Prendo quotaPrimo Piano

42 anni fa l’incidente aereo del DC 9 Alitalia a Punta Raisi

38 minuti dopo la mezzanotte del 23 dicembre di 42 anni fa, il DC 9-32 Alitalia, in fase di avvicinamento alla pista 21, ed a circa 3 km dall’aeroporto di Punta Raisi, impattava violentemente sul mare a poca distanza dalla costa di Marina di Cinisi, in provincia di Palermo. Si trattava del volo 4128 partito da Roma-Fiumicino e diretto a Palermo-Punta Raisi con a bordo129 tra passeggeri e membri dell’equipaggio.

Quella sera il DC 9, con matricole I-DIKQ, denominato “Isola di Stromboli”, era stato autorizzato per un avvicinamento notturno VOR/DME alla pista 21. La procedura imponeva di stabilire l’ingresso sulla radiale di 217° gradi di Raisi al punto “Guffy”, situato a 16,5 NM nord-est del radiofaro a 4000 piedi. Qualcosa non andò per il verso giusto. La parte iniziale della discesa fu effettuata seguendo le regole del volo IFR, (le regole del volo strumentale), fino a due miglia dall’aeroporto, poi l’equipaggio interruppe la discesa a circa 150 piedi (50 m) di quota sul mare, e passò a pilotare in VFR (regole del volo a vista) cercando di individuare il punto di contatto sulla pista, perdendo però altra quota. I piloti proseguirono la manovra, ormai divenuta pericolosa, in quanto non si vedevano le luci di Raisi.

Foto di: Massimo Cometa

Il DC 9 negli ultimi nove secondi del volo, volò quasi a pelo d’acqua, alla velocità di 150 nodi (280 km/h). Fatale fu una forte raffica di vento che fece perdere la pochissima quota residua e l’aereo si schiantò sull’acqua con l’ala destra, spezzandosi in due tronconi e affondando. Gran parte dei passeggeri mori nell’impatto, altri morirono per le temperature rigide dell’acqua. Solo 21 passeggeri riuscirono a sopravvivere grazie alle barche dei pescatori che non esitarono a tagliare le reti cariche di pesci e li raggiunsero per salvarli. Come riportano le ricostruzioni dell’epoca la causa dell’incidente fu attribuita a un errore dei piloti, che ritennero di essere più vicini all’aeroporto di quanto in realtà fossero e decisero di effettuare la discesa finale prematuramente.

Foto di: Massimo Cometa

Si trattò del più subdolo delle visual illusion, il Black-Hole Approach Illusion o illusione da “buco nero”. Una specifica tipologia di disorientamento spaziale notturno che può manifestarsi in prossimità degli aeroporti, in assenza di luce (senza stelle o luna), in prossimità di zone di mare, di montagna o foreste, ovvero luoghi dove le luci di una pista sono quasi completamente immerse nel buio. In tali condizioni il pilota non ha alcun riferimento visivo e in assenza di elementi, quali il gradiente tissutale, la sua percezione della profondità può risultare falsata con conseguente effetto sull’angolo di discesa.

Fabio Gigante

 

 

 

 

 

 

foto Massimo Cometa

Articoli Correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pulsante per tornare all'inizio