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Valentino Rossi torna in Yamaha, storia di un amore

Valentino Rossi. Foto Internet

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, così cantava Venditti in una sua famosa canzone, che potrebbe benissimo essere la soundtrack, la colonna sonora del ritorno di Valentino Rossi alla Yamaha, dopo due anni decisamente poco fortunati alla Ducati.

La decisione da parte del pluricampione pescarese di abbandonare la scuderia di Borgo Panigale è maturata sul finire della scorsa stagione, che ha visto il “Dottore” chiudere spesso lontano dal podio, vuoi un po’ per gli infortuni, un po’ per i limiti della Rossa, incontrollabile, scorbutica rispetto alla vecchia M1, capace di entrare in curva come una lama affilata, con precisione chirurgica.

Rossi e la Yamaha, storia di un amore nato nel lontano 2004, quando la casa motociclistica giapponese metteva in fila delusioni su delusioni. Poi l’arrivo di Valentino, la rinascita, le vittorie.

L’immagine di lui, in ginocchio di fronte alla sua moto, a baciarla sotto il casco, in lacrime dopo la prima emozionante vittoria, in Sudafrica, a seguito di un duello entusiasmante con il rivale di una vita, Max Biaggi, è ancora nitida negli occhi dei fans. O come dimenticare i quattro titoli mondiali in sette anni con la M1, che hanno fatto del centauro pescarese uno dei piloti più vincenti nella storia della Motogp? O ancora i duelli avvincenti con Gibernau, il sorpasso al “cavatappi”, in quel di Laguna Seca, su Stoner.

Poi, due anni fa, la scelta di passare in Ducati. Una nuova sfida, dettata forse dalla voglia di replicare le gesta ammirate in Yamaha, forse dall’accentuarsi dei contrasti interni al box con l’amico-nemico Jorge Lorenzo, il nuovo che avanza. Fatto sta che l’avventura con la Rossa non è andata come si sperava.

Ma forse da qualche parte era scritto, questo ritorno. Forse Rossi, pur non rivelando i suoi pensieri, ha sempre saputo di voler tornare. Un arrivederci, piuttosto che un addio.

In fondo, si sa, gli amori, quelli veri, non finiscono. Fanno giri immensi, ma poi tornano. E Rossi sì, è tornato.

Paolo Guagliardito

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