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Welfare, nuove povertà e no profit: seconda puntata di SiciliaHD

Da un’indagine Istat è emerso che nel 2013 un italiano su tre risulta in condizioni di povertà. Ne viene fuori un quadro particolarmente drammatico nel Sud, dove, in regioni come Sicilia e Calabria, un terzo delle famiglie è in uno stato di povertà relativa.

Con queste parole ha preso il via ieri, martedì 22 luglio, la seconda puntata di SICILIAHD, l’appuntamento televisivo nato in collaborazione con Si.Lab, Laboratorio per lo Sviluppo regionale e locale e l’Università degli Studi di Palermo nell’ambito di Univercittà a Palazzo Steri.

Francesco Panasci ha parlato di Welfare: le Nuove Povertà e Il No Profit con Vincenzo Provenzano, Prof. Associato Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche; Fabio Lo Verde, prof.  Sociologia dei Consumi degli Stili di vita, Dipartimento Scienze Giuridiche; per il Forum Terzo settore Sicilia Pippo Di Natale, presidente regionale Auser Sicilia; Ferdinando Siringo, presidente regionale MoVI (Movimento Volontariato Italiano) e CeSvop; Giuseppe Notarstefano, prof. Statistica economica; Marco Ratti, Responsabile Knowledge Center di Banca Prossima, la banca del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata al non profit laico e religioso.

Il prof. Notarstefano nel corso del suo intervento ha fatto notare che “noi veniamo da un lungo periodo in cui la Sicilia ha avuto una grande presenza di una malavita organizzata, quindi la buona vita è stata disorganizzata. Questo è il tempo in cui bisogna invertire. Il Terzo Settore in questo senso ha la sua consapevolezza politica. Se una chance la Regione l’avrà, saprà ri-orientare il suo modello di sviluppo in una prospettiva che guarda alle risorse che ha e a come queste risorse vanno messe a valore”

Ferdinando Siringo sostiene che “bisogna fare di più con meno, anche con le risorse che ci sono. Tutti sappiamo che le Pubbliche Amministrazioni hanno patrimonio immobiliare, palazzi, spiagge, strade, luoghi che hanno un valore economico pregevole e immenso. La Pubblica Amministrazione molto spesso non li cura, li lascia degradare, fa diminuire il patrimonio, non riesce a tutelarli. Bisogna costruire patti di collaborazione fra Pubblica Amministrazione e cittadini, offrire in gestione spazi pubblici al terzo settore che non si riescono a curare per costruire servizi per la comunità che potrebbero avere costo zero per le Pubbliche Amministrazioni. Siamo ricchi di cose che non utilizziamo e moriamo di fame”

Secondo Marco Ratti “il punto è di mettere insieme la gente, se ci sono le amministrazioni pubbliche meglio, se non ci sono pazienza, ci sono tutti gli altri. Bisogna organizzare degli eventi di questo genere. Noi ad esempio ne facciamo uno a metà settembre a Catania per il Terzo Settore. Le proposte concrete ci sono”.

Pippo Di Natale offre la propria disponibilità a sedersi “ad ogni tavolo comunale, provinciale, regionale per discutere rispetto all’analisi del territorio e dei suoi bisogni per vedere cosa potere fare perché ogni territorio esprime un proprio bisogno. In un rapporto paritario dobbiamo sederci e cominciare a discutere. Quando succede un problema ci sono i volontari. Bisogna mettere al centro nell’azione del governo il cittadino, il no profit è questo quello che fa, ogni giorno”.

Per Massimo Lo Verde abbiamo bisogno di “un osservatorio sui consumi che taglia trasversalmente le famiglie della regione siciliana ma che possa in qualche modo da una parte analizzare questi dati, per prendere giuste decisioni ma certamente mettere anche a disposizione questi dati e utilizzarli per guadagnarci qualcosa, e il ricavato si destina ad iniziative che vanno nuovamente a ripagare quelle parti che l’osservatorio individua come a rischio e vulnerabili. Oggi servono informazione e dati attendibili”.

Vincenzo Provenzano prende spunto dal riordino nazionale su tutto il Terzo Settore, per affermare che ”bisogna lavorare in parallelo a livello regionale, evitando inutili duplicazioni, sfruttare la cosiddetta innovazione sociale, e ricordare che tutto ciò che riguarda giovani e anziani sono opportunità di lavoro, creando meccanismi di innovazione economica complessiva”.

In conclusione Francesco Panasci esprime un suo pensiero rivolgendosi agli amministratori che dovrebbero “ragionare più come padri di famiglia che da istituzioni, perché oggi il buon padre di famiglia tutela il proprio nucleo familiare, e la Regione, come il Comune e la Provincia è una grande famiglia che va rispettata e tutelata. Dall’altra parte voglio anche dare una sorta di rimprovero all’Assessore Bruno che non è venuto e neanche ha mandato un suo riferimento: la non presenza significa non avere rispetto per la parte attiva che lavora in questa terra. Assessori non si nasce, si diventa: se non c’è la competenza può comunque arrivare se ci sono gli stimoli giusti. Il fatto di non partecipare significa che siamo piuttosto abbandonati e questo non fa bene a noi né a lui”

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