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Stati Generali per l’infanzia e l’adolescenza a Palermo: Crescere insieme, non a metà

Perché se si vuole parlare davvero di periferie, bisogna starci dentro

Domenica 1 dicembre 2025 Palermo si ritrova allo ZEN, il quartiere San Filippo Neri che da sempre incarna le contraddizioni della città. Non è un caso. Le associazioni, il Terzo settore e chi lavora con i ragazzini hanno scelto proprio questo posto per lanciare gli Stati Generali dell’infanzia e dell’adolescenza.Basta chiamarlo periferia

Lo ZEN è sempre stato il simbolo delle zone dimenticate, quelle da cui arrivano i giovani finiti nelle cronache degli ultimi anni, da una parte e dall’altra. Ora chi firma il documento programmatico vuole ribaltare la narrazione: questo quartiere deve diventare il centro, non il margine. Un punto di partenza per affrontare sul serio la ghettizzazione che spacca la città in due.

Prevenzione, non solo repressione

Il cuore della proposta sta qui: la prevenzione funziona, la repressione no. O meglio, da sola non basta. Servono centri educativi veri nei quartieri, non rattoppi dell’ultimo minuto. Luoghi dove i ragazzini crescono seguiti da operatori che lavorano insieme, dalle scuole alle associazioni. La Legge 285 del 1997 già prevedeva tutto questo, e Palermo ne beneficia. Ma i centri educativi di quartiere sono fermi, mentre la violenza urbana cresce. Il documento è chiaro: la devianza è un grido di aiuto amplificato.

I numeri fanno paura

La dispersione scolastica in Sicilia è al 15,2%, quasi il doppio della media nazionale. Uno su tre tra i giovani siciliani dai 15 ai 24 anni è disoccupato: 31,2% contro il 16% del resto d’Italia. E poi ci sono i NEET, quelli che non studiano e non lavorano: 45%, il dato più alto del paese. A Palermo mancano i posti negli asili nido, pochissimi finiscono le superiori. Sono vite bloccate, non statistiche.

locandina per l'evento degli stati generali per l'infanzia a palermo il 1 dicembre

Un Piano che manca da anni

Gli Stati Generali chiedono al Comune, all’ASP, alla Prefettura, al Tribunale per i Minorenni, all’Ufficio Scolastico e all’Ufficio di Servizio sociale di muoversi: serve un piano comunale vero per l’infanzia e l’adolescenza. Con soldi veri, obiettivi chiari e qualcuno che verifichi se le cose vengono fatte davvero. Basta con la città divisa in zone che non si parlano. Ogni quartiere deve funzionare come comunità, con le sue risorse e la sua identità.

Il Terzo settore non tappa i buchi

C’è un problema di metodo. Il Terzo settore a Palermo viene chiamato quando ormai è emergenza, per tappare i buchi. Ma la legge dice un’altra cosa: coprogrammazione e coprogettazione. Significa sedersi insieme dall’inizio, pubblico e privato sociale, e decidere cosa fare. Non dopo, quando è già tardi. Servono tavoli permanenti dove si costruisce insieme, non spot quando scoppia il casino.

Cosa chiedono..?

Vogliono poli educativi territoriali in giro per la città, con orientamento, formazione e supporto psicologico. Vogliono soldi stabili per combattere la povertà educativa, non progettini a scadenza. Vogliono che scuola e associazioni lavorino davvero insieme, con protocolli seri. Vogliono più percorsi professionali collegati al lavoro vero che c’è (o potrebbe esserci) a Palermo. Vogliono piani per far lavorare i giovani, con formazione digitale e green. E vogliono che i ragazzini stessi dicano la loro sulle politiche che li riguardano.

Un laboratorio che parte da qui

L’appuntamento del primo dicembre è solo l’inizio. L’idea è creare un’assemblea permanente, non un evento che finisce lì. Il documento parla chiaro: Palermo può diventare un laboratorio di welfare di comunità, un posto dove si sperimenta davvero la partecipazione. Dove i ragazzini non sono un problema da gestire ma persone da ascoltare. Chi ha scritto questo documento lavora tutti i giorni nei quartieri difficili e sa che investire su infanzia e adolescenza oggi significa avere una città diversa domani. Più giusta, meno divisa.

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