia di Lia Ceravolo

Ostaggi con Dario Pensabene e Emanuele Russo – regia di Giupy Randazzo

A Silvia con Noa Di Venti – regia di Francesco Buccheri

Maestri con Gaia Bevilacqua e Ginevra di Marco – regia di Francesco Buccheri

Marea con Emanuele Del Castillo e Marcello Rimi – regia di Angelo Grasso

e con Francesco Buccheri, Lia Ceravolo, Dario Coco, Giorgia Conigliaro, Angelo Grasso

e il contributo degli allievi drammaturghi Dario Coco e Giorgia Conigliaro

un ringraziamento particolare ad Antonio Silvia per L’iniziatore

scene, costumi e luci a cura degli allievi

assistente alle regie Angelo Grasso

supervisione alle regie Rosario Palazzolo

produzione Teatro Biondo Palermo

Spettacolo itinerante per gruppi di massimo 15 spettatori

orario ingressi

primo gruppo: 20.30

secondo gruppo: 20.45

terzo gruppo: 21.00

quarto gruppo: 21.15

quinto gruppo: 21.30

sesto gruppo: 21.45

settimo gruppo: 22.00

ingresso euro 8

Prevendite al botteghino del Teatro Biondo anche sabato e domenica; è previsto servizio di vendita dei biglietti anche le sere dello spettacolo a Palazzo Chiaramonte-Steri a partire dalle ore 19.00.

Informazioni al Botteghino e all’Ufficio promozione.

www.teatrobiondo.it

Note dell’autore

«E insomma ho fatto così, ho acchiappato ciò che i ragazzi della “Scuola di recitazione e professioni della scena” del Teatro Biondo di Palermo hanno vissuto in questo ultimo anno, il loro bagaglio personale, come si dice, traboccante di esperienze, zeppo di acrobazie emotive, poi ho fatto incetta delle parole scritte dagli studenti delle scuole Duca degli Abruzzi, Santi Savarino, Vittorio Emanuele II e Umberto I, le ho infettate con i temi del progetto Squarci d’autore, e poi mi sono messo a scrivere, e più lo facevo, più le pagine saltavano fuori e più sentivo la responsabilità del gesto creativo, ché scrivevo per delle anime nuove, in effetti, giovani persino più della gioventù, che si sarebbero infilate nelle mie storie senza battere ciglio, sospingendo le mie idee, inneggiando i miei spiriti, partorendo i miei figli, e perciò provavo un vago senso di disagio e parecchia strizza, ma è troppo tempo che mi illudo di poter vincere per non provare a perdere anche stavolta, e così ho continuato a scrivere, imperterrito, senza che più una qualsiasi ombra di dubbio si insinuasse fra me e la mia responsabilità, e dentro un tempo languido, e galleggiante, e stranamente sereno ho finito il testo teatrale Via Crudex – Cantico della minaccia, un marchingegno composto da otto brevi scritture – monologhi e dialoghi – che possiedono una poetica tesa al basso, al minuscolo, all’insufficiente, ma che hanno l’ardire di porsi – e porgere – domande stringenti, caustiche, parecchio antipatiche, tutte incentrate su una questione stringente, caustica, parecchio antipatica, e la questione riguarda la nostra responsabilità come pubblico, come artisti, come esseri umani di scegliere ciò che è meglio per la nostra esistenza, e ovviamente so già di mio che è una domanda irrisolvibile, ché in effetti non sempre ciò che è meglio per la nostra esistenza è davvero meglio per la nostra esistenza – provate a chiederlo alla vostra esistenza –, ché può essere molto peggio, a dire il vero, così come ciò che consideriamo il peggio può essere il meglio, e addirittura molto meglio di qualsiasi miglior meglio riusciamo a immaginare per la nostra esistenza, e potrei procedere all’infinito, con inquadrature ancora più strette, eppure disponibili a ulteriori divagazioni, ma nondimeno è proprio sul ciglio di questo baratro inesauribile di pesi e contrappesi, di dubbi e evidenze che il teatro diviene necessario all’esistenza, perché tenta di vincere le battaglie che la realtà inevitabilmente perde, annichilendo le domande con risposte passepartout che si sforzano di contestare il dato oggettivo con un po’ di bellezza, e deridendo ogni lotta, poi osannandola, resistendo e morendo, ma sempre aspirando a una rappresentazione che produca il giusto quantitativo di riflessioni, e che siano almeno un poco attendibili.

E adesso lo spettacolo c’è, esiste – pure se non è uno spettacolo, beninteso, ma più che altro una restituzione – ed è uno spettacolo pieno di parole sbagliate che aspettano solo di mietere le prime vittime, ovvero il pubblico che deciderà di varcare la soglia, che vorrà intraprendere un percorso labirintico, in cui sarà compiaciuto, poi contestato, e infine lasciato solo, con la responsabilità di fare qualcosa, anche nulla.

E in mezzo ci saranno loro, i miei splendidi artefici, i miei adorabili piccoli dirottatori del vetusto pensiero unico, i miei terribili combattenti morali, con le loro spade infuocate contro l’incantesimo della maturità.

Perché questo, occorre fare, io credo, con i giovani.

Educarli a non diventare vecchi».

Rosario Palazzolo

Filippo Virzì

Giornalista radio/televisivo freelance, esperto in comunicazione integrata multimediale.

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