Hormuz, sei paesi occidentali si schierano contro l’Iran. Teheran minaccia: “Chi interviene è complice di un’aggressione”.
Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Giappone firmano la nota congiunta

GEOPOLITICA – MEDIO ORIENTE
Stretto di Hormuz, sei paesi occidentali sfidano l’Iran: “Garantiremo la libertà di navigazione”
Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone firmano una nota congiunta contro gli attacchi iraniani. Teheran risponde: “Chi interviene sarà complice di un’aggressione”
Lo Stretto di Hormuz è diventato il cuore del braccio di ferro tra l’Iran e una parte significativa dell’Occidente. Sei governi — Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone — hanno firmato una nota congiunta per condannare gli attacchi iraniani alle navi nel Golfo Persico e per dichiarare la propria disponibilità a contribuire alla sicurezza di quella rotta che ogni giorno regge una quota enorme del traffico mondiale di petrolio, gas, fertilizzanti e derrate alimentari.
La nota congiunta: “Cessate immediatamente”
Nel documento i sei paesi chiedono a Teheran di cessare immediatamente la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altra azione che ostacoli il transito commerciale, richiamando la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, sancito anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare” si legge nella nota. “Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire su persone in ogni parte del mondo, specialmente sui più vulnerabili”.
I sei governi dichiarano anche la propria disponibilità operativa: “Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni che stanno procedendo alla pianificazione preparatoria”.
A Bruxelles, a margine del Consiglio europeo, l’Alta rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas ha chiarito la posta in gioco: “Abbiamo qui oggi le Nazioni Unite e stiamo lavorando a stretto contatto con loro per trovare un passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, perché è davvero un problema soprattutto per l’Asia e anche per l’Africa il fatto che petrolio, gas, ma anche fertilizzanti e alimenti non possano transitare dallo Stretto di Hormuz”
Tajani e Crosetto: “Nessuna missione di guerra”
Dal fronte italiano arrivano precisazioni nette, che smorzano le letture più allarmistiche circolate nelle ore successive alla pubblicazione del documento.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato categorico a Tagadà: “È un documento politico, non militare. Ho letto interpretazioni totalmente errate sul documento”.
“Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto e opportuno che siano le Nazioni Unite a offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”.
Starmer chiama Rutte e Macron: “Serve un piano realizzabile»”
Sul fronte diplomatico, il premier britannico Keir Starmer ha sentito telefonicamente il segretario generale della Nato Mark Rutte e il presidente francese Emmanuel Macron. I tre leader hanno discusso della situazione in Medio Oriente, giudicando gravissimi anche gli attacchi alle infrastrutture energetiche del Qatar. “Gli attacchi alle infrastrutture critiche rischiano di spingere la regione in una crisi ancora più profonda”, hanno concordato. Sulla rotta marittima, i leader hanno ribadito l’importanza di garantire la sicurezza di questa rotta fondamentale e di sostenere la libertà di navigazione. “È vitale che i partner collaborino per elaborare un piano realizzabile”, ha aggiunto Starmer. I tre leader hanno concordato di risentirsi presto.
Teheran: “Chi agirà sarà complice dell’aggressione”
L’Iran non ha tardato a rispondere. Il ministro degli Esteri Seyyed Abbas Araghchi, in una telefonata con il suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, ha tracciato una linea durissima: “Qualsiasi partecipazione all’aggressione militare statunitense-sionista nello Stretto di Hormuz equivarrebbe a complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”.
Araghchi ha scaricato l’intera responsabilità della crisi su Washington e Tel Aviv: “L’attuale situazione nello Stretto di Hormuz è il risultato della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista alla regione. Gli Stati Uniti devono essere ritenuti responsabili non solo per questa guerra imposta e per i crimini di guerra commessi, ma anche per le conseguenze economiche dell’insicurezza nella regione del Golfo Persico”. Il ministro iraniano ha poi denunciato “le nefaste manovre degli Stati Uniti per trascinare altri in guerra con il pretesto di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz”.
Guterres: “L’Onu ha già ordinato la riapertura”
A fare il punto della situazione è stato il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, presente al Consiglio europeo su invito: “Il Consiglio di sicurezza ha condannato questi attacchi come ordinato e ha ordinato di fermarli, come ordinato di aprire lo Stretto di Hormuz”. Guterres ha poi elogiato il ruolo dell’Unione Europea: “L’Unione Europea è stata un sostegno fondamentale per l’Onu e per il multilateralismo, e sono certo che sarà assolutamente centrale negli sforzi per creare un ordine internazionale basato sullo stato di diritto, in cui ci sarà più giustizia, più azione per il clima, più controllo sull’evoluzione delle tecnologie e in cui il diritto internazionale fornirà protezione”.
Quello stretto largo appena quaranta chilometri, incastonato tra la penisola arabica e le coste iraniane, tiene in ostaggio non solo i mercati dell’energia ma anche le tavole di milioni di persone. Qualunque sarà l’esito delle trattative, la posta in gioco è troppo alta per lasciare che la diplomazia si fermi.



