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Sistema della Formazione in Sicilia: le considerazioni di Massimiliano Urso sul nuovo ddl

E’ chiaro che, se l’Assemblea regionale dovesse approvare il D.L. sul riordino della formazione professionale in Sicilia, o la Giunta regionale dovesse andare avanti da sola, la Legge Regionale 24/76 morirebbe e, con essa, le garanzie occupazionali di 7000 lavoratori siciliani.

La sensazione che si avverte è che questo D.L. non sia un’autentica proposta di legge ma, piuttosto, un atto di indirizzo politico. Per intendere ciò che il governo regionale vuole fare, occorre comprendere ciò che vuole distruggere. Sino ad oggi, la legge 24/76 prevede garanzie occupazionali, indirizzi tecnici per quanto riguarda la didattica, destinazione economica ben precisa su un capitolo del bilancio regionale e una commissione regionale per la formazione professionale dei lavoratori. Quest’ultima ha il compito di esprimere pareri e di avanzare proposte.

Di fatto da alcuni anni non esiste più, in quanto il piano formativo non grava sul bilancio regionale, gli indirizzi didattici li ritroviamo all’interno degli avvisi pubblici e la dotazione finanziaria corrisponde a quanto la comunità europea “gira” alla Regione Sicilia.

La Legge 24/76 è abrogata. La nuova proposta lascia in vita solamente parte di tre articoli: l’articolo 13 (requisiti del personale e trattamento economivo) commi 1, 2 , 3 , 4, 6, l’articolo 14 commi 2 e 5 (tenuta dell’albo) e l’articolo 20 (cooperazione uffici periferici del lavoro)
Scorrendo la nuova proposta viene in mente che il governo, non potendo assicurare coperture economiche proprie, si affida a quelle della Comunità Europea.

Infatti, il Catalogo regionale dell’Offerta Formativa (COF), il Catalogo formativo dell’Offerta Formativa in Apprendistato (COFAP), il libretto formativo, il sistema di certificazioni, la valutazione e il monitoraggio del sistema regionale dell’istruzione e della formazione professionale – sono tutte azioni già previste dal piano straordinario per il lavoro per la Sicilia. Basti vedere le definizioni delle singole azioni, all’interno del piano straordinario, per accorgersi di quanto siano identiche.

Il voucher rappresenta la vera novità, come definizione, ma nel D.L. rimanda la rendicontazione e l’effettivo utilizzo ai singoli avvisi pubblici. Verranno utilizzati per la Formazione superiore e per l’Alta formazione, per la Formazione permanente e per la Formazione continua subordinando, giustamente, l’erogazione del voucher all’effettiva frequenza del percorso formativo da parte dell’utente. Ad onor del vero, i voucher in Sicilia vennero utilizzati nell’anno 2008 attraverso il finanziamento di alcuni avvisi pubblici inerenti il catalogo dell’offerta formativa regionale per l’inserimento occupazionale, per la formazione continua e per le persone svantaggiate.

Contraddittorie, infine, sono le norme per l’accreditamento poiché se nel D.L. l’organismo formativo deve avere la formazione professionale come attività prevalente o esclusiva, nelle disposizioni dell’accreditamento la formazione professionale non deve essere attività prevalente o esclusiva per gli enti che richiedono l’accreditamento base. L’accreditamento è argomentato in due articoli del D.L., ma sono informazioni già disciplinate dalle disposizioni per l’accreditamento.

Andiamo alla novità assoluta.
La Regione sostituisce il P.R.O.F. con il P.R.I.F. ( Piano Regionale Integrato dell’Istruzione e della Formazione Professionale) sostentato da risorse regionali (quali??), nazionali e comunitarie in funzione dei fabbisogni formativi territoriali, magari accostandoli al progetto F.A.R.O. e facendoli attuare ai liberi consorzi comunali o alle città metropolitane previa consultazione del neo costituito Comitato Regionale Permanete per l’Istruzione e la Formazione (art.32). L’art. 36 comma 2, però, avverte che ai fini della redazione del Piano Regionale Integrato dell’Istruzione e della Formazione professionale – per l’annualità formativa 2015 – gli adempimenti rientranti nelle competenze dei liberi consorzi comunali e delle città metropolitane sono esercitate dalle Province regionali.

Il dubbio è se i dipendenti dei liberi consorzi comunali o delle città metropolitane siano abbastanza formati per svolgere le funzioni attribuite dall’articolo 5 del D.L., nella fattispecie alla lettera d), ma per questo, forse, il D.L. prevede di utilizzare le risorse così come descritto all’articolo 31 ( Formazione nella Pubblica Amministrazione)

Il problema vero, però, non è risolto… Infatti, se è vero che è stato riconosciuto il personale iscritto all’albo (suddiviso in due sezioni autonome e separate – una per la formazione iniziale e l’altra per quella continua e permanente); se è vero che, come è stato espressamente chiarito, gli impieghi dello stesso personale non sono da intendersi come nuove assunzioni, se è vero che l’albo è ad esaurimento, non vi sono chiarimenti ne delucidazioni in merito alla copertura finanziaria necessaria. Non si parla neppure di “color che son sospesi” ma solamente del personale attualmente in servizio (art.26 comma 5); questo sarà suddiviso per ambito provinciale e da esso dovranno attingere prioritariamente le istituzioni formative accreditate per l’espletamento delle attività formative.

Non può esistere nessuna riforma se prima non si risolve il problema del personale. Occorre sganciare il personale dal progetto. Il progetto, infatti, per sua natura subisce revisioni e rendicontazioni mentre le dovute spettanze mensili subiscono i relativi ritardi.

Massimiliano Urso

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Un Commento

  1. Volevo capire se in quei 7000 operatori della formazione professionale sono compresi i 1800 degli ex. Sportelli Multifunzionali?

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