La Bomba della Formazione in Sicilia è pronta a deflagrare: gli Enti sull’orlo di una crisi esplosiva

Lo scandalo della Norma sottobanco: la risposta che si attende dall'Assessore e dalla commissione formazione

Non è più crisi nella Formazione Siciliana, è qualcosa di peggiore: è la morte di un settore se non si abolisce la  Norma controversa.

 

Sicilia, 18 marzo 2024 – Il panorama della formazione professionale in Sicilia si trova sempre più  di fronte a un bivio cruciale, tra la necessità di una profonda riforma e l’impatto devastante di una normativa recentemente approvata. Quest’ultima, introdotta in maniera surrettizia alla fine dell’anno scorso, ha scatenato un’ondata di proteste tra gli enti di formazione, che vedono nella norma non solo un ostacolo, ma una vera e propria minaccia alla sopravvivenza del settore.

La disposizione legislativa in questione ha imposto agli enti l’obbligo di una dotazione organica full time per ogni sede operativa, composta da Direttore, Tutor, Amministrativo e Ausiliario, determinando costi operativi insostenibili, soprattutto per gli enti di piccole e medie dimensioni. Tale misura è stata percepita come un’azione “a tradimento”, concepita in segreto da alcuni deputati in accordo con quattro grandi enti, con l’intento di monopolizzare il settore della formazione a discapito della pluralità e dell’equità.

Di fronte a questa situazione, la maggior parte degli enti, in particolare quelli di medie e piccole dimensioni, ha sollevato una richiesta categorica: l’abolizione della normativa controversa. Tale azione è vista come l’unico modo per ripristinare una situazione di quasi normalità e garantire la parità di opportunità lavorative nel settore. La protesta annunciata, che prevede anche azioni dimostrative davanti alla presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), sottolinea la gravità della crisi e la determinazione degli enti di far sentire la propria voce.

La sessione politica prevista per martedì 19 marzo 2024 si annuncia quindi come un momento decisivo, in cui si dovranno valutare le possibili vie d’uscita da un impasse che rischia di paralizzare un settore fondamentale per lo sviluppo economico e sociale della regione. Le richieste degli enti di formazione pongono l’accento sulla necessità di un ripensamento radicale del sistema di formazione professionale in Sicilia, che dovrebbe essere orientato al bene collettivo e non agli interessi di una ristretta élite. In primo luogo, tuttavia, è abrogare la norma del tradimento.

La crisi attuale nel settore della formazione professionale in Sicilia non è più un campanello d’allarme, semmai una bomba che sta per deflagrare. La sfida che si presenta ora è di disarmare questa bomba attraverso un intervento deciso e strutturato, che richiede una riforma radicale del sistema.

Questo passaggio è fondamentale non solo per salvaguardare il futuro economico e sociale della regione ma anche per assicurare che la formazione torni ad essere un diritto accessibile e equo per tutti. La politica è ora chiamata a un’azione rapida e responsabile, per prevenire le conseguenze di una crisi che minaccia di compromettere irreparabilmente il tessuto formativo e lavorativo siciliano.

L’Assessore Turano e la Commissione Formazione

Le conseguenze e le azioni

Nel quadro della tumultuosa situazione che affligge il settore della formazione in Sicilia, emerge un ulteriore elemento di complessità: l’assessore all’Istruzione e alla Formazione, insieme alla commissione formazione, è stato sorprendentemente bypassato nella decisione che ha portato all’approvazione della norma controversa. Questo atto di sorpasso non solo ha messo in luce la presenza di franchi tiratori intenti a minare le fondamenta della formazione siciliana, ma ha anche lasciato l’assessore e la commissione in una posizione delicata, ora costretti a fronteggiare direttamente le conseguenze di tale manovra.

 

La sessione dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) prevista per il 19 marzo diventa così il teatro di una battaglia cruciale, dove l’assessore è chiamato a guidare lo sforzo per l’abrogazione della “norma distruttiva”. Questa battaglia non è solo una questione di ripristinare l’equità e la giustizia all’interno del settore, ma anche un momento di verità per coloro che hanno orchestrato l’approvazione sottobanco della normativa. È un appello a riconoscere che ogni azione ha le sue conseguenze, soprattutto quando tali azioni ledono i diritti e il lavoro altrui.

 

In questo contesto, si spera che chi ha compiuto questo “attentato” al sistema formativo siciliano possa prendere coscienza del danno causato e contribuire attivamente a un processo di rinnovamento e riparazione. L’obiettivo è ripristinare un sistema di formazione professionale che sia equo, inclusivo e soprattutto rispettoso delle esigenze di tutti gli attori coinvolti, dai piccoli enti alle grandi istituzioni, dagli studenti ai docenti.

 

La lotta per l’abrogazione della norma e per il rilancio del settore della formazione in Sicilia è dunque una prova di responsabilità collettiva, un richiamo all’etica e al senso di comunità che deve guidare le decisioni politiche e amministrative. È una battaglia che non riguarda solo la salvaguardia di un settore, ma la difesa dei valori fondamentali su cui si costruisce una società giusta e prospera.

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