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A Palermo il nuovo Sindaco è il Magnifico Roberto Lagalla

Adesso compatti verso la ricostruzione di tutto

Palermo, tra calci e pugni, sputi e veleni, è riuscita a esprimere il sindaco con quasi il 50% dei consensi. Nemmeno il reddito di cittadinanza ha salvato la sinistra.

C’era voglia e speranza di cambiare, questo lo sapeva anche Orlando ed è per questo motivo che non propose Giambrone come candidato a primo cittadino. Era certo più di tutti della sconfitta. Ma per lui è “missione compiuta”

Palermo, negli ultimi anni, non aveva più un primo cittadino, o per meglio dire l’aveva sula carta, ma impegnato, nella sua personale visione, a fare altro. Anzi tutt’altro che amministrare.

L’abbandono era sotto gli occhi di tutti, non mancava solo la strategia  e i “picciuli” come molti “decaduti” a queste elezioni dicono, semmai  mancava di azioni di “normalità” e di cose comuni di vita da vivere. “roba” superata per l’uscente Orlando.

Negli ultimi anni si è andato avanti a suon di commemorazioni, spartizioni di tesserine preziose e vociare a vuoto sull’accoglienza di “chi che sia”, Una amministrazione uscente fuori dalle normali regole, lasciando le redini della città tra abbandono culturale, di monnezza, di morti non sepolti, di povertà e abusivismo e facendo mancare una normale sicurezza di vivibilità.

Tuttavia a Orlando va riconosciuto che in campo internazionale ha saputo vendere Palermo bene pure quando era invendibile. Riusciva a nascondere le molteplici problematiche e “schifezze”, propinando un volto di una città che non era, semmai piegata dall’abbandono a dall’incuria.

Ma, Luca il Sindaco, lo scontro più duro l’ha avuto contro i suoi stessi palermitani.

Una “sciarra” che ha rotto il patto tra sindaco e cittadini.

Sui rifiuti Orlando ha fatto flop, “floppone”  più grande non si poteva. Voleva convincere i cittadini che la differenziata passava dal regalo di quattro secchi di plastica a ogni famiglia, lasciando però i balconi di Palermo piena di monnezza con i servizi di raccolta sempre più deficitari. Anche i lavoratori della RAP avevano rotto il patto con il Sindaco. Sfregi a “tignitè” a lui e a tutta Palermo.

Ora occorre guardare al futuro/presente della città. L’ex Orlando il da fare lo troverà: in una ONG o cose simili o a ROMA, Il PD gli troverà uno spazio, come del resto è giusto che sia.

 

Palermo dunque a un Magnifico Sindaco, il prof. Roberto Lagalla, che immediatamente dovrà mettersi al lavoro.

Il nuovo Sindaco sarà anche il presidente della città Metropolitana di Palermo poichè “spetta” come previsto per legge.

In questa circostanza occorrerà mettere in campo le migliori teste pensanti e operative per la ricostruzione civile e culturale di Palermo.

La politica con i suoi partiti di centro destra potrà pretendere di avere “spazi” governativi, ma dovrà fare attenzione alla qualità di donne e uomini che metterà a disposizione per la formazione della nuova governance. NO a passi falsi per gli accontentini di turno, occorre puntare solo ed esclusivamente su competenza e qualità. Uomini e donne di valore e determinati.

Occorre, senza paura alcuna,  azzerare tutto senza perdere quel che di buono è stato fatto, anche se poco.

I tanti CDA devono essere azzerati e rilanciati con seri professionisti, lo si deve fare senza timori, come sa fare benissimo la sinistra, senza pietà. eì come sappiamo: “in questo la sinistra non la fotte nessuno”. Le lezioni di cultura che la sinistra Orlandiana voleva impartire si è rivelata un disastro. Ciò è dimostrato dalla scarsissima gestione dei teatri (ad esclusione del Massimo – luogo dei fedelissimi –  che di piccioli non ha avuto mai problemi), degli spazi culturali e delle partecipate ad esclusione di qualcuna che ha fatto quel che poteva fare.

Il centro destra, con schiena dritta, ha l’obbligo morale oltre che professionale di NON avere timore  di fare scelte forti, dure, drastiche.  Il cambio di rotta esige coraggio, determinazione, capacità e senso del bene comune. Palermo può farcela e ce la farà.

Lagalla e il centro destra si compattino e si preparino a lavorare bene e senza litigi per la quinta città d’Italia.

Il tempo che è il primo grande nemico, ma pure prezioso, non aspetta nessuno e i palermitani sono stanchi di attendere.

 

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