Hormuz riaperto, le petroliere passano: Teheran minaccia la nuova chiusura
L'Iran riapre lo Stretto ma avverte Washington: "se il blocco continua, lo richiudiamo"

GEOPOLITICA
Hormuz riaperto, le petroliere tornano a passare: ma Teheran minaccia una nuova chiusura
L’Iran riapre lo Stretto e parte dello spazio aereo civile, mentre proseguono i negoziati con Washington sotto l’egida del Pakistan. Trump esulta su Truth Social ma mantiene il blocco navale ai porti iraniani. La tensione rimane alta.
Dopo settimane di crisi energetica globale, lo Stretto di Hormuz ha riaperto nella mattinata di sabato 18 aprile 2026. Un gruppo di petroliere ha attraversato il passaggio strategico, attraverso il quale transita normalmente un quinto del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto mondiali. Parallelamente, l’aviazione civile iraniana ha riattivato parte dello spazio aereo, dando il via libera ai primi voli internazionali sulle rotte indicate da Teheran.
I mercati festeggiano, il petrolio scende
La riapertura ha scatenato una reazione immediata sui mercati finanziari: i prezzi del petrolio sono calati e le Borse europee e americane hanno ripreso quota dopo cinque settimane di guerra devastante per l’economia globale. Donald Trump ha pubblicato una serie di messaggi entusiasti sulla sua piattaforma Truth Social, dichiarando che l’intesa tra Stati Uniti e Iran per la fine del conflitto «è molto vicina». Il presidente americano ha anche annunciato che l’Iran avrebbe accettato di consegnare il proprio uranio arricchito: «Lo otterremo, lo riporteremo negli Stati Uniti molto presto», ha detto durante un comizio del movimento Turning Point USA a Phoenix, in Arizona.
Teheran smentisce e avverte: “Pronti a richiudere lo Stretto”
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha smentito di aver acconsentito al trasferimento delle scorte di uranio altamente arricchito e ha lanciato un avvertimento esplicito. «Se il blocco dovesse continuare, lo Stretto di Hormuz non rimarrà aperto», ha dichiarato Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento della Repubblica Islamica, precisando che le navi dovranno comunque attraversare lo Stretto «con il permesso dell’Iran». Trump, dal canto suo, non ha ceduto: il blocco navale americano ai porti iraniani rimarrà «pienamente in vigore» fino alla conclusione dei negoziati.
Il fragile cessate il fuoco e i negoziati in corso
La riapertura di Hormuz coincide con l’entrata in vigore della tregua tra Israele e Hezbollah, il movimento filo-iraniano in Libano. I negoziati tra Washington e Teheran proseguono sotto l’egida del Pakistan, che sta lavorando per organizzare un secondo round di colloqui dopo il primo incontro di Islamabad dello scorso fine settimana. È la prima volta dall’inizio degli attacchi israelo-americani contro l’Iran, il 28 febbraio scorso, che i combattimenti cessano su tutti i fronti.
In Libano, migliaia di sfollati hanno approfittato della tregua per fare rientro nelle proprie case nel sud del Paese e nella periferia meridionale di Beirut, ignorando gli avvertimenti israeliani. Il premier Benjamin Netanyahu ha avvertito che Israele «non ha ancora terminato» il lavoro per ottenere il disarmo di Hezbollah, mentre l’esercito israeliano mantiene la propria presenza in una fascia di territorio libanese profonda dieci chilometri dal confine.
Una pace possibile, ma ancora lontana
Lo scenario che emerge è quello di una de-escalation fragile e condizionata. Hormuz è aperto, le navi passano, i mercati respirano — ma la partita diplomatica è tutt’altro che chiusa. Il braccio di ferro sull’uranio, il blocco navale e la presenza militare israeliana in Libano restano nodi irrisolti. Nelle prossime ore, ogni dichiarazione da Washington, Teheran o Tel Aviv potrebbe cambiare nuovamente il quadro.



