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Varchi: «Il podcast sul figlio di Riina è inaccettabile»

«La mafia fa schifo: rimuovere subito quel contenuto»

La mafia fa schifo: Varchi contro il podcast che dà voce al figlio di Totò Riina

«Agghiacciante la scelta di ospitarlo: è apologia della mafia», afferma l’onorevole Carolina Varchi.

 

19 settembre 2025 – Dalle pagine Facebook dell’on. Carolina Varchi arriva un messaggio netto: «La mafia fa schifo». La deputata contesta la scelta di un podcast che ha dato voce a Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss di Corleone, chiedendone la rimozione dal web e invitando a difendere la memoria delle vittime.

Le frasi che hanno acceso la polemica

«Mio padre non ha mai ordinato l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Giovanni Falcone, quando l’hanno ammazzato, non dava più fastidio alla mafia o a Totò Riina, ma ad altri dietro le quinte. L’antimafia è un carrozzone composto da gente che ha bisogno di stare sotto i riflettori e a dimostrarlo sono i casi della giudice Silvana Saguto (oggi condannata in via definitiva a 7 anni e 11 mesi ed in esecuzione di pena) e dell’imprenditore Antonello Montante (condannato e detenuto per 4 anni, 5 mesi e 23 giorni per corruzione), finti e antimafiosi di facciata».

Queste le affermazioni pronunciate a Lo Sperone Podcast da Giuseppe Salvatore Riina, che hanno scatenato un’ondata di polemiche e reazioni indignate.

Varchi: «Dare voce al figlio di Riina è un errore gravissimo»

Nel suo video su Facebook, l’on. Varchi definisce «agghiacciante» la scelta di offrire un palcoscenico al figlio del boss: «Io farò di tutto affinché questo podcast sparisca dal web». La deputata sottolinea che Corleone non può restare imprigionata nell’icona criminale del passato: «Esiste una nuova generazione che vuole raccontare una storia diversa».

Memoria, responsabilità e verità storica

Varchi invita a visitare il CIDMA, il museo e centro internazionale di documentazione antimafia di Corleone, per confrontarsi con documenti e testimonianze sulle atrocità mafiose. «Quel podcast è apologia della mafia e rischia di legittimare una narrazione fuorviante. Totò Riina è stato un mostro sanguinario e come tale va ricordato».

L’appello è chiaro: non normalizzare, non legittimare, non offrire palcoscenici a chi distorce la memoria delle vittime e la verità giudiziaria. Corleone merita di essere raccontata per la sua rinascita civile, non per i suoi boss.

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