Piano Schifani contro lo spopolamento: 18 milioni l’anno per il South working
Il governo regionale punta sulle tecnologie digitali per trattenere le eccellenze: contributi a fondo perduto per stabilizzare i siciliani

POLITICHE ATTIVE E LAVORO AGILE NELL’ISOLA
South working, l’Irfis apre i termini per il bonus da 30 mila euro
La Regione Siciliana finanzia le aziende che stabilizzano o assumono siciliani residenti nell’Isola per attività in smart working.
La Sicilia prova a invertire la rotta della migrazione giovanile puntando sulla tecnologia e sul lavoro da remoto. Il governo regionale ha dato il via libera operativo alla misura che premia il “South working”, mettendo a disposizione incentivi concreti per chi decide di restare o tornare a vivere nell’Isola pur lavorando per grandi aziende nazionali o internazionali.
L’Irfis ha pubblicato ufficialmente l’avviso che regola la concessione dei contributi. Le imprese che intendono accedere alle agevolazioni devono presentare le istanze a partire dalle ore 12 del 30 giugno attraverso la piattaforma https://incentivisicilia.irfis.it. La dotazione finanziaria complessiva ammonta a 18 milioni di euro all’anno fino al 2028, con una procedura che resterà aperta fino all’esaurimento dei fondi.
Il provvedimento si rivolge alle aziende con sede nell’Unione Europea o in stati extra Ue che, a partire dal 9 gennaio 2026, hanno assunto lavoratori siciliani a tempo indeterminato o hanno trasformato contratti precari in rapporti stabili. Il beneficio economico è rilevante: la Regione eroga un contributo di 30 mila euro per ciascun lavoratore, ripartito in cinque quote annuali da 6 mila euro.
Per ottenere il bonus, il dipendente deve mantenere la residenza in Sicilia e svolgere la prestazione in modalità prevalentemente agile per almeno 5 anni. I paletti della convenzione sono chiari: la presenza fisica nei locali aziendali fuori dall’Isola non può superare il 20% dei giorni lavorativi annui.
“Vogliamo sfruttare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie informatiche e digitali per fare in modo che tante giovani risorse siciliane, andate all’estero per inseguire la loro vocazione professionale, possano tornare e svolgere qui il loro lavoro, ma anche per evitare che altri vadano via per lo stesso motivo. Consentiamo loro di lavorare in Sicilia mantenendo il rapporto con la propria azienda con sede fuori dall’Isola o all’estero”
– il presidente della Regione Renato Schifani.
Secondo il governatore, questa iniziativa rappresenta uno strumento concreto per contrastare il depauperamento professionale del territorio.
“È una misura unica nel suo genere per contrastare la “fuga dei cervelli”, un uso lungimirante delle risorse a nostra disposizione perché punta a far restare qui le migliori energie professionali che possono contribuire alla crescita della nostra regione. La Sicilia, sfruttando le possibilità offerte dalle nuove tecnologie informatiche e della comunicazione, può invertire un destino di marginalità geografica ed economica e tornare centrale, diventando una piattaforma in grado di attrarre lavoratori grazie a tutto ciò che può offrire, anche in termini di qualità della vita”.
– il presidente della Regione Renato Schifani.
L’intera fase di gestione delle domande, dall’istruttoria tecnica fino al pagamento dei contributi, resta affidata all’Irfis-FinSicilia. L’istituto finanziario della Regione si occuperà inoltre di verificare la correttezza dei dati dichiarati dalle imprese e l’effettivo rispetto dei requisiti di residenza e prestazione lavorativa stabiliti dal bando.
Questa iniziativa apre una prospettiva diversa per il mercato del lavoro locale, trasformando la connettività digitale in un ponte per trattenere competenze preziose senza costringere i cittadini a traslochi forzati. La sfida ora passa nelle mani delle imprese e dei professionisti, che hanno l’occasione di consolidare il legame con la Sicilia attraverso un modello d’impiego moderno e sostenibile.



