Il Presidente del Consiglio Comunale di Palermo Tantillo sull’arresto per stupro del branco

Il Consigliere Canto è contro la divulgazione di nomi e facce delle belve

Comunità palermitana divisa sulla divulgazione dei nomi e delle facce dei presunti colpevoli dello stupro: Giustizia vs presunzione di innocenza

 

Il Presidente del Consiglio Comunale di Palermo Tantillo sull’arresto per stupro del branco

“Come rappresentante dei cittadini e come padre sono scioccato dai fatti emersi ieri con l’arresto di sette ragazzi giovanissimi accusati di aver stuprato una loro coetanea.
È un atto di una violenza che colpisce non solo la vittima, cui va la nostra vicinanza e solidarietà, ma tutte le ragazze, tutte le donne, tutta la nostra comunità.
Credo che come amministratori pubblici abbiamo il dovere non solo di essere vicini in ogni modo possibile a questa giovane vittima e alla sua famiglia ma soprattutto di porci interrogativi sulla deriva culturale ed etica che è alla base di fatti come questo, purtroppo sempre più frequenti.
Anche il Consiglio comunale può fare, e sono certo farà la propria parte nell’individuare con l’Amministrazione attiva tutti quegli interventi utili a promuovere una vera prevenzione culturale e aiutare le vittime della violenza.”

Il Fatto

 

L’arresto di sette giovani accusati di un brutale stupro nei confronti di una loro coetanea ha colpito non solo la vittima, ma ha generato un’ondata di rabbia e sconcerto in tutta la nostra città. Sui social è scoppiato un vero cataclisma di commenti e pubblicazione dei colpevoli (nomi e facce).

In questo momento critico, la comunità è pervasa da una profonda indignazione e molti cittadini non vogliono restare in silenzio. La richiesta di conoscere i nomi e le facce dei presunti colpevoli è un’espressione di questa rabbia e frustrazione, ma anche di richiesta di giustizia, auto-giustizia, visto ultimamente gli stupratori non vengono arrestati, come è successo a Rovereto con quell’altra belva del nigeriano che doveva stare in galera, la Giudice non ha trovato elementi importanti se non il fatto di essere un “bel fusto”.

C’è da dire nel fatto palermitano che nel contesto delle intercettazioni alle belve si evidenzia implicare una certa dose di autoincriminazione, le opinioni sulla divulgazione delle identità dei presunti colpevoli sono polarizzate a un certo e devastante sentimento di applicazione della giustizia e di profonda indignazione.  L’atteggiamento della comunità riflette una profonda sensazione di giustificata ingiustizia che va al di là delle procedure legali.

La magistratura ha il compito di accertare i fatti e applicare la legge in modo giusto ed equo. Almeno questo la comunità lo pretende. Troppe storie negative segnalate, denunciate sono finite male: con la morte di innocenti.

Arrestati gli stupratori di Palermo

 

La vicenda dello stupro avvenuto nella notte del 7 Luglio a Palermo ha certamente scosso profondamente la nostra comunità e suscitato una varietà di emozioni intense.

Molti cittadini, non solo a Palermo ma anche oltre i suoi confini, si sono profondamente indignati e avendo saputo dei nomi e le facce dei presunti colpevoli a catena li hanno resi pubblici. L’intercettazione che menziona i colpevoli parlare al telefono: ‘…mi schifiavu…eravamo cento cani sopra una gatta‘ certifica il loro agire con accanimento e comprova la loro situazione con la giustizia e aggiunge ulteriori elementi di indignazione e repulsione.

Tuttavia, così dice il Consigliere Leonardo Canto,  “dobbiamo considerare attentamente come bilanciare la legittima richiesta di giustizia con il principio fondamentale dello stato di diritto: la presunzione di innocenza. La nostra giustizia si basa sulla garanzia che ogni individuo sia considerato innocente fino a prova contraria. Spetta alla magistratura stabilire i fatti e applicare la legge, evitando giudizi precipitosi.”

Come farlo capire alla comunità senza rischio del “politicamente corretto” che sta sulle balle ormai a tutti?

 

Nel suo comunicato, Canto, esplicita un suo pensiero  che certamente non piacerà alla comunità. Con questa dichiarazione il consigliere si espone e rischia anche lui di essere “accusato di difendere le belve”  che in qualche modo già si sono auto accusati.

Le altre dichiarazioni

Ecco la dichiarazione del Consigliere Comunale di Azione Leonardo Canto:

“Sono contrario alla divulgazione dei nomi e delle età dei presunti colpevoli dello stupro della notte del 7 Luglio di Palermo. Vivere in uno stato di diritto significa tutelare i principi che lo regolano, tra i quali quelli della presunzione di innocenza fino a prova contraria. Deve essere la magistratura, e solo la magistratura, ad accertare i fatti e applicare la legge infliggendo a ciascuno le pene previste dalla legge per ciascuna delle condotte penalmente rilevanti che saranno accertate. Assisto basito alla divulgazione dei nomi dei presunti colpevoli (innocenti fino a prova contraria) sulla stampa e, sui social, anche dei loro volti, compreso il minorenne, in una moderna gogna mediatica che distrugge fin da subito la vita di vittima e carnefici, prima di qualsiasi pronunzia di condanna definitiva: i legami di conoscenza tra la vittima e i presunti colpevoli rendono, infatti, anche facilmente identificabile la povera ragazza. Auspico che, nel rispetto del diritto di cronaca, la stampa rifletta prima di divulgare i nomi dei soggetti presunti responsabili di tali efferati delitti e, soprattutto, la comunità cittadina rifletta sulla circostanza che solo al termine di un processo sia giusto esprimere giudizi sulle condotte poste in essere”.

 

 

Exit mobile version