Crimini, espulsioni mancate e ipocrisia politica: il conto dell’accoglienza indiscriminata
Sicurezza urbana, CPR e rimpatri: il dibattito riaperto dopo la puntata del 12 gennaio 2026 su Rete 4

Sicurezza negata, umanità selettiva: quando l’ideologia difende i carnefici e abbandona le vittime
Dalla puntata del 12 gennaio 2026 di Dritto e Rovescio il conto salato dell’accoglienza indiscriminata
La puntata del 12 gennaio 2026 di Dritto e Rovescio, il programma di approfondimento politico condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4, ha rimesso al centro del dibattito nazionale una questione che per anni è stata rimossa, minimizzata o ideologicamente sterilizzata: la sicurezza nelle città italiane e il legame sempre più evidente con il fallimento del modello di accoglienza indiscriminata.
Non slogan, non suggestioni, ma fatti documentati, casi concreti, precedenti penali, ordini di espulsione mai eseguiti. Un elenco che cresce di settimana in settimana e che racconta una realtà ormai difficile da negare.
Espulsioni ignorate, violenza reiterata
Durante la trasmissione sono stati ricordati episodi precisi: aggressioni alla stazione Termini di Roma, omicidi, violenze sessuali, rapine. In molti casi gli autori erano già noti alle forze dell’ordine, destinatari di provvedimenti di espulsione o con precedenti gravi.
Il dato che emerge è inquietante: lo Stato intercetta il problema, ma non lo risolve. I fermati tornano in libertà, le espulsioni restano sulla carta, le vittime aumentano.
“Rimpatriare con umanità”: una frase che divide
Nel corso del dibattito, l’onorevole Scuderi ha ribadito la contrarietà della sinistra ai CPR, sostenendo che i rimpatri vadano effettuati “con umanità”. Una posizione che, posta accanto ai fatti raccontati, solleva una questione politica non eludibile.
Che cosa significa umanità quando si parla di soggetti che hanno ucciso, violentato, aggredito? E soprattutto: dove finisce l’umanità verso le vittime, verso i cittadini onesti, verso chi vive ogni giorno il degrado delle periferie e delle stazioni?
Quando la violenza non ha più un movente
Uno degli elementi più allarmanti emersi riguarda la natura di molte aggressioni: violenza fine a sé stessa. Non rapine organizzate, non furti per necessità, ma attacchi improvvisi, gratuiti, spesso di gruppo.
Una dinamica che alimenta la percezione – sempre più diffusa – di un odio verso l’Occidente, verso gli italiani, verso le regole. Un clima che non nasce dal nulla, ma cresce dove per anni si è predicata l’assenza di confini come valore e ogni richiesta di controllo come sospetto razzismo.
La memoria corta della sinistra
C’è un passaggio che molti italiani ricordano bene e che oggi torna come un boomerang politico: gli esponenti della sinistra che salivano sui barconi o sulle navi delle ONG, gridando al razzismo contro chi chiedeva verifiche, identificazioni, limiti.
L’accoglienza veniva presentata come un atto morale assoluto. Nessuna riflessione seria su dove sarebbero finite quelle migliaia di persone, su chi se ne sarebbe occupato, su come evitare che una parte di esse scivolasse nella marginalità e nella criminalità.
Oggi molti di quei giovani – minorenni allora, poco più che maggiorenni adesso – sono finiti ai margini, spesso in strada, spesso nello spaccio e nella microcriminalità. E chi li ha portati qui, chi li ha usati come bandiera ideologica, sembra essersene dimenticato.
Il nodo irrisolto del garantismo ideologico
La puntata ha riportato al centro anche il tema del rapporto tra sicurezza e giustizia. Le forze dell’ordine fermano, identificano, arrestano. Ma troppo spesso il sistema si inceppa nella fase successiva.
Certificazioni mediche, incompatibilità con il trattenimento, provvedimenti annullati: un garantismo che, quando diventa automatico e ideologico, smette di essere tutela dei diritti e diventa rischio collettivo.
Non è un’accusa generalizzata alla magistratura. È una constatazione politica: quando il rigore scompare, lo Stato perde autorevolezza.
Una domanda che inizia a circolare
Da tempo, anche tra analisti ed esperti di immigrazione, circola una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe stata liquidata come complottismo: è davvero tutto casuale quello che sta accadendo?
Esistono reti ideologiche, interessi economici, circuiti di finanziamento che hanno alimentato e continuano ad alimentare un modello di accoglienza senza controllo? È possibile che una parte di questo sistema sia stata sostenuta politicamente e culturalmente da ambienti ostili all’Occidente e ai suoi equilibri sociali?
Domande legittime, non accuse. Il tempo dirà se queste ipotesi troveranno conferme o resteranno tali. Ma continuare a ignorarle significa rinunciare a capire la profondità del fenomeno.
Sicurezza come diritto primario
La sicurezza non è una bandiera ideologica. È un diritto fondamentale. Negarlo, minimizzarlo o subordinarlo a un’idea astratta di umanità significa tradire il patto sociale.
La puntata del 12 gennaio 2026 ha avuto il merito di riportare il tema sul tavolo. Ora la politica non potrà più dire di non sapere.



