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GIOVANI E COVID -19. LIBERI TUTTI

GIOVANI E COVID -19

LIBERI TUTTI

Malgrado le recenti direttive contenute nell’ultimo DPCM  finalizzate in primis ad   evitare assembramenti tra i giovani: vedasi chiusure di pub, bar, sale giochi ecc; l’esigenza di socializzazione ha il sopravvento sulla salute; spiagge, ville, piazze,  e comunque in prossimità di esercizi dove è possibile l’attività di asporto, gruppi di impavidi giovani “sfidano “ il nemico invisibile non utilizzando neanche le effimere armi, di cui tutti noi disponiamo, a danno della propria e altrui incolumità.  Mancato senso di comunità o espressione tangibile di un disagio psicologico ?

Gli esperti più volte hanno invocato l’esigenza di socializzazione per i giovani, aspetto che ha  determinato il ritorno a scuola, anche se per un periodo limitato,  per alcuni studenti ma che costituisce comunque un piccolo spazio nella sfera di gruppo che pertanto sfocia in comportamenti fuori dalle regole.

Da una fase in cui sono stati addirittura osannati dal Ministro della Salute per l’impegno e il rispetto delle regole durante il primo lockdown, ora sono tacciati di aver rialzato la curva dei contagi  a causa delle vacanze estive e della movida. I giovani di fascia d’età tra i 16-24, hanno vissuto un 2020 molto complesso dal punto di vista emotivo e psicologico causa Covid-19. Su di loro pesa, infatti, il desiderio di tornare alla normalità e l’angoscia di non conoscere la data della fine.  La fascia di cui parliamo (16-24) dichiara la Dott.ssa A. Pirrone  psicologa –psicoterapeuta Giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Palermo….. è una fascia in cui le relazioni sociali e il contatto interpersonale sono fondamentali, per la crescita e la formazione delle singole personalità . Eliminare di colpo una delle modalità principali della loro vita, cioè quella relazionale, è molto faticoso. Dobbiamo dare priorità ai bambini e ai giovani per il bene del nostro futuro. Problemi come l’autolesionismo, il consumo di droghe e l’ansia erano già in aumento prima del lockdown, soprattutto tra gli adolescenti, con un tasso stimato di 1 ragazzo su 8 che soffre di problemi mentali. E’necessario pensare a possibili trattamenti di intervento e cura non solo in questa fase di emergenza ma soprattutto quando tutto finirà e si ritornerà alla normalità…”.

La pandemia ha infatti dato modo a psicologi e ricercatori di rivalutare quella teoria che vede i giovani sempre più rifugiati nelle relazioni virtuali e lontani dalla socialità fatta di luoghi d’incontro e contatto fisico. “Si osserva – racconta la dott.ssa Pirrone – un livello intenso di sofferenza per l’assenza di relazioni sociali. E’ quasi infatti impossibile impedire episodi di “gruppo , proprio perché l’aggregazione è una motivazione molto forte per i ragazzi, si rischia  una crisi esistenziale generale  tra i giovani”. Si tratta di un meccanismo di rimozione che fa loro dimenticare che questa nuova fase non è un “liberi tutti”, ma un momento di convivenza con Covid-19. Infatti l’età media dei nuovi contagi è scesa fino a toccare quota 29 anni. Ma le spinte motivazionali della fascia giovanile, sono inclini a soddisfare nell’immediato quelli che sono i loro bisogni. L’idea della morte nella mente di una persona giovane è molto lontana: cognitivamente capiscono che esiste, ma non li riguarda mai. È anche questo un meccanismo di difesa contro l’angoscia. Bisogna riportare i giovani ad una consapevolezza rinnovata ma necessita trovare il giusto equilibrio.  La misura del rischio deve essere studiata, ma bisogna permettere loro di conservare il loro rapporto con il mondo.

Caterina Guercio

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