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Trivelle nelle Egadi. Ok alla Camera a odg che impegna il governo a ponderare le autorizzazioni

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Il governo nazionale viene chiamato in causa dal M5S per “ponderare le autorizzazioni” sul rischio trivellazioni al largo delle isole Egadi. E così, nella corsa per stoppare le “trivelle selvagge”che il decreto Sblocca Italia rischia di mettere in moto in quasi tutte le regioni italiane, i pentastellati hanno vinto una prima battaglia a Montecitorio.

E’ stato accolto, infatti, un odg a firma della palermitana Giulia Di Vita che impegna l’esecutivo di Matteo Renzi “a valutare indicazioni precise sul meccanismo di diniego a nuove autorizzazioni di ricerca, prospezione e coltivazione delle acque antistanti le 12 miglia dalle zone costiere”. Ciò nelle more di “arrestare definitivamente e nel più breve tempo possibile la deriva petrolifera, nell’interesse generale del Paese”. Manca ancora la guerra da vincere, e i grillini puntano alto.

“Non è una vittoria definitiva – afferma Di Vita – ma è comunque un impegno formale del governo che resta agli atti e indica un indirizzo ben preciso: salvaguardare ciò che è già sotto tutela dello Stato per scongiurare in futuro orrori come quello di aver tentato criminosamente di abrogare il divieto di ricerca di idrocarburi nelle isole Egadi, e nei golfi di Napoli e Salerno”. Il niet del Movimento era scattato immediatamente dopo l’ufficializzazione del decreto.

“Con un colpo di spugna – ha  detto il presidente della commissione Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana, Giampiero Trizzino – Renzi spazza via una legge che blindava le coste più pregiate della Sicilia e rischia di spalancare la strada alle trivelle. E’ vergognoso che si possa solo lontanamente pensare ad una eventualità del genere”.

Eppure c’è chi aveva già pensato ad un’ipotesi del genere,  il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che lo scorso mese di giugno firma un protocollo d’intesa fra  la regione siciliana e Assomineraria, Edison e EniMed per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio presenti nel canale di Sicilia. Decisione che ha suscitato accese critiche da parte degli ambientalisti e di Greenpeace che accusarono Crocetta di consegnare il Canale di Sicilia ai petrolieri.

“Da buon politico, ha firmato i nostri appelli contro le trivelle in campagna elettorale – fu l’attacco di Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia – per poi rimangiarsi tutto davanti all’odore dei soldi. Pecunia non olet: nemmeno se puzza di bitume come il famoso pozzo ‘Vega B’. Di lavoro ce ne sarà poco e di rischi, soprattutto per la pesca e per il turismo, molti”. Ai rischi paventati dal direttore di Greenpeace si aggiungono pure le preoccupazioni del Gruppo di esperti sul clima dell’Onu (Ipcc) che, in recente report, hanno rilevato come le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera abbiano raggiunto i più alti livelli “in 800 mila anni”, “resta poco tempo” per riuscire a mantenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi.

Secondo il rapporto Onu, riportato dal  sito web dell’Ansa, le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% tra il 2010 e il 2050 e sparire dal 2100, ha spiegato il Gruppo intergovernativo di esperti sul clima (Ipcc) nella più completa valutazione del cambiamento climatico dal 2007 ad oggi. La temperatura media della superficie della Terra e degli Oceani ha acquistato 0,85°C tra il 1880 e il 2012, hanno aggiunto gli esperti riuniti a Copenaghen.

Marina Pupella

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