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Felice: l’accordo quadro per l’accesso alla Cassa Integrazione in Sicilia un affare da circa 20 milioni di €uro per le associazioni degli artigiani e per i sindacati confederali

Ammonta a circa 20 milioni di €uro l’introito che l’Ente Bilaterale degli Artigiani in Sicilia toglierà dalle tasche ad aziende e lavoratori, grazie all’avallo del Governo Regionale che, nonostante le segnalazioni avute, non interviene.

 

In un momento tragico per le aziende – ha dichiarato il Coordinatore Regionale di Confimprese Sicilia – dispiace che le associazioni che dovrebbero tutelare le aziende dell’artigianato ed i Sindacati dei lavoratori approfittino delle loro necessità per spillargli soldi. Ammonta, in media a circa mille €uro per lavoratore la messa a posto che le aziende artigianali devono pagare per potere accedere alla Cassa integrazione.

Nel famoso accordo stipulato in quanto previsto dal DPCM 18 detto “Cura Italia”- continua il coordinatore Regionale di Confimprese- i proprietari dell’ente bilaterale degli artigiani, hanno inserito, sebbene non prevista dal Decreto in parola ed a mio avviso illegittimamente, una clausola che prevede l’obbligatorietà dell’iscrizione all’ente di loro proprietà per potere accedere alla cassa integrazione prevista per le aziende chiuse per decreto.

Lascia stupefatto – conclude Giovanni Felice – l’atteggiamento passivo del Governo e del Parlamento Siciliano e dell’INPS regionale che davanti a questa truffa legalizzata tacciono. Le aziende Siciliane, i loro lavoratori, i cittadini in questo drammatico momento si aspettano dal Governo, dal Parlamento Siciliano un sostegno per loro e le loro famiglie. Abbiamo avanzato proposte che darebbero immediata liquidità alle aziende, ma restano inascoltate perché la loro adozione toccherebbe gli interessi dei Carrozzoni siciliani che si occupano di credito. In questo quadro non c’è da essere ottimisti. L’auspicio, che purtroppo non vedo all’orizzonte è che la classe dirigente di questa martoriata regione abbia uno scatto di orgoglio e sappia uscire da quegli schemi che condannano i siciliani a vedere tutelati gli interessi di pochi, spesso pure illegittimi, a danno di un popolo che comincia ad essere affamato.

 

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