Troppo talento nell’aldilà, poco quaggiù: chi potrà raccoglierne l’eredità? di Salvo Nugnes
Un appello accorato: l’Italia ha perso troppi grandi maestri dell’arte, del cinema, della musica e della cultura. Oggi resta un vuoto difficile da colmare, e il futuro sembra in cerca di eredi.

“Penso che nell’aldilà ci sia troppo talento, attualmente.”
Un pensiero che si fa sempre più forte ogni volta che perdiamo un altro colosso dell’arte e della cultura italiana.
Basti pensare a chi ci ha lasciato negli ultimi decenni:
- Cinema e teatro: Vittorio Gassman, Gigi Proietti, Monica Vitti, Paolo Villaggio, Mariangela Melato, Virna Lisi, Massimo Troisi, Ettore Scola, Bernardo Bertolucci.
- Letteratura e pensiero: Umberto Eco, Andrea Camilleri, Dario Fo (Premio Nobel).
- Musica: Raffaella Carrà, Lucio Dalla, Pino Daniele, Franco Califano, Enzo Jannacci, Mia Martini, Milva, Mango, Luciano Pavarotti.
- Moda e arte: Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Ottavio Missoni, Gillo Dorfles, Philippe Daverio, Oliviero Toscani.
- Televisione e intrattenimento: Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Corrado, Mike Bongiorno, Gigi Sabani, Fabrizio Frizzi, Maurizio Costanzo, Pippo Baudo.
E chissà quanti altri grandi maestri non mi vengono in mente in questo momento, che però ci hanno lasciato. Questi nomi non appartengono soltanto alla memoria collettiva: erano maestri veri, capaci di lasciare un segno inimitabile nella nostra cultura e nelle nostre vite.
Oggi abbiamo professionisti di talento, certo, ma la domanda resta: chi potrà mai raccoglierne l’eredità?
Da qui l’appello che suona quasi come una preghiera: che il Signore comprenda quanto le arti siano essenziali al cuore e all’anima, e mandi nuove figure in grado di riportare sulla scena grandezza, leggerezza, genialità.
Perché senza maestri, rischiamo un mondo con meno bellezza e meno sogni.
E mentre ricordiamo chi non c’è più, non possiamo dimenticare i grandi che, fortunatamente, sono ancora tra noi – Gino Paoli, Ornella Vanoni, Lino Banfi, Antonino Zichichi, Sophia Loren, Achille Bonito Oliva – e altri giganti oltre i novant’anni – che speriamo rimangano tra noi ancora a lungo. Perché di maestri, oggi più che mai, c’è ancora un bisogno immenso.



