Zen, tra sociologia e criminalità: il punto che divide Palermo
Dopo l’intervista del prof. Picone a Repubblica Palermo, la replica del direttore Panasci sui blitz, il reddito di cittadinanza e il ruolo dello Stato

Zen, tra analisi sociologica e realtà criminale
Dopo l’intervista del prof. Marco Picone a Repubblica Palermo, la risposta del direttore Panasci: «Basta alibi. Lo Stato non può arretrare»
Palermo 08 gennaio 2026 — Gli spari contro la chiesa di San Filippo Neri allo Zen riaccendono il dibattito su uno dei quartieri più complessi della città. A intervenire, in un’intervista rilasciata a Repubblica Palermo, è Marco Picone, docente di geografia urbana all’Università di Palermo, che invita a evitare la polarizzazione tra il quartiere e il resto della città e attribuisce parte del peggioramento del clima sociale alla fine del reddito di cittadinanza e alla scarsa attenzione verso le periferie.
Le parole del prof. Picone
Nell’intervista a Repubblica Palermo, Picone sottolinea il valore simbolico dell’attacco alla chiesa di San Filippo Neri, istituzione centrale per il quartiere fin dagli anni Ottanta. Parla di uno scollamento crescente tra lo Zen, le istituzioni e persino le associazioni, che pur lavorando sul territorio faticano a intercettare ciò che sta accadendo.
Il docente racconta anche un episodio personale: studenti universitari insultati e inseguiti durante una visita didattica nel quartiere, un fatto mai accaduto prima. Da qui la sua critica ai blitz delle forze dell’ordine, ritenuti inefficaci se non accompagnati da un forte investimento economico e culturale.
La risposta del direttore Panasci
Il direttore de Il Moderatore, Francesco Panasci, condivide solo in parte l’analisi del docente. «È vero che esiste una frattura tra lo Zen e il resto di Palermo. È vero che le associazioni svolgono un lavoro prezioso. Ma fermarsi qui significa non affrontare il nodo centrale: la presenza di una criminalità organizzata che governa porzioni del territorio e condiziona la vita quotidiana del quartiere».
Reddito di cittadinanza: i dati contro la narrazione
Attribuire l’escalation di violenza alla fine del reddito di cittadinanza, secondo Panasci, è una lettura fuorviante. «Quel sussidio non ha mai fermato lo spaccio né indebolito i sistemi di racket. Al contrario, è arrivato anche a boss mafiosi e a famiglie criminali che continuavano a riscuotere il pizzo, gestire traffici illeciti e vivere nel benessere. I dati giudiziari lo dimostrano».
Il risultato è stato un effetto perverso: sussidio più criminalità, non inclusione sociale. Una dinamica che pone una domanda scomoda: che messaggio si dà ai giovani figli di operai, precari e disoccupati che rispettano le regole?
Dire che i blitz “non servono” è un errore grave
Il passaggio più critico dell’intervista riguarda il giudizio sui blitz delle forze dell’ordine. «Dire che non servono a nulla è offensivo verso uomini e donne che rischiano la vita ogni giorno. I blitz servono: tolgono armi dalle strade, sequestrano droga, interrompono attività criminali e salvano vite».
Secondo Panasci, rinunciare al presidio dello Stato nelle periferie significherebbe aprire la strada alla favelizzazione e alla legge del più forte.
Blitz e progetto: la strada possibile
Il punto non è scegliere tra repressione o intervento sociale. «La vera risposta è blitz più progetto. Senza legalità non esiste accompagnamento educativo che tenga». In questo quadro, il direttore indica nel modello Caivano una strada concreta anche per lo Zen: presenza dello Stato, tutela dei minori, interventi sociali seri e nessuna legittimazione della delinquenza. Attività già messa in campo dal Governo.
Minori e responsabilità familiari
«Quando i minorenni vengono usati per lo spaccio, per intimidire o per sparare, non siamo davanti a un disagio astratto ma a famiglie che educano alla criminalità. In questi casi lo Stato deve intervenire anche sottraendo i minori a contesti criminali. È una misura di tutela, non di punizione».
Polarizzazione: causa o conseguenza?
Picone parla di una città che respinge lo Zen. Panasci ribalta la prospettiva: «La polarizzazione non nasce dal nulla. Nasce da comportamenti concreti e ripetuti che generano paura e rifiuto. Negarlo significa non capire perché una parte di Palermo non accetta più certe dinamiche».
La sintesi è netta: i blitz servono, il reddito di cittadinanza non ha fermato la criminalità, la delinquenza non si combatte con i sussidi e lo Stato non può arretrare. Palermo e lo Zen non hanno bisogno di analisi rassicuranti, ma di scelte chiare e responsabilità.



