Violenza e ricatto su una 12enne: nessuna femminista ha protestato
Giovani stupratori crescono, ma politica e società evitano di affrontare il nodo culturale e il patriarcato presente in alcune comunità straniere.

Violenza su bimba di 12 anni: il silenzio che pesa due misure
Due giovani accusati di violenze sessuali e ricatti, ma nessuna mobilitazione pubblica
Una bambina di 12 anni costretta per anni a subire violenze e ricatti. Due ragazzi – uno minorenne, l’altro maggiorenne – che la minacciavano di diffondere immagini dello stupro. Una vicenda drammatica, raccontata in poche righe di cronaca e dimenticata troppo in fretta.
La vicenda
La vittima è stata intrappolata in un meccanismo di paura e intimidazione. Gli indagati l’avrebbero obbligata a subire abusi ripetuti, sfruttando il ricatto psicologico. La Procura ha aperto un procedimento per violenza sessuale e ricatto, portando alla luce anni di sofferenze nascoste.
Il nodo educativo e culturale
I due giovani sono italiani di origine straniera, tunisina per la precisione. Un aspetto che in molti hanno preferito non evidenziare, ma che apre un tema cruciale: l’educazione al rispetto e alla parità. Quando le famiglie non trasmettono questi valori, prevalgono modelli distorti e patriarcali che mettono a rischio i più deboli.
Il patriarcato nelle comunità straniere
Il dramma tocca anche un nodo culturale che non può essere ignorato. In diverse comunità straniere presenti in Italia – di origine magrebina, araba, musulmana, indiana – sopravvivono modelli patriarcali che vedono la donna come soggetta e inferiore, in contrasto con i principi di uguaglianza sanciti dalle nostre leggi. Questo divario culturale genera tensioni e rischi concreti, soprattutto quando non viene affrontato con politiche di integrazione serie e con un’educazione civica chiara. Eppure, una parte del mondo progressista evita di parlarne apertamente, quasi temendo di alimentare polemiche legate alle origini degli indagati. Un silenzio che, di fatto, lascia insoluto il problema.
Il silenzio delle piazze. Femministe non pervenute
Nonostante la gravità della vicenda, non si sono viste grandi mobilitazioni. Nessuna fiaccolata, nessun corteo, poche prese di posizione pubbliche. Un contrasto evidente con altre storie che hanno scatenato proteste e solidarietà diffusa. Qui, invece, ha prevalso il silenzio: un silenzio che fa male quanto l’indifferenza.
La domanda resta: perché questa bambina è stata lasciata sola anche dall’opinione pubblica e da quella parte di politica che scende in piazza a battersi il petto solo quando gli orchi sono italiani.
La giustizia farà il suo corso, ma senza una reazione sociale e culturale il rischio è che tragedie simili continuino a consumarsi nell’ombra.



