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41 anni fa l’incidente aereo di Capaci: equipaggio in addestramento per l‘operazione “Eagle Claw” in Iran

Sono trascorsi 41 anni dall’incidente aereo del Grumman Prowler EA-6B della marina statunitense che si schiantò su una villetta di Viale Kennedy nel comune di Capaci, in provincia di Palermo. La sera del 16 dicembre 1979, il Prowler della US Navy, secondo gli atti della Commissione Ministeriale d’inchiesta sulla strage del DC 9 di Ustica, “era decollato dalla porta aerei statunitense Nimitz, presente nel Tirreno, insieme a numerosi caccia tattici per una missione addestrativa notturna”.

Foto di: Attilio Albergoni

Al momento del rientro l’EA-6B, appartenente al VAQ-134, Gruppo Caccia Tattici Elettronici, con equipaggio composto da un pilota e tre operatori di sistemi elettronici per contromisure (ECMO), non riuscendo ad appontare sulla portaerei, nonostante più tentativi, fu posto in circuitazione e comandato ad effettuare il rifornimento in volo. Non era stato possibile provvedere a tale operazione a causa dell’inefficienza dell’impianto di travaso carburante installato a bordo dell’aereo rifornitore. Pertanto il velivolo era stato dirottato verso lo scalo di Punta Raisi, anche se inidoneo ai caccia tattici.

Foto: US Navy

Giunti sulla zona dell’aeroporto, il pilota, il comandante, Bobby Dark di 26 anni ed i Tenenti, P. B. Holtzbaur, Robert Handricks e Jim Mackins non riuscirono a localizzare strumentalmente la pista a causa dell’incompatibilità fra apparati di bordo e radioassistenze a terra; né a scorgere a vista l’aeroporto a causa di un forte temporale in atto nella zona. Tantissimi, furono i palermitani che quella sera cercarono di capire cosa stesse succedendo a quell’aereo che girava a bassa quota in evidente difficoltà. Dopo diverse circuitazioni di orientamento e ricerca, nell’imminenza dell’arresto dei motori per mancanza di JP4 (carburante Avio), il Tenente Dark puntò il muso del Prowler, ormai ingovernabile, verso il mare e si eiettò insieme al resto dell’equipaggio.

 

Il comandante Dark si sfracellò con il paracadute sulle rocce di Monte Pellegrino, l’equipaggio riuscì ad atterrare in diverse zone di Mondello. Dell’incidente si occupò la Procura di Palermo. Gli accertamenti tecnici furono effettuati da una commissione mista italo-americana, secondo quanto prescritto da una legislazione speciale del 1955 per gli incidenti militari aerei in Paesi NATO. Secondo gli atti della Commissione d’inchiesta, “Equipaggio e velivolo stavano partecipando a una delle prove generali dell’operazione segretissima, Eagle Claw. In volo vi erano numerosi altri velivoli americani, tutti sprovvisti di piano di volo e nessuno dei loro piloti aveva contattato il Centro di Controllo Regionale di Roma, nella cui area di competenza essi operavano. Attraversando CTR (spazi aerei controllati), ATZ entro i quali si svolgeva traffico aereo civile”. 

Foto di: US Navy

La conferma di assenza di piani di volo arrivò da un rappresentante dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, il Maggiore pilota Giulio Rodorigo, Ufficiale di Sicurezza al Volo qualificato, capo Ufficio Operazione dell’aeroporto di Trapani-Birgi, il quale in una relazione ufficiale trascrisse la seguente nota: “Vi sono numerosi velivoli militari statunitensi in volo, oltre una decina, senza che alcun ente della Difesa Aerea italiano avesse avuto le informazioni del caso”.

Foto: US Navy

Potrebbe esserci un analogia con quanto successo circa 6 mesi dopo sui cieli di Ustica. L’incidente aereo di Capaci è il prologo della funesta Operazione, Eagle Claw. Una missione militare segreta organizzata per salvare i 52 ostaggi presi prigionieri il 4 novembre del ’79 nell’ambasciata americana di Teheran. Nell’impasse diplomatica, gli americani il 24 aprile 1980 tentano di salvare gli ostaggi con un’azione di forza, ma l’operazione fallisce clamorosamente con la collisione tra un elicottero RH-53 ed un C-130H nel deserto iraniano. L’operazione costò 150 milioni $ e otto piloti morti, con l’unico risultato di far trasferire gli ostaggi disperdendoli per tutto il Paese.

La portaerei Nimitz con il suo carico di velivoli, compresi i Grumman Prowler EA-6B, ed elicotteri era di appoggio nel mare arabico all’operazione Eagle Claw e con molta probabilità il Tenente Dark con il suo Prowler si addestrava per la missione. Di ciò che accadde quella sera di dicembre sui cieli del palermitano sembrò non importare nulla a nessuno; il povero pilota aveva pagato il conto per tutti. Gli stessi quotidiani nazionali non diedero risalto a quanto accaduto, se non i giornali locali.

Fabio Gigante

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