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Spagna: l’Infanta Cristina accusata di riciclaggio

La monarchia spagnola è in ansia dopo che l’Infanta Cristina di Borbone, la figlia più giovane del re Juan Carlos, è stata accusata di frode fiscale e riciclaggio nell’ambito del cosiddetto scandalo Noos.

Nonostante il parere contrario della Procura, il tribunale di Palma di Maiorca ha citato come sospetta la 48enne Infanta che dovrà comparire in aula l’8 marzo. L’udienza potrebbe preludere a un’incriminazione formale.

È la prima volta che un membro della famiglia reale spagnola finisce sotto inchiesta. “Rispettiamo le decisioni giudiziarie”, si è limitata a commentare la Casa Reale in uno stringato comunicato. L’avvocato di Cristina, Miguel Roca, ha annunciato che presenterà ricorso contro la citazione in giudizio.

Per il 76enne Juan Carlos, il re che ha guidato la transizione post franchista, è un nuovo duro colpo dopo gli scandali per le sue scappatelle coniugali e i presunti fondi nascosti in Svizzera. In molti vorrebbero che abdicasse a favore del figlio Felipe, anche per i problemi di salute e le recenti operazioni alle anche. Un portavoce nei giorni scorsi aveva ammesso che il caso Noos è “un po’ un martirio” per lui, perché lo vede “riaffiorare giorno dopo giorno”.

L’Infanta dovrà rispondere di accuse legate allo scandalo dei fondi pubblici per quasi sei milioni di euro ricevuti dalla fondazione Noos per la promozione dello sport che fa capo al marito, l’ex giocatore di pallamano Inaki Urdangarin, già indagato per malversazione. Per il giudice Jose’ Castro, che indaga dal 2010, l’Infanta ha commesso i reati in qualità di comproprietaria di Aizoon, l’azienda di famiglia in cui sono transitati oltre un milione di euro pubblici dalla fondazione Noos. Se fosse condannata per riciclaggio, rischierebbe una pena fino a sei anni di carcere e una multa fino al triplo rispetto alla quantita’ di denaro riciclata.

Il magistrato sostiene che la contabilità di Aizoon, la società presieduta dalla duchessa di Palma, è “molto lontana dall’essere conforme alla realtà” e giudica “fiscalmente opaca” la ripartizione dei dividendi tra i titolari dell’azienda di famiglia: la stessa Infanta e il marito, Inaki Urdangarin. Una delle accuse più gravi è inoltre nel paragrafo successivo e riguarda il fatto che gli introiti (provenienti dalla ripartizione dei dividendi fiscalmente opachi) non sono mai figurati nelle dichiarazione dei redditi” dei due imputati.

È la seconda volta che il giudice Castro cita in giudizio la bionda Dona Cristina: la prima citazione pero’, nell’aprile 2013, fu sospesa poco dopo perché la Procura Anticorruzione fece ricorso. In quel caso l’imputazione fu respinta, ma l’Audiencia Provinciale indicò nuove linee di indagine per verificare se l’Infanta Cristina potesse incappare in eventuali reati fiscali con l’azienda Aizoon. (Agi)

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