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A Palermo c’è “A CALA” e può provocare dipendenza

Meno male che c’è, si chiama LA CALA, anzi “A CALA”.

 

Questo pezzettino di “vita” è un porticciolo ad U compreso fra la via Francesco Crispi e il Foro Italico e corrisponde al porto più antico della città di Palermo.

I Fenici, che avevavo l’occhio lungo, decisero per primi di sfruttare questa insenatura naturale che hai tempi era molto più estesa e vi sfociavano due importatni fiumi: il Kemonia e il Papireto e ad est vi era il Castello a Mare. Una meraviglia.

Il primo molo fu costruito nel 1300 ed era il principale approdo di Palermo fino al 1600 dove inizio lo sviluppo portuale delle zone dei quartieri di Santa Lucia e di Sant’Erasmo, ma quello più sfruttato rimase la Cala e subito dopo il  vero e proprio porto della città: l’attuale Porto di Palermo

Oggi la CALA è meta di turisti e non solo piace a tutti, giovani, meno giovani, donne e uomini e manco a dirmo ai bambini. E’ diventato punto di riferimento di tutti i palermitani che amano lo sport dilettantistico, la corsa, la bici, la pesca amatoriale e l’aria e la veduta del mare che diventa terapia per il morale ed energia per chi vuole rigenerarsi.

Ecco che molti di noi sentono il bisogno, se NON dipendenza , di trascorrere qualche manciata di minuti alla CALA  che da buona medicina naturale ci fa quasi dimentincare che siamo sotto pandemia.

Allora che dire se non “Usare con cautela perchè LA CALA può causare dipendenza”

 

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