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Silvia Di Chiara: nello spazio, passando “dalle Alpi alle Piramidi”

Sono sempre di più gli aspiranti ingegneri che scelgono per il loro percorso il Politecnico di Torino. Il numero degli iscritti provenienti da regioni italiane diverse dal Piemonte e dall’estero continua a essere superiore rispetto a quello dei residenti in Piemonte.

La palermitana Silvia Di Chiara, classe 2002, frequenta Ingegneria Aerospaziale. Già sin da piccola ha avuto le idee abbastanza chiare…“Da grande vorrò fare l’astronauta”. L’incredibile passione per il volo e per gli aerei costringeva i genitori, nei fine settimana, a condurla presso l’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo per assistere, aggrappata alla recinzione, ai decolli e agli atterraggi degli aerei. Oggi Silvia, studia presso la più prestigiosa realtà accademica italiana, il Politecnico di Torino che nei mesi scorsi ha firmato un accordo con Leonardo, l’azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, per la creazione di un polo tecnologico nazionale ed internazionale per l’industria aerospaziale.

La scelta di Torino è legata alla presenza dell’industria aerospaziale con aziende come Thales Alenia Space, Leonardo ed alla costruzione degli Eurofighter Typhoon, dei C-27J e degli F-35. Da quando Silvia ha memoria, il cielo, le stelle e lo spazio sono stati sempre nel suo pensiero. “Sicuramente questa passione è diventata sempre più presente – ci ha dichiarato Silvia – e dall’età di 13 anni, sono andata oltre il cielo, ed ho scoperto la mia vera passione: lo spazio”.

 

Cosa è che ti attrae di più dello spazio? E’ il fatto che sia un luogo misterioso, di cui ancora si sa ben poco, un luogo da scoprire. Ancora oggi, che sono più grande, trascorro molte delle mie serate a scrutare il cielo con il mio telescopio regalatomi dai miei genitori all’eta di 16 anni”. Da quel momento tutto è diventato più reale ed ho iniziato un percorso da autodidatta per imparare qualcosa in più riguardo l’universo ed i pianeti… Volare è la cosa che preferisco in assoluto”.

Hai avuto la possibilità di viaggiare in lungo e in largo per diversi continenti, qual è il viaggio che ti ha lasciato maggiori ricordi? “In assoluto il viaggio in Texas è stato il più entusiasmante in quanto sono andata a visitare il Johnson Space Center Huston, sede principale della NASA. Qui ho avuto la possibilità di capire meglio come funziona un luogo del genere, un luogo ognuno ha un compito ben preciso, necessario per la riuscita di missioni e ricerche. Inoltre, in questa sede hanno prodotto il famoso Saturn V, è stata veramente una grande emozione poterlo vedere dal vivo. Conosciuto anche come razzo lunare, fu utilizzato dalla NASA nei programmi Apollo; l’Apollo 11 fu la missione spaziale che portò i primi uomini sulla Luna”.

Cosa ti aspetti dal corso di laurea che hai scelto? Il corso in Ingegneria Aerospaziale è tostissimo… non vedo l’ora di poter imparare tutto ciò che mi sarà molto utile per svolgere il mio lavoro. Uno dei motivi per il quale ho scelto il Politecnico di Torino, invece di altre Università, è il fatto che al terzo anno ogni studente deve scegliere tra due tipi di orientamento: generalista, più teorico, dedicato alla gestione tecnica e manutenzione degli aeromobili oppure un percorso chiamato AESA part 66, più pratico”.

Questo percorso forma un ingegnere compiuto sul piano professionale, e gli insegnamenti sono di natura applicativa, sia di tipo tecnico (tecnologie e costruzioni aerospaziali, aerodinamica applicata, sistemi avionici e propulsione aeronautica) che di contesto (la legislazione aeronautica e i fattori umani). Con il Percorso EASA PART 66 si può infatti contare sul riconoscimento della formazione acquisita da parte dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ai fini di tale licenza: per ottenerla si richiede soltanto, dopo la Laurea, una documentata attività lavorativa pratica di sufficiente durata nel campo della manutenzione aeronautica (il solo Politecnico di Torino in Italia e pochissime altre università europee godono di questo riconoscimento).

Silvia qual’è il tuo sogno?Uno dei miei sogni più grandi è quello di lavorare per la NASA o per le grandi aziende aerospaziali come l’ESA oppure la SpaceX. In particolare mi piacerebbe essere un ingegnere di volo, in quanto il ruolo è molto importante e vario. Vengono preparati per svolgere ogni tipo di lavoro. Mi piacerebbe anche poter lavorare su razzi e navicelle aerospaziali, quindi in un certo senso il vero compito di un ingegnere aerospaziale, ovvero progettare e realizzare mezzi di trasporto aerospaziali”.

Quali sono i libri, le riviste ed i programmi di divulgazione scientifica, che ritieni abbiano alimentato la tua curiosità, la tua passione?Luca Parmitano è stato il mio primo idolo in assoluto con il suo libro Volare, ma dopo di lui ho iniziato a leggere i libri di Robert Zubrin, The Case for Mars; i testi di Stephen Hawking, Dai Bing Bang ai buchi neri, La teoria del tutto, L’Universo in un guscio, Missione all’origine dell’Universo, La natura dello spazio e del tempo, solo per citarne alcuni. Credo che sia stato proprio grazie ai libri di quest’ultimo che la mia passione per il cosmo è letteralmente “esplosa”.

Silvia, dopo Samantha Cristoforetti potresti essere tu la seconda donna italiana sullo spazio?Lo spero e ci credo tanto ma nella vita tutto muta rapidamente e sono convinta che resterà la mia grande passione”.

Fabio Gigante

 

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