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Tirrito (Co.G.I): “No allo svuota-carceri, sì a strutture nuove e più personale”

C’è una evidente carenza di spazi nelle carceri italiane e un altrettanto evidente carenza di personale penitenziario, il governo pensa per questo ad una legge “svuota-carceri” ma c’è chi dice no a questo progetto e suggerisce in alternativa di pensare a creare nuove strutture ed incrementare il personale:  “La funzione rieducativa della pena carceraria, in contesti così compromessi, viene meno e questo è un male. Ma la soluzione non può e non deve essere rimettere in libertà chi ha effettuato delitti – sostiene Maricetta Tirrito, portavoce del Cogi  – perché il concetto di Giustizia va recuperato nella sua accezione primaria, che è anche e soprattutto valvola di equilibrio per la società. Se da una parte – continua – il diritto alla dignità umana è un valore non sindacabile (e la cosa vale per i detenuti come per gli operatori carcerari), dall’altra la certezza della pena diventa un caposaldo per definire una società realmente “civile”. Il sistema carcerario italiano ha bisogno di essere ripensato e necessita di nuovi investimenti ma di certo la società italiana non può rischiare di vedere di nuovo in circolazione gente che ha commesso delitti, anche efferati o particolarmente gravi per il tessuto economico, in nome della mancanza di spazi. Sarebbe un colpo mortale alla credibilità dello Stato sotto il profilo della legalità, sarebbe altresì un’ammissione di incapacità del sistema politico. Entrambi scenari inaccettabili e da scongiurare”. La Tirrito ha espresso il suo pensiero ieri al Convegno Report Carceri, organizzato da Fratelli d’Italia presso la sala Zuccari del Senato.
“Siamo contenti – ha aggiunto Tirrito – del riscontro avuto dalla Ministra dopo la nostra lettera  sulle storture del sistema carcerario, e riteniamo una risposta efficace le significative dimissioni anticipate di Dino Petralia, capo del Dap, restiamo in attesa di conoscere il nome del successore.
“Il disvalore di un atto delittuoso – precisa ancora Tirrito – e le sue conseguenze devono essere ben chiare in una democrazia che vuole vivere di meritocrazia, che altro non vuol dire in questo caso che tutelare i diritti di chi segue le leggi. No dunque a qualunque ipotesi “svuota carceri”, che non risolverebbe la questione numerica se non per un brevissimo periodo, allargando invece immediatamente la platea delle possibili azioni criminali. Infine per quanto riguarda il circa 30 per cento di stranieri e clandestini che sono attualmente in stato di detenzione la soluzione è rispedirli al loro paese d’origine. Su questo – conclude Tirrito – dobbiamo essere chiari perché accoglienza vuol dire dare a tutti le medesime opportunità di crescita, non fornire senza controllo un passaporto per usare il nostro Paese come terra di conquista illegale”.

Filippo Virzì

Giornalista radio/televisivo freelance, esperto in comunicazione integrata multimediale.

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