PALERMO ED IL TRAFFICO, PERCHE’ SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO?

Il traffico che attanaglia Palermo è figlio di scelte sbagliate, fatte molti anni fa.

Lo aveva capito anche Benigni, nel suo capolavoro “Johnny Stecchino” che il traffico (anzi il “ciaffico”) è il problema più grave di Palermo. Dai tempi di quel film, girato nel lontano 1991, di acqua ne è passata sotto i ponti, ma la situazione non è migliorata… Anche perché i ponti in questione sono messi maluccio.

A stigmatizzare la più temibile delle “piaghe” palermitane non è più lo zio avvocato, ma il rapporto annuale TomTom Traffic Index del 2020. Esso pone il capoluogo siciliano al vertice della classifica delle città italiane più congestionate.

Un amico, proprio stamattina, mi confidava di essere partito da Villabate alla 9:00 ed essere arrivato in via Belgio alle 11:00. Non gli ho neanche chiesto il perché. Sappiamo tutti in che condizioni si trova il ponte Corleone, e quali siano i restringimenti di carreggiata ed i rallentamenti in corrispondenza delle sue strutture ammalorate. La Circonvallazione, strada fondamentale per l’attraversamento della città, è peraltro interessata da un altro intervento, quello alle strutture di scavalcamento del canale Mortillaro, all’altezza di via Principe di Paternò. Altra opera che sente il peso degli anni e che è oggetto di interventi di manutenzione straordinaria, interrottisi improvvisamente in attesa della solita variante. Infatti, un altro canale adiacente è nelle medesime condizioni, ma la cosa è stata scoperta soltanto a lavori iniziati.

Se la Circonvallazione piange, non ridono di certo le altre strade principali della città: come via Oreto, gravata da pesanti limitazioni al traffico, anche in questo caso per via di un ponte, che scavalca l’omonimo, striminzito, fiume. Che qualche problema potrebbe causare anche a via Messina Marine, altra strada di accesso lato sud, sul lungomare.

Insomma, sulla linea dell’Oreto si decide il futuro dell’accessibilità cittadina e non solo. Si consideri che la Circonvallazione collega l’intera provincia di Trapani e la parte occidentale di quella di Palermo al resto della Sicilia.

Inoltre, conosciamo quali e quanti siano i cantieri sparsi un pò ovunque, in città, a limitare ulteriormente la percorribilità di altre arterie urbane, come via Crispi, a causa degli eterni lavori all’anello ferroviario.

Un quadro angosciante che giustifica le lamentele dei cittadini, sempre più esasperati. E che ci rivela, qualora ce ne fosse bisogno, la fragilità di un sistema di mobilità fondato su un solo vettore: quello gommato. Nonostante i proclami ed i toni trionfalistici di chi sostiene la “mobilità dolce”, la città continua ad essere schiava dei motori a scoppio. Ancor più rumorosi ed inquinanti se i relativi mezzi rimangono ore ed ore incolonnati.

Una condizione figlia di scelte lontane nel tempo. A metà degli anni ’90, l’amministrazione comunale, guidata dallo stesso sindaco di oggi, decise infatti di puntare tutto sul tram, mettendo in secondo piano un progetto che poteva essere facilmente finanziato grazie ai fondi stanziati dalla Legge 291 del 1992: la metropolitana automatica leggera.

Un sistema di trasporto automatizzato poi riprogettato in quello che oggi è conosciuto come  MAL. Sarebbe stato capace di fornire a 20.000 palermitani l’ora una mobilità rapida e puntuale, che li avrebbe convinti finalmente ad abbandonare l’automobile. A Torino, con gli stessi fondi, hanno finanziato un sistema analogo, entrato in esercizio dal 2006, con enorme successo.

La tanto decantata rete tranviaria, in esercizio da cinque anni e mezzo, non ha portato gli straordinari e salvifici risultati proclamati dell’amministrazione cittadina. E come poteva farlo, se le linee in questione servono soltanto le periferie, e non sono supportate da quell’asse di attraversamento ad alta capacità nella direzione principale dei flussi di traffico, da sud a nord, che sarebbe stato, per l’appunto, la MAL?

Una scelta che ha contribuito non poco alla situazione attuale, che volge inesorabilmente verso la paralisi. Aggravata, peraltro, dalla cronica crisi dell’AMAT, gestita talmente bene da non riuscire a mettere su strada, per carenza di autisti, più di 140 veicoli al giorno (che spesso si riducono a 70): un quinto di quelli che sarebbero appena sufficienti a garantire un servizio decente.

Lo sanno bene i bagnanti di Mondello che hanno scelto il mezzo pubblico per le loro serene giornate al mare, concluse con lunghe attese alle fermate, sotto il sole. Andrà meglio con la pedonalizzazione e le previste navette?

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