Violenza e criminalità: due accoltellamenti in 48 ore: il padre di Lorenzo accusa lo Stato e annuncia che si farà giustizia da se.
«Se non lo fermate voi, lo farò io». Il video del padre scuote l’Italia: «La giustizia minorile non protegge i nostri figli»

Due accoltellamenti in due giorni: il padre di Lorenzo esplode contro lo Stato
«La caccia all’uomo è iniziata. Se lo trovo io, poi non venitemi a fermare»
RAVENNA 18 luglio 2025 – Un padre disperato rompe il silenzio dopo che il figlio minorenne, Lorenzo Patrizi, è stato accoltellato nel centro di Ravenna. Ma il dettaglio che fa esplodere la rabbia è questo: l’aggressore aveva già colpito un altro ragazzo la sera prima, restando libero di agire di nuovo.
L’Italia della frustrazione e della (non) giustizia
Sempre più spesso, in Italia, cresce la frustrazione collettiva di fronte a un paradosso inaccettabile: delinquenti arrestati per reati gravi vengono rilasciati nel giro di poche ore, e si ritrovano di nuovo negli stessi luoghi dove hanno già colpito. Accade a Ravenna, a Roma, a Palermo, a Torino. Ovunque.
È uno schema che si ripete: polizia e carabinieri fermano soggetti per accoltellamenti, spaccio, violenze sessuali, ma l’indomani quei soggetti sono già liberi. Perché? Con quale interpretazione? Con quale ideologia?
Il cittadino onesto si ritrova senza tutela, mentre chi ha aggredito, ferito, tentato di uccidere continua indisturbato. È in questo contesto che molti italiani cominciano a pensare – o a dire apertamente – che la giustizia bisogna farsela da soli, non per spirito di vendetta, ma per puro istinto di sopravvivenza.
Il caso del padre di Lorenzo Patrizi, che ha visto suo figlio accoltellato da un ragazzo già autore di un’aggressione simile la sera prima, è l’ennesima miccia accesa. Ed è una miccia che rischia di far esplodere un’intera nazione.
L’Italia sta implodendo in una giustizia che non punisce, in un sistema che appare provocatoriamente cieco. E mentre i giudici affermano di applicare la legge, spesso sulla base di principi educativi o tutele minorili, la realtà fuori dai tribunali è fatta di sangue, paura e impotenza.
È lecito chiedersi quanto questo clima sia il frutto di un certo pensiero permissivo, ideologicamente buonista, promosso da una parte politica che sembra più preoccupata della rieducazione dei colpevoli che della sicurezza delle vittime. Ma ciò che non è più lecito è il silenzio.
Non si può più far finta di niente. Chi accoltella una persona ha tentato di uccidere. E chi lascia libero un aggressore, dopo due tentati omicidi in due giorni, si assume una responsabilità enorme. Davvero, non è più solo ingiustizia. È sfida. È offesa.
«Cosa aspettate, che scappi il morto?»
In un video diffuso online, il padre di Lorenzo punta il dito contro magistratura e forze dell’ordine:
«La domanda che rivolgo al magistrato dei minori è semplice: come può essere che questo delinquente, che aveva accoltellato un ragazzo la sera precedente, fosse ancora libero di colpire il giorno dopo?»
Il padre rivela che l’aggressore è già noto alle forze dell’ordine per tentata violenza sessuale e altre aggressioni. Nonostante ciò, il giovane era ancora in circolazione.
«Io ho iniziato la caccia all’uomo. La sicurezza di mio figlio la garantisco io. Se lo trovo io, poi non venitemi a dire nulla.»
Il genitore si rivolge poi direttamente al questore e al prefetto:
«Toglietelo da Ravenna. Io ogni giorno sarò in giro finché non lo trovo. Non costringetemi a farmi giustizia da solo.»
Due accoltellamenti in due giorni, e nessuna misura: il paradosso
Il fatto che lo stesso minore abbia colpito due volte in 48 ore – con due distinti accoltellamenti – lascia sgomenti. In qualsiasi Paese civile, questo comportamento avrebbe fatto scattare misure immediate. In Italia, invece, no.
Il sistema penale minorile prevede che un minore possa essere privato della libertà solo in presenza di precisi presupposti: pericolosità attuale, rischio di fuga o inquinamento delle prove. Tuttavia, in questo caso, la recidiva è avvenuta nel giro di 24 ore.
Da qui, la domanda lanciata dal padre:
«Che altro serve? Serve che qualcuno muoia prima che lo fermiate?»
Una domanda che si fa denuncia: il sistema ha fallito nel prevenire una seconda aggressione, e ora rischia di pagare la fiducia della cittadinanza. In altri ordinamenti giuridici, due aggressioni armate consecutive basterebbero per disporre una custodia cautelare. In Italia, sembra ancora una volta prevalere un approccio ideologico alla rieducazione, a discapito della sicurezza pubblica.
La rabbia del padre di Lorenzo è la rabbia di tanti. E chi oggi lo giudica, dovrebbe prima chiedersi: perché lo Stato ha lasciato accadere tutto questo?



