“Trent’anni a inseguire le toghe: la sinistra secondo Sansonetti”
Il direttore dell’Unità accusa la sinistra di aver appaltato la politica alla magistratura: “Così si è suicidata”.

Sansonetti scuote la sinistra: “Trent’anni a reggere la coda ai magistrati golpisti. Così ci siamo suicidati”
Le parole del direttore dell’Unità aprono una crepa nella narrazione dominante: “Berlusconi è stato perseguitato. E la sinistra ha collaborato. Un errore storico”.
05 maggio 2025 – Il terremoto parte da sinistra. Piero Sansonetti, giornalista garantista ma sempre uomo di sinistra, accusa senza giri di parole: “Abbiamo sbagliato tutto. La sinistra ha appoggiato un golpe giudiziario. Così si è suicidata”.
La bomba mediatica di Sansonetti
“Berlusconi è stato perseguitato. Non è uno slogan, è la verità. I processi furono organizzati per estrometterlo dal potere. Le procure volevano riscrivere l’equilibrio tra poteri dello Stato. Hanno tentato un colpo di Stato”. Le parole sono precise, nette. Nessuna ambiguità. Ma ciò che colpisce e fa specie è chi le pronuncia: Piero Sansonetti, una vita a sinistra, ex direttore di Liberazione, ora alla guida dell’Unità, simbolo storico della sinistra italiana. È lui a puntare il dito contro i suoi, senza se e senza ma.
L’alleanza pericolosa con le procure
“Abbiamo smesso di fare politica. Abbiamo lasciato che fossero i giudici a fare il lavoro sporco. A chiedere le manette per gli avversari. Un suicidio.” Così Sansonetti descrive l’errore strategico della sinistra post-Tangentopoli: trasformare il giustizialismo in arma politica, delegando la battaglia democratica al potere giudiziario. “Abbiamo rinunciato al conflitto sociale, alla lotta di classe. E ci siamo condannati all’irrilevanza.” Una presa di coscienza amara, ma necessaria, da parte di chi non parla da revisionista, ma da figlio legittimo di quella storia.
Ma realmente, cosa vuole dire Sansonetti ai suoi?
Il messaggio di Sansonetti, al netto della provocazione, è una chiamata al risveglio. Non si limita a criticare il passato: interroga il presente e ammonisce per il futuro. Dice ai suoi compagni di strada, ai progressisti disorientati, che non si può più delegare la politica ai tribunali, né continuare a illudersi che la giustizia penale possa sostituire il consenso. Dietro le sue parole c’è un invito diretto a tornare a fare politica vera, a recuperare il senso del conflitto sociale, la connessione con il popolo, la capacità di stare nei quartieri, nei luoghi del lavoro, dove la sinistra si è estinta.
È un appello ruvido, ma sincero: smettetela di cercare scorciatoie. Ricominciate a lottare. O scomparirete.
Quando il potere giudiziario si fa regime
Il cuore della denuncia è chiaro: la magistratura ha agito come soggetto politico autonomo, in conflitto con la democrazia rappresentativa. E la sinistra, invece di opporsi, ha ceduto. “Si voleva riscrivere la struttura stessa della nostra democrazia, usando i processi per ribaltare il voto popolare.” È una riflessione che travolge anche l’attualità, dove la sinistra fatica a ricostruirsi perché ha perso il legame con il suo popolo, scegliendo per troppo tempo la scorciatoia della delegittimazione giudiziaria.
A dirlo non è un ex berlusconiano, non è un liberale radicale. È un uomo di sinistra da sessant’anni. E forse, proprio per questo, le sue parole pesano più di qualsiasi atto d’accusa. Perché il vero cambiamento, a volte, nasce dal coraggio di riconoscere i propri errori.
I commenti si scatenano: è rivolta anche a sinistra
Le parole di Sansonetti hanno incendiato i social, ma la reazione più sorprendente è arrivata proprio dagli elettori storici della sinistra. Non solo critiche dalla destra o dai nostalgici berlusconiani: a commentare con rabbia o con disagio sono stati anche militanti, iscritti, ex dirigenti di partito. In molti lo accusano di “tradimento”, altri lo ringraziano per aver detto finalmente “la verità scomoda” che nessuno ha mai voluto ammettere.
C’è chi parla di lucidità estrema, chi di revisionismo pericoloso. Ma una cosa è certa: Sansonetti ha toccato un nervo scoperto, rompendo un tabù che per anni ha tenuto prigioniera la sinistra italiana. E ora, nel vuoto di leadership e visione, le sue parole suonano come un invito a guardarsi allo specchio.
Ecco l’intervento nel video di Sansonetti su instagram
https://www.instagram.com/reel/DJPUVj5IaP2/?igsh=aHlxZjRqdHhvNmx5



