Trump minaccia di lasciare la Nato: “È una tigre di carta, e Putin lo sa”
L'Europa si compatta, Rutte predica la calma. Ma stavolta i toni preoccupano più del solito.

GEOPOLITICA
“È una tigre di carta, e Putin lo sa”
Il presidente americano attacca l’Alleanza Atlantica in piena guerra contro l’Iran.
Ottanta anni di cooperazione militare transatlantica rischiano di finire sotto i colpi della retorica di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato pubblicamente il suo disgusto per la Nato, definendola “una tigre di carta” – aggiungendo che “anche Putin lo sa” – e ha aperto la porta a un ritiro americano dall’Alleanza che ridisegnerebbe gli equilibri di sicurezza dell’intero continente europeo.
La rabbia di Trump e la guerra in Iran come detonatore
A scatenare la nuova offensiva verbale è la mancanza di sostegno degli alleati europei nella guerra contro Teheran. Trump, in un’intervista al Telegraph, non usa mezze misure: bolla i partner come «codardi» e li invita ad andare da soli allo Stretto di Hormuz “a prendersi il petrolio”. Il Financial Times rivela che il presidente ha perfino minacciato di bloccare le armi all’Ucraina se gli europei non si fossero uniti alla «coalizione dei volenterosi» per riaprire il passaggio strategico.
Sul fronte iraniano si tratta: Washington parla di disponibilità a una tregua se Teheran riapre lo Stretto di Hormuz. “Vogliono il cessate il fuoco”, sostiene Trump. Teheran nega. Nel frattempo si riunisce il summit della coalizione internazionale sullo Stretto.
L’Europa risponde compatta: “Insieme siamo più forti”
Le capitali europee non stanno a guardare. Il premier britannico Keir Starmer difende l’alleanza a spada tratta, definendola “la più efficace al mondo”. La Commissione europea ribadisce che il legame transatlantico “rimane cruciale per la nostra sicurezza”. Il vice premier polacco Władysław Kosiniak-Kamysz, con la Polonia in prima linea contro la minaccia russa, avverte: “Non esistono Stati Uniti forti senza alleati. Senza di noi”.
Nel quartier generale di Bruxelles si predica calma. La Nato ha sviluppato, negli ultimi mesi, una sorta di tolleranza alle provocazioni di Trump, e il segretario generale Mark Rutte affronta la crisi con la consueta prudenza diplomatica, pur avendo – secondo indiscrezioni – irritato alcune capitali con il suo sostegno alla guerra in Iran.
Rubio rilancia, ma il Congresso può fermare tutto
A dare man forte a Trump ci pensa il segretario di Stato Marco Rubio, che annuncia come gli Usa dovranno «riesaminare» il loro rapporto con la Nato una volta chiusa la guerra con Teheran. Un cambio di rotta netto per chi, da senatore nel 2024, aveva sponsorizzato la legge che vieta al presidente di ritirarsi unilateralmente dall’Alleanza senza il voto di due terzi del Senato o un atto del Congresso.
Ed è proprio questo il nodo centrale: anche il partito repubblicano, pur maggioritario, è storicamente atlantista. Un tentativo di Trump di scaricare la Nato da solo potrebbe trasformarsi in una linea rossa che nemmeno i conservatori sono disposti a oltrepassare.
Stavolta fa sul serio?
Trump non è nuovo a questo tipo di minacce: lo aveva fatto nel primo mandato e lo ha ripetuto nel secondo. Ogni volta ha poi fatto marcia indietro, guadagnandosi il soprannome di «Taco Trump» — Trump always chickens out. Ma la veemenza di queste settimane, alimentata da una guerra in corso e da un discorso alla nazione già annunciato, fa sospettare a molti osservatori – tra cui il New York Times, che parla di “bullismo diplomatico” – che stavolta il presidente possa fare davvero sul serio.
L’Alleanza Atlantica regge da ottant’anni perché nessun presidente, nemmeno il più impaziente, ha trovato conveniente spegnerla. Ora quella convenienza è messa alla prova come non era mai accaduto prima



