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Sicilia, sì al ddl pagamenti. “Non è un salva imprese ma un affossa Sicilia”

Arriva finalmente il primo il primo sì della commissione Bilancio dell’Ars al ddl pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese, meglio noto come “salva imprese”.

Il via libera della commissione presieduta da Nino Dina, dovrebbe essere la penultima “stazione” della tormentata via crucis di un disegno di legge caratterizzato da una lunga sequela di rinvii e che ha visto spaccato per diverse settimane il Parlamento siciliano. Il ‘salva imprese’, che è stato incardinato ieri mattina all’Ars dopo l’intesa stretta in commissione Bilancio, consentira’ alla Regione di pagare i propri debiti ai fornitori grazie all’accensione di un mutuo trentennale da un miliardo di euro, con un tasso d’interesse non più del 4,4%, come previsto inizialmente dal governo Crocetta, ma del 2,7% che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe consentire un risparmio annuo a favore delle casse siciliane di 12 milioni di euro.

Il ddl contiene inoltre una norma per la riduzione dell’addizionale Irap e Irpef a partire dal 2015, in rapporto alle economie che risulteranno annualmente dal piano di rientro del debito regionale sulla Sanita’. L’intesa si è tradotta in un emendamento e ci sarà tempo fino a martedì prossimo, a mezzogiorno, per presentare i subemendamenti. Il giorno dopo, i deputati torneranno a riunirsi a Sala d’Ercole, con l’obiettivo di chiudere entro giovedì. Per Ncd, pero’, il tasso del mutuo non dovra’ superare il 2,5% cosi’ come stabilisce la legge nazionale e sono state chieste, inoltre, garanzie per una contestuale diminuzione delle imposte dal 2015 insieme ad una riduzione programmata della spesa pubblica.

“Per noi non è un ‘salva imprese’ ma un ‘affossa Sicilia’ – tuona il grillino Giorgio Ciaccio, componente della seconda commissione Bilancio e programmazione a Palazzo dei Normanni- perché di fatto ipoteca il futuro di tutti i siciliani senza rilanciare lo sviluppo della regione. Il governo con la scusa di immettere liquidità pensa di risolvere i problemi strutturali di questa regione, mentre il procedimento di sviluppo avviene esattamente al contrario. Prima s’inseriscano le riforme strutturali, quali ad esempio la sospensione delle cartelle esattoriali che vessano professionisti e pmi, e dopo si provveda ad immettere liquidità nel sistema. Abbiamo già presentato un emendamento correttivo al ddl 500 pagamenti debiti della Pa, affinché si sospendano per il 2014 tutte le cartelle per le imprese titolari di crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili nei confronti dell’amministrazione regionale. Noi del M5S puntiamo molto su questo, come anche sulla richiesta delle somme che la Regione siciliana vanta dallo Stato sulle accise degli idrocarburi. Somme che si dovrebbero aggirare intorno ai 2 miliardi di euro”.

Marina Pupella

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