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Mulè difende il Villaggio dell’Esercito a Palermo: “Non fiera di armi, ma spirito di Patria”

Il vicepresidente della Camera respinge le critiche e invita Palermo a sostenere i militari come garanti della sicurezza

Stand dell’Esercito al Politeama: polemiche e contestazioni, ma la città ha bisogno di sicurezza

Tra lettere di protesta e appelli, c’è chi vorrebbe fermare il “Villaggio dell’Esercito”. Ma in un momento di violenza crescente la presenza dei militari rassicura la comunità

Palermo 01 ottobre – Dal 2 al 5 ottobre piazza Politeama ospita il “Villaggio dell’Esercito”, spazio espositivo con mezzi e tecnologie delle Forze Armate. Un evento che il Comune ha definito «un’importante occasione per avvicinare la comunità alle Forze armate», ma che ha generato polemiche e contestazioni da parte di sacerdoti, associazioni e alcuni esponenti del mondo culturale. La città, divisa tra chi invoca pace e chi chiede sicurezza, si interroga sul ruolo delle istituzioni militari nel cuore di Palermo.

Le critiche di sacerdoti e associazioni

A guidare la protesta è fra’ Mauro Billetta, parroco della chiesa di Sant’Agnese ai Danisinni, che ha scritto al sindaco Roberto Lagalla chiedendo la revoca dell’iniziativa, parlando di «scioccante parodia» in un momento segnato dalla guerra in Medio Oriente. Il religioso ha addirittura invitato il presidio permanente per la Palestina di piazza Sant’Anna a occupare simbolicamente Politeama «al posto dell’Esercito».

Sulla stessa linea si sono mossi anche alcuni esponenti della società civile. Stefano Drago, presidente dell’associazione “Il Genio di Palermo Odv”, ha definito l’iniziativa «fuori dalla realtà», mentre il professore universitario Andrea Cozzo ha parlato di «cultura bellicista». Una docente dell’istituto “Lombardo Radice”, Caterina Altamore, ha scritto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sostenendo che la scuola non possa «rimanere in silenzio» sul tema della pace. E persino un musicista del Politeama, Sergio Guadagno, si è detto «scioccato» dalla presenza di mezzi militari davanti a un tempio dell’arte. Infine, anche l’avvocato Francesco Leone, pur dichiarandosi vicino ai militari, ha chiesto un rinvio per «una questione di tempistica».

La necessità di chiarezza

Critiche e prese di posizione che, pur legittime nel confronto democratico, rischiano di alimentare un clima di delegittimazione verso un’istituzione fondamentale dello Stato. La Chiesa non può permettersi di bollare come “parodia” la presenza dell’Esercito in una piazza: i militari sono uomini e donne al servizio della collettività, impegnati ogni giorno a proteggere il territorio, a intervenire nelle emergenze, a supportare la Protezione civile. Allo stesso modo, certe posizioni della sinistra radicale che identificano ogni evento militare con la guerra appaiono ideologiche e lontane dalla realtà di Palermo, dove la comunità ha bisogno di sicurezza e legalità.

L’Esercito presidio di legalità

Il “Villaggio dell’Esercito” non è propaganda bellica, ma uno spazio di incontro e conoscenza. Mostrare ai cittadini i moderni mezzi in dotazione, spiegare il lavoro dei reparti specializzati, far conoscere le nuove tecnologie – dai droni agli strumenti di ricognizione – significa rafforzare il legame tra società e Forze Armate. È un modo per aprire le caserme e portare trasparenza, avvicinando soprattutto i giovani a un mondo che non è fatto di guerra, ma di disciplina, formazione, servizio e protezione.

Il paradosso delle proteste

Fa riflettere che le stesse voci che oggi si indignano per lo stand dell’Esercito al Politeama non abbiano mai speso parole altrettanto dure contro la criminalità, la microviolenza quotidiana e il degrado sociale che crescono di giorno in giorno a Palermo. Chi si oppone all’iniziativa finisce così, consapevolmente o meno, per essere nemico della legalità o per sottovalutare il disastro sociale che viviamo nelle nostre strade. L’Esercito in esposizione non ha nulla a che fare con la guerra: non si tratta di celebrare conflitti o violenza, ma di mostrare ai cittadini trasparenza, professionalità e strumenti di difesa che appartengono a tutti. Scambiare questo con bellicismo è un errore che rischia di isolare ancora di più chi protesta, allontanandolo dalle esigenze reali della comunità.

La voce istituzionale di Mulè

Sul tema interviene anche il vicepresidente della Camera dei deputati On. Giorgio Mulè, che smonta le polemiche e rilancia il valore dell’iniziativa: «Schierarsi contro una manifestazione dell’Esercito che non inneggia in nessun modo né alla guerra né ai conflitti, ma al contrario è presidio fondamentale per mantenere la pace, non fa onore a chi lo sostiene – anche in buona fede – perché può paradossalmente incontrare la strumentalizzazione di chi, nel nome di un pacifismo di facciata, si rende poi responsabile di atti violenti. Il “Villaggio dell’Esercito” programmato a Palermo non è né una fiera di armi né una macchina di propaganda per arruolare Rambo 2.0. Si tratta piuttosto di una manifestazione che, con grande trasparenza, esalta la professionalità e l’autentico spirito di difesa della Patria sancito dalla nostra Costituzione che anima i nostri soldati».

Mulè ricorda inoltre la sua esperienza: «Da sottosegretario alla Difesa e oggi da vicepresidente della Camera, ho avuto modo di toccare con mano in Italia e nel mondo quanta abnegazione, spirito di sacrificio e orgoglio animi i nostri militari dell’Esercito: dal Libano al Kosovo e fino in Iraq sono riconosciuti come garanti della pace. Ho memoria di quanto in particolare i soldati siciliani di origine o inquadrati nei reparti di stanza nell’isola siano testimoni orgogliosi dei valori di pace. Mi auguro quindi che cessino le polemiche intorno al Villaggio dell’Esercito che merita, piuttosto, il plauso di Palermo e dei palermitani».

Un segnale di rassicurazione

In un contesto in cui la criminalità cresce, la violenza esplode nelle strade e i cittadini chiedono sicurezza, la presenza dell’Esercito nel cuore della città è un segnale rassicurante. Palermo non può permettersi di trasformare in polemica ciò che rappresenta presidio e legalità. Le Forze Armate italiane sono simbolo di coesione nazionale, baluardo contro il terrorismo, sostegno nelle calamità naturali e punto di riferimento per chi chiede ordine e protezione. Contestare questa presenza non solo è ingiusto, ma rischia di indebolire il senso di comunità.

Oggi più che mai, Palermo ha bisogno di vedere l’Esercito non come nemico ma come alleato: al fianco dei cittadini, garante di sicurezza e testimone di valori che appartengono a tutta la collettività.

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