Hormuz, l’Europa si schiera: Meloni a Parigi per la coalizione che vuole riaprire i mari
Macron e Starmer guidano il vertice all'Eliseo con una trentina di Paesi. Gli Usa restano fuori dalla catena di comando.

MEDIO ORIENTE
Stretto di Hormuz, l’Europa si mobilita a Parigi: Meloni all’Eliseo per la coalizione che vuole riaprire i mari dopo la guerra
Francia e Regno Unito guidano una missione multinazionale difensiva per garantire la libertà di navigazione nel passaggio strategico attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale. L’Italia è tra i partecipanti, con la premier in presenza a Parigi. Gli Usa restano fuori.
È a Parigi che prende forma il progetto europeo per riaprire lo Stretto di Hormuz dopo la fine dei combattimenti. Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer aprono i lavori all’Eliseo con una conferenza che riunisce almeno una trentina di Paesi — i principali dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, più Canada e Giappone — per discutere di una missione definita «puramente difensiva» e separata dagli sforzi americani.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è attesa nel pomeriggio direttamente al Palazzo dell’Eliseo, dove partecipa in presenza al vertice fissato per le 14. Nella giornata di domani, invece, la premier sarà a Roma per la 76ª Assemblea nazionale di Federalberghi, alle 11 al Salone delle Fontane.
A chiarire la posta in gioco è la ministra francese della Difesa, Catherine Vautrin, che in mattinata su TF1 ha fissato i termini della missione con parole nette: “Non vogliamo un pedaggio” nello Stretto di Hormuz. Vautrin ha poi ammesso che, al momento, nessuno sa con certezza se le acque dello Stretto siano minate o meno. Ma se dovesse emergere tale rischio, i Paesi aderenti all’iniziativa saranno pronti a intervenire, non appena scatterà un cessate il fuoco, per mettere in sicurezza i fondali e consentire il ripristino del traffico marittimo. La fase successiva prevede, secondo la ministra, un sistema di scorta alle navi commerciali per garantire la circolazione in condizioni di sicurezza.
Vautrin ha però posto una condizione che pesa sulla complessità dell’iniziativa: “Non si può ripristinare la circolazione a Hormuz senza discutere con i belligeranti”. Una dichiarazione che fotografa i limiti di un’operazione che, per definizione, esclude dalla catena di comando le parti in conflitto — Stati Uniti, Israele e Iran — ma che dovrà inevitabilmente confrontarsi con loro.
Il precedente: Operazione Aspides
Il modello di riferimento è l’operazione navale europea nel Mar Rosso del 2024, con cui Francia, Italia, Germania e Grecia avevano già collaborato per scortare il traffico commerciale e respingere gli attacchi degli Houthi con fregate ed elicotteri a rotazione. Anche allora la natura della missione era esclusivamente difensiva.
Sul fronte dello sminamento, l’Europa dispone di un vantaggio strutturale: mentre gli Stati Uniti hanno in larga parte dismesso la propria flotta di dragamine, i Paesi europei ne contano oltre 150. È su questa capacità che si baserebbe il cuore operativo della missione, che punta a garantire, nel lungo periodo, scorte e sorveglianza regolari tramite fregate e cacciatorpediniere.
Il piano allo studio potrebbe includere anche la Germania, finora pubblicamente riluttante, che per partecipare dovrebbe ottenere un’autorizzazione parlamentare fondata su un solido mandato internazionale. Sul fronte diplomatico, Francia e Regno Unito avrebbero invitato anche Cina e India a prendere parte all’iniziativa: né Pechino né Nuova Delhi hanno commentato.
Lo Stretto di Hormuz è il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Tenerlo aperto al commercio significa, per l’Europa, difendere non solo la libertà di navigazione ma le fondamenta stesse della propria sicurezza energetica.



