Dallo Scontrino Antiviolenza al Parlamento europeo: Palermo guida la rete italiana contro le molestie
Il convegno Zero Molestie alla Corte d'Appello fa il punto su 111 Comuni siciliani già aderenti

VIOLENZA DI GENERE
Palermo torna a dettare l’agenda su un tema che non ammette più silenzi. Stavolta il palcoscenico è l’aula Magna della Corte di Appello, e gli interlocutori sono magistrati, istituzioni, sindacati e società civile riuniti attorno a una domanda concreta: come si trasforma una legge in protezione reale per chi subisce violenza ogni giorno, spesso in silenzio e spesso sul posto di lavoro? Il convegno istituzionale Zero Molestie: responsabilità, prevenzione e strumenti giuridici di protezione, organizzato da Concordia et Ius S.r.l. — unico organismo palermitano e siciliano accreditato dalla Commissione europea — in sinergia con la Rete Zero Molestie del SI.NA.L.P. Sicilia, ha provato a rispondere con numeri, proposte e qualche passo già compiuto.
Lo Scontrino Antiviolenza 1522: 111 Comuni e si va avanti
Il progetto più tangibile emerso dal dibattito è lo Scontrino Antiviolenza 1522: stampare il numero di emergenza nazionale contro la violenza di genere direttamente sui documenti fiscali, trasformando ogni scontrino in un piccolo presidio di rete. L’iniziativa ha già raggiunto 111 Comuni siciliani. Ieri si è aggiunto il Comune di Alcamo, in provincia di Trapani. Le province di Ragusa, Siracusa e Agrigento hanno completato l’adesione di tutti i loro comuni, mentre il percorso avanza a Palermo e si allarga in Lombardia, Piemonte, Lazio e Puglia.
Grazie alla sinergia con l’europarlamentare Letizia Moratti, il progetto è già arrivato a Bruxelles. Il prossimo appuntamento è fissato per il 19 dicembre all’Università di Pavia, con la partecipazione della mediatrice internazionale Alessia Pollina di Concordia et Ius.
Come la presa di coscienza contro la mafia
A tracciare il parallelo più netto della giornata è stato Antonio Balsamo, presidente della Corte d’Appello di Palermo: “Questa è una presa di coscienza collettiva esattamente come quella che abbiamo avuto contro la mafia. Le cose cambiano solo quando si smette di considerare la vittima come colpevole». Balsamo ha invocato un’autentica «lotta di liberazione” per restituire dignità alle persone offese e ripensare l’umanità delle istituzioni giudiziarie.
Sul fronte del linguaggio istituzionale, la Sostituto Procuratore Generale Annamaria Picozzi ha rivendicato la necessità di usare parole come “magistrata” e “sostituta procuratrice” per scardinare stereotipi radicati: «Quello che non si dice non esiste». Picozzi ha introdotto il concetto di costo dell’esclusione — non includere le donne nei percorsi professionali produce una perdita economica concreta per l’intera società — e ha sottolineato che la parità si costruisce garantendo ai padri un congedo parentale pari a quello delle madri, affinché la maternità non diventi una barriera discriminante sul lavoro.
Mobbing, abuso di potere e le categorie più colpite
Giuseppe Tango, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha portato al tavolo i numeri più duri: le molestie verbali colpiscono il 56% dei casi, il mobbing il 53%, l’abuso di potere il 37%. Le categorie più esposte sono infermieri, insegnanti della scuola primaria e addetti alle vendite. Il suo monito è stato netto: “Non basta avere un armamentario legislativo. È necessaria l’acquisizione di un metodo e di una sensibilità specifica. Senza questi, il diritto vivente non diventerà mai diritto vissuto e la prospettiva umanocentrica rimarrà sempre e solo sullo sfondo”.
Dal 1970 al 2026: non più battaglia delle donne ma battaglia di civiltà
Andrea Monteleone, vicesegretario nazionale SINALP, ha riletto la storia del movimento con un cambio di prospettiva: “Dobbiamo avere il coraggio di passare dal motto degli anni ’70 di “battaglia delle donne” a quello di “battaglia di civiltà””. Monteleone ha ricordato un risultato concreto già ottenuto: con la Finanziaria 2024 è stato approvato un emendamento che consente alle donne vittime di violenza di avere un ISEE autonomo, sganciato dal reddito del maltrattante. “La libertà delle persone nasce dal lavoro e dall’autonomia economica”, ha concluso.
Brigida Alaimo, assessore alla legalità del Comune di Palermo, ha sottolineato il peso simbolico della scelta della città: “Palermo oggi ha una visibilità importante a livello nazionale e internazionale. Trattare questo tema partendo dalla nostra città è motivo d’orgoglio”.
A chiudere, la moderatrice e organizzatrice Alessia Pollina: “La dignità nei luoghi di lavoro non è un obiettivo astratto: è un diritto esigibile. Questo convegno nasce dalla convinzione che la prevenzione non si delega — si costruisce insieme, con strumenti giuridici precisi e una comunità professionale capace di agire. Palermo oggi parla al mondo”.
All’evento hanno partecipato anche l’onorevole Valentina D’Orso (Movimento 5 Stelle), il presidente di Sicily by Car Tommaso Dragotto e gli studenti dell’istituto De Cosmi.
Mentre i numeri del progetto crescono e la rete si allarga oltre i confini siciliani, quello che è emerso chiaramente tra le mura della Corte d’Appello è che la vera scommessa non è più soltanto legislativa. È culturale. E Palermo, per una volta, sembra aver deciso di giocarla in anticipo.



