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A MILANO LA PERSONALE DI NICOLA PUCCI

(di Daniela Brignone)

A MILANO LA PERSONALE DI NICOLA PUCCI

Daniela Brignone

 

Distorsioni, bolle d’aria, alterazioni visive, ossessioni. “La figura e il paradosso”, l’ultima personale dell’artista siciliano Nicola Pucci, curata da Dominique Stella – in mostra presso la Fondazione Mudima di Milano (via Tadino, 26) – mette in scena la rappresentazione di situazioni reali che affondano le radici in dimensioni archetipiche. Un inquadramento non connotato da casualità e che scava nei meandri degli oscuri processi dell’inconscio o ferma l’istante di una gestualità o di uno stato. Fino al 24 aprile sarà possibile ammirare un corpus di 32 opere, alcune delle quali storiche, legate allo sviluppo di una ricerca che ha messo in evidenza i delicati equilibri tra verità e illusione applicata a diversi e inconsci ambiti dell’esistenza onirica.  All’interno si muovono personaggi, isolati o impegnati in complesse relazioni, caratterizzati da un’adesione a schemi dalla profonda significatività ancestrale.

L’individuo, protagonista delle opere, e il suo paradosso, l’antitesi ma anche il racconto, dove il termine, secondo il pensiero classico, allude ad una narrazione di fatti straordinari. Ogni scena è un episodio a sé che sintetizza le suggestioni, le morbosità, le insidie della modernità, che giocano tra le ambivalenze del tangibile e dell’immaginazione.

Insoliti sono i punti di vista e gli scatti, quasi fotografici, ripresi da Pucci, che diventano parte integrante di una vitalità che scorre vertiginosamente e della quale l’artista blocca la percezione.

Ai temi del potere e della sessualità Pucci associa l’imponente e minacciosa figura del toro o quella superba del gallo, quest’ultima legata prevalentemente ad un simbolismo fallico di un sistema culturale dominante. Essi incombono sulla scena come rappresentazione di una coscienza che irrompe, determinando uno scontro tra istinto e ragione, tra natura e artificio. Immagini che in un’epoca di profonde lacerazioni assumono l’importanza di un’evidenza, quella di ossessioni, di costruzioni inconsce e di passioni primordiali che albergano nell’individuo contemporaneo, fino ad invaderne gli spazi vitali e delle quali non ne emerge chiaramente la consapevolezza.

I lettori di quotidiani, collocati all’interno della dimensione perfetta del cerchio, assumono un rimando al simbolismo archetipico dell’uroboro, il serpente che si morde la coda, e alla ciclicità in cui la quotidianità, il conformismo, la circolarità dell’informazione diventa l’elemento che uniforma e massifica l’individuo.

Le personificazioni delle opere di Pucci danno corpo ai contrasti e ai paradossi espressi attraverso metafore in cui finzione e realtà si incontrano e si combinano fino a rendere indistinguibile il limite tra vissuto e sogno. Ma in questi grovigli di immagini complesse, impresse sulla tela senza prospettiva né gravità, distinguiamo visioni familiari e le ambiguità del nostro tempo, frutto di un’elaborazione inconsapevole e, pertanto, non controllabili, dove non è la pura bellezza il termine di attrazione e di consenso, ma il meccanismo metaforico che emerge e che suscita un’identificazione.

Ed ecco che dal senso di vacuità, di sospensione e di silenzio che avvolge le scene delle opere di Pucci emerge la rappresentazione della condizione dell’uomo di oggi che scandisce le tappe di un percorso antropologico, della storia dell’uomo e di una ritualità necessaria alla sopravvivenza, dove risiedono le nostre paure e i nostri sogni.

Nella sequenza di opere che ritrae ciclisti, giocolieri, subacquei, pugili, l’attimo sospeso e immortalato dall’artista denota lo sforzo di cogliere empaticamente una sofferenza, le pulsioni, la velocità dell’esistenza, l’ansia e la gioia, in una visione metaforica dell’uomo contemporaneo. Le scene sono per lo più prive di sfondo e poste in un limbo galleggiante in uno spazio metafisico che conferisce una maggiore pregnanza.

Infine, la serie delle bolle d’aria diventa il sintomo di una mancanza. Immagini apparentemente ludiche ma che, in un mondo di instabilità, celano una forte angoscia derivata dalla percezione del senso dell’effimero e della difficoltà nelle relazioni umane. Riflettendo lo spazio circostante, la bolla d’aria rinvia alla fragilità di un pensiero collettivo, reso manifesto in occasione della recente condizione pandemica durante la quale l’artista ha dato vita a quest’ultima produzione.

La partecipazione di Nicola Pucci ad importanti mostre internazionali, la presenza di sue opere presso prestigiose collezioni lo pongono tra gli artisti contemporanei più interessanti. Da sempre proiettato verso nuove sfide tecniche e tematiche, egli ha privilegiato nel corso della sua attività i temi dell’inconscio e delle inquietudini, in cui il realismo e l’ambiguità si mescolano per sollecitare una riflessione alla ricerca dell’autenticità.

La mostra è promossa dalla Fondazione Mudima in collaborazione con Arionte Arte Contemporanea e MLC Comunicazione ed è corredata da un catalogo.

Orari: lunedì-venerdì 11-13, 15-19, chiuso sabato e domenica. Ingresso libero

 

 

 

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