CronacaPrimo Piano

Maldive, recuperati i corpi di due dei quattro sub italiani morti

Li hanno trovati vicini, nel cunicolo della terza camera, a più di 60 metri sotto il mare. Ora si indaga sui permessi: il piano approvato non prevedeva l'immersione in grotta

TRAGEDIA MALDIVE

Le acque dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, restituiscono i primi due corpi dei quattro subacquei italiani dispersi nella cosiddetta Grotta degli squali. L’avvocato Antonello Riccio, che assiste la famiglia Gualtieri, conferma all’AGI l’identità dei due recuperati: Federico Gualtieri e la professoressa Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova nota per le sue ricerche scientifiche nell’arcipelago.

Alle 9:30 (ora italiana) i soccorritori avviano le operazioni di recupero nelle acque di Alimathà. La Maldives National Defence Force guida sul posto una task force internazionale, affiancata dai sommozzatori di Dan Europe, organizzazione specializzata in missioni speleosubacquee in ambienti confinati e profondi. Per valutazioni di sicurezza, le ricerche degli altri due subacquei si fermano e riprenderanno domani, in base alle condizioni subacquee.

Il contesto operativo è tra i più difficili che un team di soccorso possa affrontare

L’accesso alla cavità si trova tra i 55 e i 60 metri di profondità, e il sistema sommerso si sviluppa attraverso più camere e passaggi interni per centinaia di metri. Tutte le operazioni avvengono in costante contatto con la Farnesina e con l’Ambasciata italiana a Malè.

“Sapevamo che si trattava di uno studio sui coralli, ma non eravamo stati informati che l’attività avrebbe previsto un’immersione in grotta. Se lo avessimo saputo, avremmo sicuramente fornito avvertimenti e prescrizioni differenti.”

— Mohammed Hussain Sharif, portavoce del governo maldiviano

Mentre il recupero procede, il governo maldiviano apre un’inchiesta per accertare la regolarità delle autorizzazioni in possesso del gruppo. Il portavoce Mohammed Hussain Sharif chiarisce a RaiNews 24 che le autorità erano a conoscenza dei progetti scientifici della professoressa Montefalcone, che studia le barriere coralline nell’arcipelago da quattro anni.

Tuttavia, nella lista dei subacquei allegata alla proposta approvata mancavano i nomi dell’istruttore e della figlia della docente.

Il nodo centrale sollevato dalle autorità locali riguarda la tipologia dell’immersione stessa: il permesso era stato concesso per uno studio sui coralli entro precisi limiti operativi, non per un’esplorazione in grotta a oltre 55 metri di profondità. Una distinzione cruciale, che cambia radicalmente le valutazioni di sicurezza e i protocolli che avrebbero dovuto accompagnare l’attività.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio