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Allo Zen di Palermo l’acqua la vende Cosa Nostra

Un impero da 5 milioni di euro costruito dalla famiglia Lo Piccolo

ZEN

La bolletta dell’acqua? Si paga ai boss, non all’Amap

Niente Amap, niente legalità: solo tubi fatiscenti, fili abusivi e 5 milioni di euro nelle casse dei Lo Piccolo

C’è un quartiere a Palermo dove aprire il rubinetto significa pagare Cosa Nostra. Non è una metafora, non è un’iperbole giornalistica: è la realtà quotidiana dello Zen, dovela famiglia Lo Piccolo ha costruito tubo dopo tubo, un impero sotterraneo da 5 milioni di euro.

Il quartiere popolare dello Zen, nella zona nord di Palermo, progettato tra gli anni sessanta e settanta, è noto per significative problematiche di degrado urbano, disagio sociale e per infiltrazioni mafiose di diverso genere. Famose le vicende degli ultimi mesi, in cui si è assistito a fatti gravissimi come gli attacchi alla parrocchia di San Filippo Neri, retta da padre Giovanni Giannalia, gli spari, le minacce di morte e le intimidazioni.

Lo Zen 2 sorge nell’area della Piana dei Colli ed è parte del quartiere più ampio, San Filippo Neri, originariamente nato per espandere la città. Sotto questa porzione di quartiere vi sono condutture idriche maltenute e diramate in ogni abitazione, con tubi in pessime condizioni e fuori da ogni norma. Il quadro diventa ancora più pericoloso nel momento in cui si scorgono, aggrovigliati fra loro, dei fili elettrici con attacchi abusivi, collegati a contatori di quantità insufficiente per la sicurezza dei cittadini. Una sfilza di non conformità creata e gestita da Cosa Nostra. Questa rete idrica non è infatti sotto controllo dell’Amap, né si tratta di una rete pubblica. È piuttosto un sistema costruito negli anni, nell’illegalità più assoluta, dai boss della famiglia Lo Piccolo.

La famiglia Lo Piccolo, i boss che danno l’acqua allo Zen

Nel corso di diversi anni, il problema è rimasto insoluto e non è mai stato avviato un percorso concreto di regolarizzazione da parte dell’Amap, la rete che gestisce il servizio idrico di Palermo e di altri 43 comuni della provincia. Nel quartiere Zen, infatti, l’acqua non è pagata all’Amap, ma alla mafia. Come già reso noto lo scorso gennaio, il danno ammonta intorno ai 5 milioni di euro. Con un investimento di oltre centomila euro, Cosa Nostra avrebbe generato l’affare dell’acqua nella porzione dello Zen 2, creando una rete idrica abusiva per l’intero quartiere e per allontanare l’Amap da quell’area.

Il vertice dello scorso gennaio voluto da Lagalla

Il vertice tenutosi lo scorso mese nel quartiere malfamato, da parte del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha visto la partecipazione di assessori e imprenditori di aziende specializzate sul campo dei servizi idrici ed elettrici. Durante l’incontro è emersa la gravissima problematica ancora in via di risoluzione.

L’acqua che scorre nelle case dello Zen è il simbolo tangibile di un’assenza di regole e di un’illegalità che riguarda tutti.

Non si tratta solo di un problema locale, confinato in un quartiere periferico: è la dimostrazione di come la criminalità organizzata riesca ancora a sostituirsi allo Stato nei servizi essenziali, costruendo un sistema parallelo di potere che si alimenta di abbandono e impunità.

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