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Coronavirus: quando una Nazione tenta di salvarsi con l’autocertificazione

Oramai è certificato!

Il Governo, o per meglio dire, il primo Ministro Conte, più confuso che mai, in quindici giorni è riuscito a emanare 10 Decreti (DPCM) quasi tutti simili se non uguali dove l’unica cosa chiara era che “non sono chiari”.

Si. E’ proprio così ed è nel pensiero di tutti: Giornalisti, Professionisti, Professoroni, imprenditori, Famiglie e di gran parte dei cittadini italiani.  Quello che emerge è soprattutto la poca chiarezza nelle cosiddette “restrizioni” che ci costringe a pensare male: è una voluta intenzione di chi lo scrive e che ci impegna a dare ognuno l'”interpretazione” che desideriamo? Oppure cosa?

E’ intenzionale dare prima una conferenza stampa su Facebook e il giorno dopo (quando va bene) attuare  i provvedimenti previsti e anticipati in conferenza? Causando come si è ben visto lo “scappa scappa” dal nord al sud, per fare un esempio.

Di certo c’è che le Regioni si sono in qualche modo “sganciate” o “agganciate da quei decreti emendandone “altri” sicuramente più chiari e determinati e a maggior tutela della salute pubblica.

Ma così facendo non si rischia il caos tra le varie tragedie?

Conte, che sembra tirato dalla giacca a destra e a manca e, probabilmente, pure dal suo portavoce Casalino, che cura la comunicazione,   si è fatto, forse,  trascinare dai “follower” e dai “mi piace” circostanza che ha ispirato, probabilmente,  il team del presidente ad  approfittare della situazione per aumentare la notorietà?

Sarà per fini politici? O altro?

Il “CURA ITALIA”, per commentare di un altro DPCM, è l’altro decreto/medicina che sa di beffa. Lo sanno tutti che quel decreto non potrà dare  risultati. Le scadenze di tasse e tributi pur posticipate non daranno benefici a chi le paga: una impresa  in perdita per mesi  per mancato lavoro non è detto che potrà recuperare poiché il perso non è recuperabile.
Lo sanno tutti anche i bambini.

Conte lo si sa che è  persona per bene, ma questo non basta. Lui deve ascoltare tutte le parti politiche, le singole regioni  le  parti sociali e gli imprenditori  e sul campo “salute” deve sentire anche altre “campane” perché troppo tempo è passato dall’ unanime “è qualcosa di più di una influenza” e a noi, a parte giustificarci con finte autocertificazioni, poco speranza rimane.  Metta coraggio e dica tutta la verità ai cittadini del Paese prendendo le precauzioni giuste prima di comunicarle attraverso eclatanti conferenze stampa.

L’autocertificazione è un modo gentile di dire ti punisco, ma puoi mentire tanto nessuno lo saprà.

Come dire ad un ladro che ha rubato: “dichiarami che non sei stato tu”. Non lo dirà mai. Il rischio vale la candela.

I 70mila denunciati ne sono la prova. Anche questo provvedimento è labile e non produce l’effetto previsto, se non per poche persone per bene che comunque rispettano le regole nella normalità. Nel frattempo il contagio non aspetta e nel silenzio infetta e produce morte. Tanti morti. Troppi.

Molti italiani, coscienti e preoccupati, a questo punto, vorrebbero che intervenisse ancora di più l’autorevole Presidente della Repubblica Mattarella  pur comprendendo che ogni Istituzione ha il suo ruolo e le proprie competenze, ma quando si è in guerra ruoli e competenze dovrebbero convergere in un unico e univoco obiettivo: vincere contro il nemico. 

A questo punto aggrappandoci alla speranza (non al Ministro) chiudiamo con questa ultima battuta: “Gentile Sig. Primo Ministro con una forte dose di spiritualità e altrettanta fortuna probabilmente #celafaremo, ma quando tutto passerà non sarà più come prima, anche per LEI.

Francesco Panasci

#iorestoacasa

 

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