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No italiano agli Usa su Sigonella: Roma ferma gli aerei americani diretti in Medio Oriente

Crosetto blocca un'operazione aerea non autorizzata. Il piano di volo era stato comunicato a velivoli già in cielo, senza rispettare il trattato bilaterale con l'Italia

MEDIO ORIENTE E SICUREZZA NAZIONALE

L’Italia dice no agli Stati Uniti: negato l’uso della base di Sigonella per operazioni in Medio Oriente

La notizia emerge dal Corriere della Sera e riaccende il dibattito sul rapporto tra Roma e Washington

Qualche giorno fa, l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella per un’operazione aerea diretta verso il Medio Oriente. A rivelare il retroscena è il Corriere della Sera, con una notizia confermata da fonti informate. Al centro della vicenda c’è una procedura saltata: gli americani non hanno chiesto alcuna autorizzazione prima di mettere in moto i propri asset aerei, e la comunicazione è arrivata quando i velivoli erano già in volo.

Voli non autorizzati e un trattato non rispettato

Le verifiche condotte dai vertici militari italiani hanno chiarito che non si trattava di voli normali o logistici, categoria che rientra automaticamente negli accordi bilaterali tra i due Paesi. Il piano di volo prevedeva un atterraggio a Sigonella come scalo intermedio prima della partenza verso il Medio Oriente, ma senza che nessuno avesse consultato il ministero della Difesa italiano.

È stato il ministro Guido Crosetto a emettere il diniego, non appena appresa la natura dell’operazione. Una decisione che ribadisce con forza il principio di sovranità sulle basi militari presenti sul territorio nazionale: anche quelle con presenza americana richiedono il via libera di Roma per operazioni che esulano dagli accordi vigenti.

Libano, Italia e Francia unite sulla missione Unifil

Sullo sfondo della vicenda diplomatica, Crosetto ha tenuto ieri pomeriggio un colloquio telefonico con la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin. Al centro della conversazione, la crisi in Libano e le crescenti minacce al personale della missione Unifil.

“Forte e profonda preoccupazione per il deterioramento del quadro di sicurezza nell’area, con particolare riferimento ai recenti attacchi che hanno colpito il personale di Unifil, causando la morte di tre peacekeeper e il ferimento di altri.”

In una nota congiunta, i due ministri hanno definito inaccettabili gli attacchi contro i caschi blu e hanno ribadito come la stabilità del Libano rappresenti un pilastro fondamentale per l’equilibrio dell’intero Mediterraneo. Italia e Francia hanno confermato che continueranno a operare in stretto coordinamento per garantire la sicurezza del personale internazionale e il sostegno alle autorità libanesi.

Calenda: “Giusto non cedere le basi”

La notizia su Sigonella ha acceso immediatamente il dibattito politico. Carlo Calenda, intervistato da SkyTG24, ha approvato senza riserve la scelta del governo.

“Non c’è ragione di un approccio sottomesso nei confronti degli Usa ed è giusto e corretto che le basi non vengano date. Meloni ha pagato la vicinanza assurda a Trump. Ricordo che Trump ci ha dato dei codardi e non si può più accettare di essere calpestati come siamo calpestati.”

Calenda ha poi espresso la speranza che il risultato referendario «imprima una svolta al governo» nella direzione di una Europa sempre più forte e autonoma nelle scelte di politica estera e di difesa.

Il caso Sigonella non è solo una questione procedurale. Segna un punto di attrito tra due alleati storici in un momento in cui il Mediterraneo torna a essere teatro di tensioni crescenti. La scelta di Crosetto di bloccare i voli americani riapre una riflessione che va ben oltre la base siciliana: fino a dove arriva la sovranità italiana sulle proprie installazioni militari, e a quali condizioni Roma è disposta a mettere il proprio territorio al servizio di operazioni altrui?

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